Home Economia Agroalimentare Ottimizzare i processi nel food retail: cinque punti da cui partire

Ottimizzare i processi nel food retail: cinque punti da cui partire

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Se c’è un insegnamento che dovrebbe essere venuto alle aziende del settore agroalimentare dalla pandemia prima e più tardi dalla guerra in Ucraina, quando l’approvvigionamento di alcune materie prime diventò improvvisamente difficoltoso o molto dispendioso creando blocchi e colli di bottiglia sull’intera filiera, è che sono parte di una supply chain piuttosto volatile e, cioè, vulnerabile a numerosi fattori esterni. Ottimizzare i processi nel food retail è, così, più importante e prioritario di quanto non lo sia in altri settori: ecco qualche consiglio utile per riuscirvi.

Come ottimizzare i processi nel food retail

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Partire dagli asset di cui già si dispone e provare a ottimizzarli è strategico per tutte le realtà, non solo quelle del food, che vogliano rendere più efficienti i propri processi aziendali. Le risorse materiali e immateriali su cui un’azienda può fare affidamento per aumentare produttività e competitività sono numerose: per un’impresa agricola che si occupi sia di produzione e sia di distribuzione, per esempio, rendere più fluidi i flussi e le routine di lavoro può voler dire tanto sfruttare il know how dei propri addetti alla raccolta per far in modo che la stessa avvenga nel momento migliore e di maggiore resa delle piantagioni, quanto sostituire le vecchie etichettatrici con una stampante e un applicatore etichette automatico più moderni e veloci.

L’automazione è, come anche in altri campi, tra i principali protagonisti nell’ottimizzazione dei processi nel food retail. C’entra senza dubbio la particolare natura di molti di questi processi: basti pensare a come prodotti freschi e surgelati richiedano una perfetta gestione delle scorte e dei magazzini più facilmente realizzabile, appunto, grazie a soluzioni automatizzate. Nella maggior parte dei casi si tratta, tra l’altro, di soluzioni capaci di ridurre il numero di intermediari coinvolti in quella catena che porta il prodotto agrifood dal produttore direttamente sulle tavole o nelle dispense dei consumatori: una supply chain semplificata e più snella è una filiera che va meno facilmente incontro a ritardi e imprevisti che rischiano di rendere insoddisfatto il consumatore.

Anche dalle novità che continuano a rincorrersi nel campo della food technology viene un ottimo ausilio per le aziende del settore che vogliano ottimizzare i propri processi, non solo interni ma che riguardino più da vicino l’acquirente finale. Per le aziende agroalimentari agire sulle cosiddette customer operations è più rilevante di quanto lo sia per aziende di altra natura, dal momento che sapere come viene ottenuta in laboratorio la fake meat per esempio può aumentare la propensione del consumatore finale a preferirla alle alternative più tradizionali anche a fronte di un prezzo più alto.

Più in generale studiare il proprio consumatore “tipo” e le sue abitudini d’acquisto può aiutare a ottimizzare i processi nel food retail, a fronte soprattutto di evidenze che confermano come oggi sia decisamente cambiato rispetto al passato il modo di fare la spesa. La pandemia è coincisa con un boom dell’e-grocery e, cioè, con un numero sempre maggiore di consumatori che hanno cominciato a fare la spesa online, eventualmente optando per soluzioni alternative alla classica consegna a casa come il click-and-collect o il ritiro in un punto di ritiro. Avere a disposizione dati come questi – per farlo basta sfruttare anche delle semplici carte fedeltà – e saperli analizzare rende il food retail non solo più data driven, ma anche capace di adattarsi in tempo reale alle esigenze di chi compra.

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