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CAPECE (SAPPE): ARRESTO MATTEO MESSINA DENARO, MANDANTE OMICIDIO AGENTE GIUSEPPE MONTALTO DELL’UCCIARDONE, GRANDE SUCCESSO PER ISTITUZIONI REPUBBLICANE.

Donato Capece segretario generale SAPPE 5
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POLIZIA PENITENZIARIA PRONTA ALLA SUA CUSTODIA

“L’arresto del capo mafia Matteo Messina Denaro è un grande risultato per le istituzioni repubblicane quotidianamente impegnate nella lotta alla mafia ed alle criminalità organizzate e premia la sinergia tra Forze dell’ordine e magistratura, mai domi nella ricerca e nella cattura dei responsabili dei peggiori crimini commessi nella storia repubblicana. Non dimentichiamo che Denaro è stato riconosciuto, tra gli altri, mandante (insieme a Vincenzo Virga, Nicolò Di Trapani e l’esecutore materiale, Vito Mazzara) dell’omicidio del poliziotto penitenziario del carcere Ucciardone di Palermo, Giuseppe Montalto, che fu ucciso in località Palma, a Trapani, il 23 dicembre 1995. Montalto fu ucciso, questo rivelarono i pentiti, per la sua inflessibilità nel servizio, proprio nella Sezione dei 41bis, dove intercettò un “pizzino”, poi consegnato alle Autorità.  Il Corpo di Polizia Penitenziaria, per il tramite delle donne e degli uomini del Gruppo Operativo Mobile, è pronto a prendere in custodia, con la fermezza e l’umanità che sono nello spirito della nostra Costituzione, Matteo Messina Denaro”.

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Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“La Polizia Penitenziaria è espressione di una specializzazione nel panorama del Comparto Sicurezza e del sistema giustizia del Paese. Il Gruppo Operativo Mobile si occupa, fin dalla sua istituzione nel 1997, della custodia e della detenzione di centinaia e centinaia di boss mafiosi ad altissima sicurezza, 41 bis ed altro. Siamo pronti, come sempre, operando con silenzio ma come sempre nella fermezza e nell’umanità delle leggi, nel ricordo indelebile di tutti i caduti di mafia e del nostro collega Giuseppe Montalto, Medaglia d’oro al merito civile, preposto al servizio di sorveglianza di esponenti del clan mafioso denominato “”Cosa Nostra”, nonché di criminali sottoposti al regime carcerario 41 bis, fatto uccidere proprio da Matteo Messina Denato perché assolveva il proprio compito con fermezza, abnegazione e alto senso del dovere”.

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