Categoria: Società

  • Tragedia su TikTok: Il Caso del Tiktoker Bullizzato

    Tragedia su TikTok: Il Caso del Tiktoker Bullizzato

    Un giovane Tiktoker di appena 23 anni, noto con lo pseudonimo di Inquisitor Ghost, ha scosso l’Italia dopo un gesto disperato: il suicidio in diretta su TikTok, un atto estremo compiuto per sfuggire al costante cyberbullismo che lo tormentava. Con quasi 300mila follower, Inquisitor Ghost era un artista sensibile, apprezzato per il suo contenuto creativo, ma purtroppo diventato bersaglio di ingiurie e calunnie, una situazione che aveva causato profondo dolore e angoscia.

    La madre del giovane influencer ha rivelato che alcuni utenti avevano diffamato il figlio, inventando storie aggressive e offensive su di lui. Questo sfogo di odio virtuale ha avuto conseguenze devastanti, portando il giovane alla tragica decisione di mettere fine alla sua vita in diretta sui social media.

    La notizia ha generato un’ondata di sgomento e rabbia in tutta Italia, portando l’attenzione sulla questione sempre più urgente del bullismo online, una piaga che colpisce non solo adulti ma anche giovani e persino bambini. La morte di Inquisitor Ghost solleva questioni importanti riguardo al rapporto dei ragazzi con il web, soprattutto su piattaforme come TikTok, che catturano l’attenzione di un vasto pubblico giovanile.

    Elisabetta Scala, Vicepresidente del MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e Responsabile dell’Osservatorio Media, ha commentato questo tragico episodio. Ha sottolineato come il bullismo online sia sempre più diffuso sia in rete che nella vita reale, e ha evidenziato la crescente dipendenza dei giovani dai social media. La Vicepresidente del MOIGE ha anche evidenziato come TikTok, in particolare, mostri contenuti in base a un algoritmo che potrebbe non essere adeguato ai giovani utenti. La piattaforma è stata accusata di “istigazione al suicidio” in un caso precedente in cui una quindicenne si è tolta la vita dopo aver visualizzato contenuti inappropriati nel suo feed.

    Di fronte a queste tragedie, emerge l’urgente necessità di regolamentare meglio le piattaforme social, ma anche di instaurare un dialogo più aperto e consapevole con i giovani. È essenziale che i genitori e i tutori aiutino i ragazzi a comprendere che non sono soli e che possono denunciare episodi di bullismo e cattivo comportamento online. È importante anche fornire loro strumenti per un uso responsabile e consapevole della rete.

    In conclusione, la tragica morte di Inquisitor Ghost rappresenta un drammatico richiamo all’azione, affinché la società e le piattaforme social si assumano la responsabilità di garantire un ambiente sicuro per tutti gli utenti, specialmente per i giovani. Il dialogo aperto tra genitori, educatori e ragazzi è fondamentale per affrontare il problema del bullismo online e per aiutare i giovani a navigare in modo responsabile nel mondo digitale.

    Purtroppo, ci troviamo di fronte ad un nuovo caso di suicidio di minore legato alla piattaforma TikTok. Un ragazzo fragile, che si è trovato esposto all’odio di bulli nascosti dietro una tastiera. – Commenta Elisabetta Scala, Vicepresidente del MOIGE – Movimento Italiano Genitori, e Responsabile dell’Osservatorio Media – Questo episodio, nella sua tragedia, ci mette davanti a due grandi problemi: il bullismo, sempre più diffuso in rete e nella vita reale, e il rapporto dei ragazzi con il web. I ragazzi, anche i bambini purtroppo, passano online un crescente numero di ore, il loro mondo diventa sempre più virtuale, arrivando a sviluppare una dipendenza simile a quella data dalle sostanze stupefacenti. Nel caso specifico di TikTok, è l’algoritmo a proporre i contenuti agli utenti. Sappiamo che ci sono creator molto bravi, e li abbiamo anche premiati nella nostra guida ai media, ma ci sono ancora troppi contenuti non adatti agli utenti più giovani. Proprio in questi giorni una coppia di genitori di Cassis ha accusato la piattaforma di ‘istigazione al suicidio’, per aver portato la loro figlia quindicenne a togliersi la vita a causa dei video proposti nel suo feed. Se da un lato è assolutamente necessario e urgente regolamentare meglio questo social, dall’altro c’è bisogno di maggior dialogo con i nostri figli, per far capire loro che non sono soli e siamo qui per aiutarli, invitandoli a denunciare ogni episodio di bullismo e fornire loro tutti gli strumenti per un uso più consapevole della rete”.

  • Guida essenziale al servoscale: cos’è, come funziona, quando sceglierlo

    Guida essenziale al servoscale: cos’è, come funziona, quando sceglierlo

    Che cos’è e a cosa serve un servoscala? In che cosa è diverso da un semplice montascale e in che circostanze è più indicato? E, ancora, come sceglierlo e a che caratteristiche fare attenzione? Dubbi come questi sono più che leciti se per la prima volta ci si trova alla ricerca di soluzioni alternative alle scale per persone anziane, con disabilità o con mobilità ridotta.

    Partendo dalle basi il servoscale è una pedana mobile che può essere utilizzata per trasportare anziani, persone con gravi difficoltà deambulatorie o disabili in carrozzina da un piano all’altro o comunque laddove esistano dei dislivelli.

    Le principali differenze anche con i montascale a pedana sono:

    • le dimensioni maggiori del servoscala che può essere utilizzato, proprio per questo, per trasportare non solo l’anziano o il disabile e gli strumenti che lo aiutano nei movimenti (carrozzina, girello, eccetera) ma anche un suo eventuale accompagnatore.
    • e la pedana richiudibile quando il macchinario non è in azione per risparmiare spazio.

    Come il montascale, il servoscala può essere montato sia all’esterno, sia all’interno. Per le dimensioni notevoli, perché ha una velocità in genere ridotta (di circa 10 centimetri al secondo) e perché i macchinari che si trovano comunemente in commercio sono adatti a uno o due piani al massimo, però, i servoscale sono in genere utilizzati all’esterno, dove ci sono ingressi sollevati dal piano terra di pochi gradini e per altre situazioni simili. Nulla vieta, comunque, di farsi realizzare da una ditta specializzata un preventivo per servoscale personalizzato per le proprie esigenze.


    Dai materiali alle dimensioni, com’è fatto il servoscale perfetto

    Al di là delle inevitabili differenze tra le singole soluzioni, ci sono alcuni aspetti a cui prestare attenzione per assicurarsi la massima funzionalità del proprio servoscale. Il design robusto e i materiali di buona qualità, per esempio, garantiscono la resa nel tempo del servoscale: soprattutto all’esterno, dove è continuamente esposto alle intemperie, meglio optare per l’acciaio che risulta più resistente e ricordarsi di procedere regolarmente con la dovuta manutenzione. Come i montascale, anche i servoscale curvi sono da preferire quando ci sono più piani e la conformazione delle scale non è regolare e i corrimano non camminano dritti. I servoscale con batteria o con alimentazione mista (a corrente più batteria) possono risultare più sicuri perché garantiscono di arrivare fino a fine corsa anche nel caso in cui per qualche ragione salti la corrente elettrica. Più in generale dotazioni di sicurezza come un freno o un sistema di blocco, delle imbracature o delle cinture che permettono di mantenere nella giusta posizione il disabile o l’anziano in carrozzina sono indice di buona fattura del sistema. Tutti i modelli più recenti hanno comandi a pulsantiera collocati sulla pedana che rendono più facile avviaree fermare al bisogno il servoscale; in qualche circostanza possono risultare più comodi però i controlli tramite telecomando o altri dispositivi palmari. Una certa attenzione andrebbe posta, infine, alla portata massima del servoscale: si trovano ormai facilmente in commercio anche soluzioni che permettono di trasportare fino a oltre trecento chili, ma è un peso che deve ricomprendere quello corporeo di anziano o disabile, accompagnatore e quello di carrozzina e/o altra attrezzatura.

  • Il Codice rosso è legge. Avv. Ruggiero: “Un passo avanti importante, ma il problema va affrontato alla radice”

    Il Codice rosso è legge. Avv. Ruggiero: “Un passo avanti importante, ma il problema va affrontato alla radice”

    Per l’avvocato esperto in diritto di famiglia servono più personale per velocizzare l’iter e maggiori tutele per le vittime.

    La Camera ha approvato la cosiddetta legge Codice rosso contro la violenza sulle donne, che introduce nuovi reati, pene più severe e maggiori tutele per le vittime, alle quali è riservata una “corsia privilegiata” nella gestione degli allarmi.

    Con l’entrata in vigore del Codice rosso si introduce anche un’ulteriore ipotesi di avocazione delle indagini preliminari da parte del Procuratore Generale presso la Corte d’ appello, se il Pubblico Ministero non ha la possibilità di sentire la vittima entro 3 giorni dalla denuncia.

    Per l’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia, da sempre al fianco delle donne vittime di violenza, è un passo avanti importante, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

    La cosa positiva è che, finalmente, si sta prestando sempre maggiore attenzione alla tutela delle donne offese nell’ambito di questi reati che, purtroppo, non si riesce ad arginare. – Commenta l’Avvocato Ruggiero – Con il Codice rosso si introduce un controllo superiore e si velocizzano le indagini. Auspico che queste novità abbiano un impatto positivo e decisivo, affinché chi denuncia possa sentirsi al sicuro sin dal primo momento in cui si rivolge alle Forze dell’ordine”.

    Sebbene, dunque, il Codice rosso rappresenti una novità importante per tutte le donne vittime di violenza e, ci si augura, uno strumento utile alla prevenzione dei femminicidi, c’è ancora molto da fare.

    Se vogliamo sperare di ridurre davvero questo tipo di reati, il problema deve affrontarsi alla radice. – Aggiunge l’Avvocato Ruggiero – I tempi dilatati della giustizia, la carenza di personale operante all’interno dei tribunali, e l’assenza di garanzie per le persone offese. Il riscontro alle denunce deve essere immediato e incisivo. Solo in questo modo possiamo davvero ridurre episodi di questo tipo, e cercare di prevenire ulteriori femminicidi”.

  • Bullismo, Udicon: “Finalmente un provvedimento concreto per prevenire e contrastare atti violenti”


    Roma, 07/09/2023 – “Esprimiamo una profonda soddisfazione per l’approvazione unanime del disegno di legge sulla prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo da parte della Camera dei Deputati. Questa legge rappresenta un passo importante nella giusta direzione ed evidenzia il nostro impegno collettivo nel proteggere i giovani dalle conseguenze deleterie del bullismo”. Lo afferma in una nota il presidente nazionale di Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori), Martina Donini.

    “Questa legislazione non si limita solo a sanzionare gli atti violenti di bullismo, ma si concentra soprattutto sulla prevenzione e sull’educazione. È confortante vedere che il disegno di legge prevede percorsi di volontariato, attività artistiche e sportive, fornendo ai giovani opportunità per sviluppare le proprie abilità sociali ed empatiche. Il bullismo è un’emergenza reale che colpisce un numero significativo di giovani. Spesso i grandi sottovalutano questi problemi, intervengono troppo tardi e ignorano il dolore e la sofferenza inflitta ai ragazzi. Un fenomeno in crescita all’interno delle nostre comunità che richiedeva una risposta decisa”, continua Donini.

    “Udicon si impegna costantemente nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica, delle scuole e delle famiglie su questa delicata questione. Abbiamo attivato da due anni in varie sedi dislocate sul territorio nazionale, degli sportelli gratuiti antibullismo grazie al sostegno di psicologi che danno assistenza a tutti quei giovani che subiscono questo fenomeno e non hanno mai avuto il coraggio di parlarne. Organizziamo workshop, seminari e iniziative educative volte a promuovere la consapevolezza sul bullismo e a fornire strumenti pratici per prevenirlo e affrontarlo. Con l’approvazione si è compiuto un passo nella giusta direzione. Ora disponiamo degli strumenti necessari per affrontare questa sfida. Tuttavia, per ottenere risultati concreti, dobbiamo anche promuovere un cambiamento culturale e sociale più ampio. Solo così questa legge potrà veramente contribuire a rendere le nostre comunità più sicure e rispettose, offrendo ai giovani un ambiente in cui possano crescere in modo sano e sereno”, conclude.

  • Casinò ADM e non ADM: quali sono le differenze?

    Casinò ADM e non ADM: quali sono le differenze?

    La regolamentazione del gioco d’azzardo in Italia è una realtà. Lo Stato infatti gestisce il gambling sul territorio fisico e digitale italiano tramite l’ADM, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il suo operato fa dunque da spartiacque tra quei portali, casinò e bookmaker, che si muovono nell’alveo della legalità, e siti poco affidabili, purtroppo ancora operativi.

    La licenza ADM

    La distinzione più netta all’interno del mondo del gambling italiano è costituita dal possesso della licenza ADM. L’agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli è subentrata all’ormai ex AAMS nella definizione dei casino online autorizzati, che rappresentano gli unici capaci di garantire un’esperienza di gioco responsabile e sicura ai giocatori. Il possesso della licenza, che ogni giocatore può verificare cercando sulla home page del casinò il logo ADM, ha delle profonde ricadute sia sull’esperienza di gioco degli utenti, sia sullo Stato e sul portale di gioco stesso.

    L’imposizione fiscale

    I casinò ADM, a differenza di quelli illegali, sono in regola con le tasse statali. Infatti, agendo come sostituti d’imposta, questi portali versano parte dei jackpot dovuti ai giocatori alle casse statali. Inoltre, sono soggetti a regolare tassazione anche gli introiti del sito per ogni singolo intrattenimento.

    Sicurezza nella gestione dei dati

    La gestione da parte di ADM del meccanismo di licenza implica anche una maggiore tutela dei giocatori. Questi hanno la certezza di operare su un portale legale, che rispetta il fisco e la legge. Questo significa che possono aprire un conto di gioco senza temere che il sito venga chiuso da ADM, come è recentemente successo ad alcuni portali di gioco inibiti proprio perché violavano le disposizioni statali. Inoltre, gli utenti hanno anche consapevolezza dei sistemi di crittografia usati per proteggere i loro dati e le loro transazioni, che non saranno manomesse da terze parti.

    Gioco leale e responsabile

    Infine, un’altra profonda distinzione è legata al fatto che i siti ADM promuovono esperienze di gioco pulite e responsabili. Gli algoritmi di gioco non sono truccati a favore del casinò, le istruzioni e le meccaniche di slot e altri giochi sono esposte con chiarezza e trasparenza, e le principali norme sul gioco responsabile sono rispettate. Questo significa che può essere attivata l’opzione di autoesclusione dal gioco nel caso si tema per il proprio benessere, che non ci sono pubblicità aggressive e invasive sui portali ADM e che è vietata la registrazione a utenti minorenni.

    In conclusione, l’operato di ADM, ex AAMS, è insostituibile per la gestione del gambling online italiano. La sicurezza per i giocatori, a livello di transazioni e di benessere psicologico, passa anche per la stringente selezione, da parte dell’Agenzia, di pochi portali cui concedere la licenza per operare nel territorio italiano.

  • Incidente Roma. MOIGE chiede l’immediata chiusura dei canali dei TheBorderline da tutti i social

    Incidente Roma. MOIGE chiede l’immediata chiusura dei canali dei TheBorderline da tutti i social

    Comportamenti irresponsabili che mettono a rischio la vita della comunità e che vengono emulati. Affinita: “Chiudere canali pericolosi e dare visibilità a chi condivide contenuti di valore”

    Chiudere immediatamente i canali di TheBorderline da tutti i social, e non limitarsi a renderli privati. Questa la posizione del MOIGE – Movimento Italiano Genitori, che ha già presentato formale richiesta, dopo il tragico incidente provocato da un gruppo di youtuber intenti a filmarsi mentre guidavano a bordo di un’auto di alta cilindrata per 50 ore consecutive.

    L’incidente ha provocato la morte di un bambino di 5 anni, mentre la mamma di 29 anni e la sorellina di che erano in macchina con lui sono state portate al pronto soccorso in codice rosso.

    In pochi minuti sono state distrutte le vite di molte famiglie, quella coinvolta nell’incidente, che piange una perdita gravissima ed un dolore inimmaginabile, ma anche quelle dei ragazzi a bordo dell’auto, che pensavano di fare una bravata, un video divertente, che avrebbe portato molti follower ai loro canali. – Commenta Antonio Affinita, Direttore Generale del MOIGE – Sicuramente c’è bisogno di una maggiore e migliore educazione civica e stradale, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, ma c’è un altro elemento che non possiamo ignorare. Ancora una volta, dai social parte una challange mortale, una sfida a fare cose pericolose e che costano vite umane. I canali dei TheBorderline vanno chiusi immediatamente, non basta limitarsi a renderli privati come avvenuto su Instagram. Per questo, noi come MOIGE abbiamo già avanzato una richiesta formale. Si tratta di contenuti pericolosi, che spingono altri giovani all’emulazione. I social media, la TV, come ogni altro mezzo di comunicazione in generale possono essere veicolo di valori, informazione, intrattenimento e conoscenza, ma anche una rischiosa cassa di risonanza per contenuti di questo tipo, che condizionano in modo profondamente negativo i nostri ragazzi, in un’età in cui si è facilmente influenzabili, e in cui si crede che per essere accettato socialmente bisogna essere come gli influencer. Per questo, con il nostro Osservatorio Media ogni anno redigiamo ‘Un anno di zapping e di streaming’, una guida ai contenuti mediatici. Non un modo per demonizzare i social o altri mezzi di comunicazione, ma per premiare chi veicola  valori etici e sani principi. Ogni anno, infatti, premiamo molti youtuber o canali Instagram”.

  • MiX Festival – MiXUP4PRIDE: anteprima Love Club serie Prime Video + “A Ghost Story” di e con Chiara Bersani_dal 16 al 18 giugno, Teatro Studio Melato

    MiX Festival – MiXUP4PRIDE: anteprima Love Club serie Prime Video + “A Ghost Story” di e con Chiara Bersani_dal 16 al 18 giugno, Teatro Studio Melato

    In attesa del 37°MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ

    MiXUP4PRIDEil palinsesto di eventi di avvicinamento al festival, dedicati al mese del Pride

    Dal 16 al 18 giugno al Teatro Studio Melato: anteprima in esclusiva di Love Club, nuova serie antologica di Prime Video; A Ghost Story performance di e con Chiara Bersani

    Milano, 14 giugno 2023 – In attesa della 37a edizione del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer che si terrà dal 28 settembre al 1° ottobre 2023, è in corso a Milano fino al 18 giugno MiXUP4PRIDE, il programma di iniziative multidisciplinari di avvicinamento al festival e dedicate al mese del Pride, organizzato con il patrocinio del Comune di Milano. Un palinsesto diversificato che consolida la vocazione del festival ad abbracciare nuovi linguaggi e nuove modalità espressive oltre il cinema indipendente e che avrà il suo momento clou nella tre giorni, dal 16 al 18 giugno, al Teatro Studio Melato e sul Sagrato del Teatro Strehler, con una serie di appuntamenti esclusivi tra cui la presentazione in anteprima assoluta di Love Clubnuova serie antologica di Prime Video e la performance A Ghost Story, di e con Chiara Bersani.

    Venerdì 16 giugno, dalle 19.30, al Teatro Studio Melato, Prime Video in collaborazione con MiX Festival, presenta, in anteprima assoluta, la nuova serie antologica Love Club, scritta da Silvia Di Gregorio, Bex Gunther e Denise Santoro insieme a Veronica Galli e Tommaso Triolo, per la regia di Mario Piredda e prodotta da Tempesta, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, per Prime Video. Ambientata in una Milano periferica e inedita e interpretata da attori emergenti, Love Club racconta le complicate vite amorose e amicali di quattro giovani ragazzi impegnati a lottare per conquistare il proprio spazio nel mondo. L’ingresso è gratuito e riservato ai possessori della tessera MiX.

    A seguire sul Sagrato del Piccolo Teatro Strehler, cocktail bar a cura di mare culturale urbano e djset di David Blank, dalle 22 alle 24.

    Sabato 17 e domenica 18 giugno al Teatro Studio Melato, va in scena A Ghost Story, performance di e con Chiara BersaniPremio Ubu 2018 come migliore attrice under 35, per la prima volta al Piccolo grazie alla collaborazione fra MiX Festival, Festival Immersioni, mare culturale urbano e Piccolo Teatro. Un’azione performativa intima in cui artista e spettatore instaurano un legame privato, costituita da un momento collettivo, in cui il pubblico ascolterà il dj set immersivo di F. De Isabella, e da un momento partecipativo individuale, in cui ciascun spettatore potrà selezionare una canzone che verrà interpretata e danzata dall’artista in un momento privato con la singola persona. Ingresso scontato per tutte le persone con tessera MiX.

    Il programma di MiXUP4PRIDE si completa nel weekend, sul Sagrato del Teatro Strehler, con una serie di appuntamenti gratuiti sempre in collaborazione con mare culturale urbano. Il 17 giugno, alle 18.30, il talk Attacchi (e contrattacchi) ai diritti LGBTQ+ in Italia che vedrà gli interventi di Luca Paladini (Consigliere regionale), Maria Silvia Fiengo (co-fondatrice Famiglie Arcobaleno) e Virginia Dascanio (Rete Lenford); a seguire dalle 21 alle 22 il concerto dell’artista queer italo-brasiliano Ethan e in chiusura dalle 22 alle 24 il dj set di Simone Black Candy. Il 18 giugno, invece, dalle 18.30 alle 20.30 l’aperitivo con live music delle Gingerbender.

    Si ricorda che sul sito ufficiale al link mixfestivalmilano.digivents.net/tesseramento è possibile acquistare la tessera dell’associazione MIX Milano APS al costo di 20 euro che consente sia l’accesso gratuito a tutte le proiezioni e le iniziative della 37°edizione (28 settembre-1°ottobre) sia di partecipare con vantaggi esclusivi al ventaglio di attività continuative e multidisciplinari di avvicinamento al festival. Anche quest’anno, inoltre, si conferma l’iniziativa della “Tessera Sospesa”, pratica solidale avviata nel 2020 che consente di acquistare una tessera e di lasciarne un’altra a chi è in difficoltà.

    Organizzato da MIX Milano APS (Associazione di Promozione Sociale), il festival è diretto e prodotto da Paolo ArmelliPierpaolo Astolfi e Priscilla Robledo, con Rafael Maniglia direttore della programmazione, insieme a un team di circa 15 persone e decine di volontari e volontarie. La selezione dei film a tematica lesbica è realizzata in collaborazione con IMMAGINARIA, International Film Festival of Lesbians and other Rebellious Women. 

  • In Campania 38% abitanti rischia di cadere in povertà: è il dato più alto in Italia

    In Campania 38% abitanti rischia di cadere in povertà: è il dato più alto in Italia

    Una Voce per Padre Pio ha garantito dall’inizio della pandemia a oggi la ‘spesa solidale’ a 5mila famiglie:

    «Necessari interventi strutturali e di lungo periodo»

    Napoli, 8 giugno 2023. Il 38% degli abitanti della Campania rischia di cadere in povertà, il dato più alto in Italia con quello della Sicilia[1]. È qui, oltre che in altre Regioni del Mezzogiorno, che l’organizzazione non profit Una Voce per Padre Pio interviene con i progetti di ‘Obiettivo Italia’: dal 2021 con il solo progetto di ‘Spesa solidale’ ha raggiunto e sostenuto oltre 5mila nuclei familiari, in gran parte in Campania ma anche in Lazio e Puglia. A Napoli, nei quartieri di Barra, Ponticelli e San Giovanni, l’organizzazione assiste inoltre circa cento bambine e bambini della scuola primaria, per contrastare la dispersione scolastica. Tra le altre attività italiane, sostiene poi le persone anziane sole e distribuisce aiuti economici alle famiglie indigenti. L’organizzazione, in parallelo, è attiva anche all’estero con il ‘Corridoio Umanitario Sanitario – Progetto Cuori Ribelli’, programma medico-sanitario che trasferisce in Italia minori con cardiomiopatie congenite di Costa d’Avorio, Camerun, Ghana e Kosovo per sottoporli a interventi chirurgici salvavita.

    Per finanziare le sue attività, l’organizzazione ha lanciato la campagna solidale ‘Padre Pio Social Aide’: si può contribuire inviando sms o chiamando da rete fissa il numero 45531. La raccolta fondi è sostenuta dalla storica trasmissione di Rai Uno “Una Voce per Padre Pio”, in onda venerdì 9 giugno in prima serata, con replica pomeridiana il 2 luglio 2023.

    «La crisi socioeconomica del Mezzogiorno va affrontata con urgenza. Nella sola città di Napoli durante la pandemia le richieste d’aiuto sono aumentate del 40% e non si rilevano segni di miglioramento. Per uscire da questa situazione sono necessari interventi strutturali e di lungo periodo che aiutino le persone non solo a “sopravvivere”, ma a costruire il loro futuro, dall’istruzione al lavoro» ha detto Enzo Palumbo, presidente dell’organizzazione non profit.

    Tra i progetti portati avanti in Italia da Una Voce per Padre Pio, ‘Fratello Studio Sorella Scuola’ è al suo settimo anno e prevede sostegno a bambine e bambini della scuola primaria, per contrastare la dispersione scolastica, in particolare nei quartieri di Barra, Ponticelli e San Giovanni. Ogni anno, il progetto segue circa 100 minori.

    Spesa solidale – aggiungi un posto a tavola’ affronta gli effetti della crisi economico-sociale legata anche alla pandemia e alla guerra in Ucraina, sostenendo concretamente le famiglie in situazioni d’emergenza; dal 2021, anno in cui è iniziata la pandemia, il progetto ha raggiunto oltre 5mila nuclei familiari, non solo in Campania ma anche in altre Regioni, tra cui Lazio, Puglia e Lombardia. A Napoli, sostenuto dall’Associazione Una Voce per Padre Pio, poi, è attivo l’Emporio solidale, gestito da don Fulvio Stanco e dalla parrocchia di San Giuseppe e Maria di Lourdes di San Giovanni, dove circa 250 famiglie ogni mese ricorrono alla distribuzione di beni e prodotti alimentari.

    Tendere la mano’ prevede invece contributi economici alle famiglie indigenti, perché possano pagare utenze, spese mediche e altre necessità fondamentali. Ogni anno sono sostenute in questo modo circa 500 famiglie.

    In Africa, dove il 90% dei bambini non ha accesso alle terapie chirurgiche, il programma medico-sanitario ‘Corridoio Umanitario Sanitario – Progetto Cuori Ribelli’ trasferisce in Italia minori con cardiomiopatie congenite di Costa d’Avorio, CamerunGhana e Kosovo (in collaborazione con la Missione Kfor Multinational Specialized Unit – Pristina Msu) per sottoporli a interventi chirurgici salvavita. Sinora sono 70 i piccoli pazienti operati dalle eccellenze ospedaliere Italiane. Con il progetto ‘Obiettivo Africa’ sono attivi in Costa d’Avorio orfanotrofi e strutture residenziali per minori e ragazzi, dove vivono oltre 120 bambine e bambini, in parte con disabilità. A Yaoundé, in Camerun, è prevista l’apertura di una nuova casa-famiglia, in cui saranno ospitati bambini orfani o abbandonati.

    Nel 2023, grazie alla raccolta fondi, sarà possibile rispondere alle richieste provenienti da Venezuela, Benin, Gabon, Repubblica Centrafricana.

    [1] Istat, Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES) 2022 4.pdf (istat.it)

  • Smettere di fumare: come si fa

    Smettere di fumare: come si fa

    Non è un mistero che il fumo non fa bene alla salute; infatti, aumenta il rischio di patologie pericolose come ictus, infarto ma anche cancro a polmoni e bocca. Chi fuma ha la pelle e i denti rovinati nonché un umore spesso malmostoso per via della mancanza di nicotina a cui il corpo si è ormai abituato. Tornare indietro però non è impossibile, anzi. Moltissime persone hanno già intrapreso con grande successo un percorso per smettere di fumare e abbandonare una volta per tutte questa malsana abitudine. Ecco allora dei consigli migliori che chi ce l’ha fatta si sente di dare a chi vuole interrompere le cattive abitudini, soprattutto quando sono dure a morire.

    Provare con la sigaretta elettronica

    Un primo modo per smetter di fumare per moltissime persone è provare a sostituire la classica sigaretta. Infatti, chi fa fatica a smettere di fumare dovrebbe provare questo sistema per smettere progressivamente, Terpy con i suoi prodotti viene in contro ai consumatori. Al giorno d’oggi le sigarette usa e getta sono una scelta perfetta proprio per andare a ridurre progressivamente il fumo di sigaretta abbassando la quantità di nicotina. Infatti, le sigarette elettroniche hanno un quantitativo di nicotina notevolmente minore aiutando a far passare la voglia di accendere subito un’altra sigaretta.

    Cronometrare il tempo senza sigaretta

    Tantissime persone non si rendono minimamente conto dell’altissima quantità di sigarette che fumo una dietro l’altra. Un sistema per ridurre progressivamente fino ad arrivare a un numero pari a zero le sigarette al giorno e quello di cronometrare ogni quanto si accende una sigaretta. Via via, si va ad aumentare il tempo senza sigaretta evitandola soprattutto al mattino.

    Bere molta acqua e depurare l’organismo

    Per smaltire la nicotina che all’interno del corpo spinge a volerne sempre di più, è necessario depurare l’organismo. Non serve chissà che ma è sufficiente bere molta acqua. Il consumo giornaliero consigliato è di circa un litro e mezzo ma per chi vuole smettere con il fumo andrebbe aumentato, magari preferendo proprio bevande che depurano. Attenzione però a non bere bevande energetiche ed eccitanti come caffè o bibite che hanno invece l’effetto contrario. Anzi, il caffè sarebbe da eliminare perché spesso molti lo associano alla sigaretta.

    Usare mantra e messaggi motivazionali

    Secondo moltissime persone la meditazione può essere di grande aiuto per smettere di fumare. Infatti, al mattino bisognerebbe meditare e utilizzare dei mantra. Ci sono varie tecniche per aumentare la motivazione che comprendono anche l’utilizzo di frasi motivazionali. Alcuni mettono dei post-it sullo specchio del bagno oppure dei promemoria sul telefono smartphone per riportarli più facilmente alla mente quando viene voglia di accendere una sigaretta.

    Coltivare un hobby nel tempo libero

    Infine, spesso e volentieri bisogna rendersi conto che fumare è un atto di noia. In altre situazioni molti confessano che serve per alleviare lo stress. Per affrontare entrambe queste problematiche, è importante coltivare un hobby nel tempo libero. Soprattutto quelli manuali riescono a calmare i nervi tesi, oltre ovviamente ad occupare una grande quantità di tempo evitando di annoiarsi.

  • Pompa e filtro da piscina: qualche consiglio per un divertimento in tutta sicurezza

    Pompa e filtro da piscina: qualche consiglio per un divertimento in tutta sicurezza

    L’estate sta arrivando ed ecco scattare inevitabilmente la voglia di un bel tuffo in piscina! Piscina è sinonimo di divertimento all’aria aperta e di refrigerio dalla calura, ma chi ha la fortuna di possederne una sa bene che è fondamentale prendersene cura in maniera corretta. Ecco allora qualche consiglio per dei bagni in tutta sicurezza.

    Un sistema di filtraggio affidabile ed efficiente

    Il sistema di filtraggio è il cuore della piscina, quello che permette di mantenere l’acqua limpida e pulita. Esso è costituito innanzitutto da una pompa per piscina che ha il compito di assicurare il ricircolo dell’acqua. In pratica l’acqua viene aspirata attraverso gli skimmer, fatta confluire nel filtro e poi reimmessa in piscina dalle bocchette. I requisiti che una pompa per piscina deve assicurare sono una tecnologia affidabile e materiali resistenti, sia per quanto riguarda le componenti meccaniche sia per le guarnizioni. I prodotti utilizzati per la disinfezione, infatti, possono essere corrosivi. Ecco allora che l’utilizzo di componenti in acciaio inox e di guarnizioni robuste, diventa una garanzia di durata della pompa. Naturalmente un ruolo importante spetta anche al risparmio energetico, date le diverse ore di funzionamento richieste per il ricircolo dell’acqua. È importante, inoltre, che la pompa sia silenziosa, per assicurare il massimo comfort. Infine, a proposito del suo corretto dimensionamento, è bene ricordare che la pompa deve essere in grado di garantire due cicli completi di filtraggio nelle 24 ore.

    Poi c’è il filtro. Molto spesso si utilizza nelle piscine un filtro a sabbia quarzifera che trattiene detriti e particelle inquinanti. Si tratta di una scelta vantaggiosa, che coniuga la qualità della filtrazione con l’ottimizzazione dei costi. Con una corretta e regolare manutenzione, seguendo le indicazioni per la procedura di controlavaggio, il filtro a sabbia può infatti durare tranquillamente alcuni anni.

    Nel caso invece di utilizzo di un filtro a cartuccia, questo va lavato e sostituito periodicamente in base alle istruzioni indicate dal sistema di filtraggio.

    Qualità dell’acqua: mai abbassare la guardia!

    Un controllo accurato dei valori dell’acqua è imprescindibile per una gestione ottimale della piscina. Il cloro e il pH vanno misurati regolarmente per proteggere la salute delle persone. Ci sono tester appositi che permettono di effettuare queste procedure in maniera veloce, facilitando quindi un’operazione assolutamente necessaria. Inoltre, a inizio stagione e con cadenza periodica, è opportuno procedere con la cosiddetta superclorazione. Questo trattamento d’urto è importante perché assicura ulteriormente la salubrità dell’acqua. Naturalmente non deve essere trascurato nessun aspetto che riguardi la pulizia della piscina, dal fondo alle pareti, dagli skimmer alle canaline di scolo.

    La giusta soluzione per il tuo impianto di filtraggio

    È importante individuare il sistema pompa filtro più adatto per la propria piscina. L’ideale è poter contare su un esperto nella movimentazione dell’acqua e nella vendita di prodotti idraulici che può orientare verso la scelta migliore. Water Fitters, venditore all’ingrosso online di prodotti per il settore idraulico, offre una selezione di prodotti sicuri e affidabili, per una eccellente qualità di filtrazione.

  • Amadeus e Giovanna Civitillo insieme a Cristina Parodi inaugurano a Napoli la seconda Casa del Sorriso di CESVI in Italia dedicata all’infanzia.

    Amadeus e Giovanna Civitillo insieme a Cristina Parodi inaugurano a Napoli la seconda Casa del Sorriso di CESVI in Italia dedicata all’infanzia.

    CESVI: “Attraverso questo spazio vogliamo restituire dignità e speranza ai minori in situazione di vulnerabilità”.

    La Campania è la Regione con maggiori rischi connessi al maltrattamento e con minor disponibilità di servizi di prevenzione e cura.

    La Casa del Sorriso di Napoli è stata realizzata anche grazie al sostegno di Rai per la sostenibilità – ESG e alla trasmissione “I soliti Ignoti”.

    Napoli, 16 maggio 2023. Nella Giornata Internazionale della Famiglia, Amadeus e Giovanna Civitillo insieme a Cristina Parodi hanno inaugurato a Napoli la Casa del Sorriso di Fondazione CESVI, struttura dedicata alla promozione dei diritti dell’infanzia e alla prevenzione di povertà educativa e trascuratezza, fornendo accoglienza, protezione e percorsi specifici per minori e famiglie. In Italia l’organizzazione ha già aperto una Casa a Bari, nell’ambito del Programma che coinvolge vari Paesi del mondo, e nei prossimi mesi inaugurerà la struttura di Siracusa. Presente in questo importante momento Cristina Parodi, storica ambasciatrice di CESVI, madrina dell’evento e profonda conoscitrice delle Case del Sorriso della Fondazione nel mondo. Ospite dell’inaugurazione Amadeus, già presente all’apertura dello spazio di Bari, che ha preso parte al taglio del nastro in videocollegamento insieme alla moglie Giovanna Civitillo, a dimostrazione del legame particolare con la città campana. La Casa del Sorriso di Napoli è nata anche grazie ai fondi – oltre 500mila euro – raccolti, a dicembre 2021 e nella prima settimana di gennaio 2022, nella trasmissione “I soliti Ignoti” condotta proprio da Amadeus su Rai1. CESVI attraverso il prezioso impegno di RAI per la sostenibilità – ESG ha così potuto intensificare le attività di supporto ai minori, portando anche in Italia il Programma Case del Sorriso: progetti specifici che mirano a costruire percorsi di protezione e rendere i più piccoli artefici del proprio futuro.

    L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che nel mondo 55 milioni di persone sotto i 18 anni subiscano maltrattamentiIn Italia, oltre 400mila minori sono in carico ai servizi sociali, di cui oltre 77mila vittime di maltrattamenti, da quelli psicologici agli abusi sessuali. Secondo il Comune di Napoli, il 39% dei 5.267 bambini e ragazzi assistiti dai servizi sociali ha subito maltrattamenti, spesso in famiglia.

    La Campania, emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia[1] curato da CESVI, è la Regione italiana in cui essere bambini è più rischioso. Occupa infatti la 20esima e ultima posizione nell’indice sia per quanto riguarda i fattori di rischio, sia la disponibilità di servizi di prevenzione e cura, in entrambi i casi invariata dal 2021. La precedono Puglia (17°), Calabria (18°) e Sicilia (19°), mentre in testa sono, nell’ordine, Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto.

    “È per me un onore partecipare all’inaugurazione della nuova Casa del Sorriso di CESVI a Napoli e vedere, come a Bari, l’entusiasmo e la passione delle bambine e dei bambini, e anche delle loro famiglie, che qui trovano ascolto, conforto, opportunità per vivere una vita piena e ricca di speranza” ha dichiarato Amadeus. “Sono molto fiero che tutto questo possa avvenire anche grazie al sostegno della mia trasmissione “I soliti Ignoti” e dell’impegno della Rai per cause di primaria importanza come questa. Giovanna ed io siamo particolarmente legati a questa città e ringraziamo di cuore CESVI per il suo impegno a favore delle persone più fragili di Napoli” ha concluso il presentatore.

    “Sono orgogliosa di essere presente in questo momento di particolare importanza per CESVI, un’organizzazione al fianco della quale sono fiera di essere da sempre” ha detto Cristina Parodi“Ho potuto vedere con i miei occhi l’incredibile impegno di CESVI per i bambini e le bambine di strada e vittime di violenza nelle Case del Sorriso in Zimbabwe, India, Perù, Brasile, Haiti e Sudafrica, e l’apertura di questa struttura a Napoli oggi conferma la capacità e la competenza di CESVI al servizio dei più fragili, anche nelle aree più complesse e bisognose del nostro Paese” ha dichiarato Parodi.

    La Casa del Sorriso di Napoli si trova nel quartiere San Pietro a Patierno. Accoglie minori e famiglie vulnerabili della zona, dove si sommano fattori di rischio come la disoccupazione, le gravidanze precoci al 14,9%, l’alto tasso di dispersione scolastica. Nello spazio multifunzionale, gestito da CESVI con la Cooperativa Sociale Il Grillo Parlante, sono promosse attività di sostegno psicologico, ascolto e orientamento, di supporto alla genitorialità, laboratori sportivi, psicomotori, artistico-espressivi, proposte educative e percorsi personalizzati per sviluppare e potenziare le proprie risorse.

    Con il Programma Case del Sorriso vogliamo “dare un tetto di speranza” a quei bambini costretti in situazioni di emarginazione e disagio che si sentono soli e hanno perso tutto, vogliamo offrire loro protezione e amore, creare opportunità per un futuro in cui possano realizzarsi e vedere rispettati i propri diritti fondamentali”, ha detto Roberto Vignola, vice direttore generale di CESVI. “Entro la metà del 2023 – ha proseguito – avremo avviato cinque Case del Sorriso in Italia, dove accogliere bambine e bambini fragili provenienti da contesti urbani periferici segnati da povertà economica, educativa e culturale”.

    Le Case del Sorriso di Fondazione CESVI sono presenti in diversi Paesi del mondo, dove offrono programmi dedicati all’infanzia e alle persone in situazioni di fragilità, in contesti di povertà e nelle periferie degradate delle grandi città. Le strutture sono attive in Brasile, ad Haiti, in India, Sudafrica, Perù e Zimbabwe. Offrono servizi e accoglienza di diversa natura: dagli spazi protetti di gioco alla distribuzione di pasti, dal sostegno alle attività scolastiche all’igiene personale, rivolgendosi sia a bambine e bambini, sia alle madri e alle famiglie in difficoltà. Il programma Casa del Sorriso in Italia, attraverso il quale sono stati sostenuti più di 2.470 beneficiari di cui 1.660 bambini, è attivo a Bari, Napoli, Siracusa e Milano. Il Programma comprende inoltre gli interventi a tutela dell’infanzia in contesti d’emergenza, come in Ucraina sin dallo scoppio del conflitto, e in Turchia, dopo il terremoto di febbraio, dove CESVI ha dato vita ai Child Friendly Spaces, luoghi protetti dove garantire sostegno psicologico, cure e sicurezza ai minori colpiti. 

  • Verde in casa e pet: un binomio delicato ma possibile

    Verde in casa e pet: un binomio delicato ma possibile

    La tendenza della casa green è in crescita inarrestabile, ma presenta rischi da conoscere per chi vive con gatti e cani: i suggerimenti del Veterinario Esperto in Comportamento per un verde pet-friendly.

    Milano, 15 maggio 2023 – Con la primavera torna ad esplodere la voglia di verde in casa, di arredare ambienti interni ma soprattutto terrazze e balconi con piante d’arredo e fiori. Un’attività benefica sia sul piano fisico che mentale, ma alla quale bisogna prestare attenzione quando in casa vive un cane o un gatto

    Cani e gatti, in particolare se cuccioli, si divertono a mangiucchiare le foglie delle piante, assecondando la propria natura curiosa e giocherellona rispetto a ciò che li circonda. Masticare, poi, rilassa ed è un passatempo divertente” spiega la dott.ssa Sabrina Giussanimedico veterinario esperto in comportamento e Past President di S.I.S.C.A. (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale).  Quello che è importante sapere è che la maggior parte delle comuni piante da arredamento è tossica per gli amici animali e ogni famiglia umana dovrebbe fare attenzione a quali scegliere e a dove posizionarle

    Bisogna considerare che portare in casa una pianta significa modificare l’habitat del nostro animalecon un arricchimento ambientale ed è altamente probabile che il nostro amico peloso ci si dedichi come attività a tempo pieno per soddisfare la propria curiosità” prosegue l’esperta. Si pensi, ad esempio, ai gattini che attraversano la fase di esplorazione orale, attratti non solo dalle foglie, che contengono le sostanze tossiche, ma anche dalla terra, dalle palline d’argilla, dai grandi vasi che scambiano volentieri per magnifiche lettiere, e dai numerosi insetti che gravitano attorno ai fiori, da cui rischiano di essere punti. 

    Per di più, la primavera è una stagione che si fa sentire anche nei pet in modo fisiologico, con odori, rumori e sensazioni che possono creare un’esplosione di vitalità e talvolta irrequietezza. La primavera porta con sé anche qualche inconveniente fisiologico per cani e gatti, ad esempio maggiore perdita di pelo, allergie e inappetenza, nonché il disagio provocato dal calore delle femmine. Inoltre, il cambiamento nelle ore di luce, che anche nei pet incidono sui neurotrasmettitori, può provocare delle nuove fragilità emozionali. In queste situazioni, un grande aiuto arriva dai feromoni, messaggi di comunicazione chimico-olfattivi che trasmettono serenità e calma in situazioni stressanti. Ormai da oltre 25 anni, con una ricerca assidua in materia di comunicazione tra animali conspecifici, Ceva Salute Animale ha sviluppato e reso disponibili Adaptil e Feliway, feromoni ad uso domestico sotto forma di diffusori per ambiente, collari per cani – ideali per la primavera – o spray per trasportino e/o automobile, che inviano ai pet un messaggio di naturale serenità.

    Arredare con una scelta di verde “pet friendly”

    Quando la stagione primaverile attiva il richiamo ad un maggiore verde in casa, occorre fare attenzione a ciclaminizaleegeraniederabossocalla e geranio ma anche oleandri e, da ricordare anche nei prossimi mesi, anche agrifogli e stelle di Natale, altamente tossiche e pericolose per i nostri amici pet. Tra le piante da interni, da evitare il ficus filodendro. Ben vengano, invece, orchideebromelieclorofito e alcune piante rampicanti – ad eccezione dell’edera – con poche foglie nella parte inferiore, poiché sono meno a portata di cani e gatti, e le piante da frutto, che non presentano caratteristiche di tossicità. Anche la lavanda è un buon alleato dei nostri amici pet, poiché oltre a non essere tossica rilascia una sostanza rilassante anche per cani e gatti. 

    Oltre alla scelta accurata di piante non tossicheun accorgimento importante è quello di proteggere le piante con una rete, in modo che l’accesso alle foglie e alla terra sia più difficile, mentre i vasi più piccoli e leggeri possono essere appesi in alto, optando per la verticalità, purché risultino irraggiungibili e facendo attenzione che le piante non perdano foglie o abbiano una fioritura ricca perché richiamerebbero tanti insetti” osserva la dott.ssa Giussani. In generale, poi, se si vive con un gatto va ricordato che il balcone deve essere messo in sicurezza con una rete e arredarlo con piante sempreverdi o piante da frutto.

    Per chi, poi, ha la fortuna di avere un grande terrazzo o un attico, si amplia la possibilità di scelta. Infatti, chi ha una terrazza all’ultimo piano può optare per piante a fusto più alto, simili a quelle del giardino, spesso non nocive per gli animali. Oppure, si può allestire un’intera zona a serra o angolo verde, ben separandolo con barriere fisiche – anche eleganti e di design – che rendano l’accesso impossibile anche ai cani e gatti più curiosi.

    E se, invece, il verde fosse a misura di pet?

    Anziché proteggere cani e gatti dalle sostanze tossiche delle piante, o proteggere le piante dalla curiosità di cani e gatti, perché non adottare invece soluzioni verdi interamente dedicate ai nostri amici a quattro zampe, per farli divertire di più? “L’erba gatta è il tipo di pianta pet friendly più conosciuto in assoluto, ma ci sono altre soluzioni perché il verde presente in casa diventi il loro gioco, e non qualcosa da cui tenerli lontani” commenta la dott.ssa Giussani “Per i cani, si possono acquistare apposite zolle di terra dello spessore di 4-5 cm, ricoperte di erba naturale, su cui ameranno giocare. Ai gatti, invece, piace dormire nelle fioriere: queste, se riempite di erba di prato, diventeranno il giaciglio preferito del nostro micio per tutta l’estate”.

  • Perché gli europei medievali mangiavano le mummie?

    Perché gli europei medievali mangiavano le mummie?

    a cura del dr. Giovanni Ghirga

    Per una serie di fraintendimenti e traduzioni errate, gli europei medievali credevano che mangiare corpi imbalsamati potesse curarli dalle malattie.
    Non ti senti bene? Il rimedio che ti sarebbe stato proposto nell’Europa del XV secolo per mal di testa, disturbi di stomaco o anche per il cancro, con grande probabilità avrebbe avuto tra gli ingredienti un po’ di mummia egiziana.

    Per secoli, infatti, i corpi imbalsamati sono stati considerati in tutto il continente merce preziosa non tanto per il loro valore storico, quanto per le loro presunte proprietà medicamentose. Ecco il sorprendente motivo per cui un tempo la gente cercava con bramosia – e consumava – le mummie.

    La pratica di consumare parti di antiche mummie egizie (e, più tardi, corpi imbalsamati di vario tipo) iniziò nell’XI secolo. All’origine di tutto, scrive lo storico Karl Dannenfelt, ci sono una serie di errori di traduzione e fraintendimenti.

    Tutta questa ripugnante storia è incentrata su una parola: mumia. Apprezzata per le sue qualità curative, la mumia era una sostanza rinvenuta sul versante di una specifica montagna persiana, dove filtrava dallo strato superficiale (asfalto) di roccia nera. Questa sostanza – il cui nome deriva dalla parola che nella lingua locale significa “cera” (mum) – trovava ampia applicazione in ambito medico e, ben presto, divenne nel mondo arabo una merce costosa, preziosa e molto ricercata.Tuttavia, quando gli europei occidentali iniziarono a entrare in contatto con il mondo islamico e a tradurre i relativi testi, un singolo errore di traduzione provocò una grande confusione sul significato di mumia. Secondo Dannenfelt, una serie di traduttori dell’XI e XII secolo identificarono erroneamente con la parola mumia una sostanza essudata dai corpi conservati nelle tombe egizie.

    Parte della confusione era data dalla somiglianza della parola mumia con mummia e dal fatto che alcune antiche mummie egizie erano state imbalsamate usando “l’asfalto”. Gli scienziati ora sanno che solo alcune mummie venivano realizzate con quella sostanza, ma gli europei occidentali, affascinati dagli antichi ritrovamenti egiziani, si ispirarono a questo concetto e la mumia venne associata ai corpi imbalsamati – invece che alla preziosa sostanza bituminosa della montagna persiana.

    Cannibalismo medico
    Gli errori di traduzione e i fraintendimenti di tipo medico si intrecciarono poi a un’altra credenza, erronea ma molto radicata: quella secondo cui il corpo umano avesse proprietà in grado di curare altri esseri umani.

    Per generazioni gli esseri umani hanno praticato il cosiddetto “cannibalismo medico” con lo scopo di trarne benefici. Dalla credenza secondo cui il sangue dei gladiatori potesse guarire dall’epilessia all’uso del grasso umano nei rimedi casalinghi, il cannibalismo medico era diffuso e praticato nell’Europa occidentale di epoca medievale. Con l’arrivo della mumia, al tempo chiamata anche mummia, i medici crederono di aver trovato un nuovo tipo di prodotti curativi ricavati dal corpo umano.

    La mumia veniva prescritta per i disturbi più svariati, dal mal di testa agli attacchi di cuore; quindi la sostanza divenne presto molto richiesta. Improvvisamente, i tesori più ambiti dai saccheggiatori di tombe egizie non erano più gioielli e vasellame antico, ma proprio i corpi sepolti, mentre i venditori più scaltri iniziavano a collezionare e vendere mummie. La domanda presto superò l’offerta, e si creò un fiorente commercio di mummie false. Ladri di corpi e commercianti senza scrupoli cominciarono a trasformare vari tipi di cadaveri (di persone decedute, criminali giustiziati, schiavi) in una sorta di “mummie”, allo scopo di trarre profitto da quella moda.

    I ladri di cadaveri “di notte rubavano i corpi di coloro che venivano impiccati”, scriveva un osservatore, il quale fece notare che i corpi venivano poi imbalsamati con sali ed erbe, essiccati in forno e poi macinati fino a ricavarne una polvere che gli speziali aggiungevano ai loro preparati.

    Mentre la mumia nel corso dei secoli suscitò un crescente scetticismo, la fascinazione per le mummie continuò ad aumentare.

    L’egittomania era una tendenza così diffusa in Inghilterra durante l’epoca vittoriana che lo sbendaggio delle mummie divenne un popolare passatempo che trovava svolgimento nelle aule universitarie, negli ospedali e persino nelle case private nel XIX secolo, quando gli uomini britannici tornavano a casa da spedizioni archeologiche, missioni coloniali o visite turistiche portando con sé i corpi che avevano saccheggiato dalle tombe egiziane.

    Nonostante il divieto di esportare oggetti antichi, gli europei continuarono a cercare di procurarsi le mummie, da un lato per soddisfare la propria curiosità e dall’altro per fornire l’importante ingrediente di tanti rimedi medici. Fu solo verso la fine del XIX secolo che l’uso della mumia finalmente cessò.

    Eppure, la fascinazione del mondo per gli antichi “rimedi” egiziani rimane: basta guardare lo scaffale dei prodotti per la cura della pelle nel nostro negozio di fiducia, dove creme “magiche” e altri articoli simili riportano sulla confezione motivi che richiamano l’antico Egitto. Forse non mangiamo più polvere di mummia per mantenerci in salute, ma l’attrazione e il mistero dell’antico Egitto rimangono più forti che mai.

    By E. Blakemore. National Geographic.
    05-05-2023.

    Nella foto: Alcuni archeologi assistono allo sbendaggio della mummia di Ta-Uza-Ra, sacerdotessa di Amon, in questo dipinto a olio della fine del XIX secolo dell’artista francese Paul Philippoteaux. In epoca vittoriana, quando l’egittomania era molto in voga, partecipare agli eventi di sbendaggio delle mummie era un popolare passatempo.
    Illustrazione di P. Dominique Philippoteaux, Wikimedia Commons

  • Ad Andria si celebra la Giornata mondiale delle telecomunicazioni e della società dell’informazione con due testimonial d’eccezione

    Ad Andria si celebra la Giornata mondiale delle telecomunicazioni e della società dell’informazione con due testimonial d’eccezione

    Donne e mass media. Ad Andria si celebra la Giornata mondiale delle telecomunicazioni e della società dell’informazione con due testimonial d’eccezione: la giornalista Federica Angeli e l’attivista iraniana per i diritti umani Pegah Moshir Pour.

    Lunedì 15 maggio, alle ore 20, presso il Teatro Don Bosco in Corso Cavour 71

    Per la Giornata mondiale delle telecomunicazioni e della società dell’informazione, le associazioni andriesi “Le amiche per le amiche” e “Corte Sveva” organizzano ad Andria lunedì 15 maggio, dalle ore 20, un importante convegno, aprendo al dialogo sul tema ‘Donne e mass media’.

    A conversare con la giornalista Antonella Fazio sul palcoscenico del Teatro Don Bosco, saranno due donne, due grandi comunicatrici che hanno tanto da raccontare: Pegah Moshir Pour e Federica Angeli.

    Pegah Moshir Pour è un’attivista per i diritti umani e per la causa del suo Paese d’origine, l’Iran, che ha lasciato a 9 anni con la sua famiglia. Il grande pubblico l’ha ammirata sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo, l’ha ascoltata parlare e ripetere i versi dell’inno della protesta iraniana “Baraye” che ai Grammy 2023 ha recentemente vinto nella nuova categoria “Best Song for Social Change”. L’ha guardata sciogliersi i capelli, gesto che in Iran non le sarebbe stato consentito. Ad Andria racconterà che cosa significano per lei le parole cambiamento, leadership, diversità, inclusione e giustizia.

    Pegah Moshir Pour
    Pegah Moshir Pour

    Federica Angeli, giornalista di Repubblica, che da luglio 2013 vive sotto scorta, dopo aver ricevuto delle minacce arrivate dai componenti del clan Spada di Ostia, nota famiglia mafiosa costola dell’universo criminale romano, sulla quale Federica ha indagato a lungo. Lei per anni ha seguito e raccontato anche il processo riguardante la morte di Stefano Cucchi ed è stata minacciata di morte per l’inchiesta romana denominata “Nuova Alba”, con la quale furono arrestate ben 51 persone.

    Federica Angeli
    Federica Angeli

    Sarà un convegno-dibattito – riferiscono gli organizzatori – che farà luce su alcuni interrogativi densi di significato che indagano su come le donne siano parte attiva, soggetto oppure oggetto di comunicazione; ovvero su come siano percepite dai media o raccontate dagli stessi.

    Ad esempio: qual è il rapporto donne-comunicazione? Esistono ancora ostacoli alla crescita professionale delle donne nell’ambito della comunicazione? Che cosa è cambiato rispetto alle generazioni precedenti? Gli approcci alla professione variano a seconda del genere?
    E ancora, qual è l’immagine femminile che ci rimandano la radio, la televisione e la carta stampata? Quella immagine corrisponde alla realtà? E la realtà è diversa se a percepirla è un occhio maschile oppure uno femminile? 

    Presso lo Store Mondadori di Andria sono in distribuzione gli inviti (ticket 10€) per l’accesso alla serata. All’ingresso del teatro, il pubblico riceverà in omaggio l’ultimo libro di Federica Angeli “40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza”.

  • Come migliorare il tuo CV e trovare più velocemente lavoro

    Come migliorare il tuo CV e trovare più velocemente lavoro

    Sia che tu abbia poca esperienza alle spalle sia che tu abbia maturato una buona quantità di anni di carriera, ti sarai accorto che trovare un buon lavoro, retribuito il giusto e con un orario decente non è così semplice. Le cose si complicano per i più giovani ma anche per chi over 40 si trova ancora una volta ad essere messo in discussione e magari non ha un curriculum proprio brillante. Cosa puoi fare? Per prima cosa non abbatterti: la vita è fatta di sfide, questa è solo una di quelle che dovrai affrontare… e poi inizia a seguire questi consigli pratici per migliorare il tuo CV e trovare più velocemente un nuovo lavoro.

    Il curriculum vitae è uno degli strumenti più importanti per presentarsi al mondo del lavoro e cercare opportunità interessanti. Per poter competere con altri candidati e avere maggiori possibilità di essere selezionati, è fondamentale migliorare il proprio CV, cercando di mettere in evidenza non solo l’esperienza lavorativa, ma anche altre competenze e abilità che possono essere utili per il ruolo ricercato. In questo articolo, vedremo i migliori modi per migliorare il curriculum, concentrandoci su hobby, soft skills e lingue.

    Impara una nuova lingua

    In cima alla lista delle cose che puoi fare c’è migliorare o imparare una nuova lingua; molti lavori richiedono l’uso di più lingue, soprattutto in un mondo sempre più globalizzato. Imparare una nuova lingua dimostra che sei motivato e che hai un’apertura mentale verso altre culture e può aumentare le tue opportunità di lavorare in altri paesi o di collaborare con persone provenienti da altri contesti culturali. Anche se parli solo a livello base, includere le tue competenze linguistiche nel CV ti farà risaltare tra i candidati. Per certificarlo o migliorarti puoi seguire un corso di inglese online che ti possa fornire un documento da allegare al tuo curriculum, così da avere più possibilità di essere assunto.

    Includi i tuoi hobby

    Includere i propri hobby nel CV può sembrare un’idea strana, ma in realtà può essere molto utile. Infatti, i tuoi interessi e le tue passioni possono rivelare molto sulla tua personalità e sulle tue abilità, e possono anche dimostrare che sei motivato e impegnato in attività diverse dal lavoro. Se, per esempio, sei un appassionato di fotografia, potresti indicarlo nel tuo CV come un hobby che dimostra la tua creatività e la tua capacità di lavorare con strumenti tecnologici. Ovviamente, non tutti gli hobby sono rilevanti per tutti i lavori, quindi scegli i tuoi con cura e cerca di evidenziare le qualità che possono essere utili per il ruolo che stai cercando.

    Metti in luce le tue soft skills

    Le soft skills, ovvero le abilità relazionali e comportamentali come la leadership, l’empatia, la capacità di lavorare in team, sono sempre più apprezzate dagli HR che si occupano di selezione. Queste competenze dimostrano la tua capacità di lavorare bene con gli altri, di gestire conflitti e di essere coinvolto in progetti complessi e impegnativi. Includerle nel tuo CV è importante, ma ancor più importante è utilizzare esempi concreti di come hai applicato queste abilità in situazioni reali. Ad esempio, se sei molto bravo nel lavorare in team, nella tua cover letter puoi raccontare una breve storia di un progetto che hai gestito con successo insieme ad altri.

  • Sicurezza: furti in casa, 4 italiani su 10 non si sentono tranquilli nelle proprie abitazioni

    Sicurezza: furti in casa, 4 italiani su 10 non si sentono tranquilli nelle proprie abitazioni

    Se la lancetta dell’orologio gira almeno dieci volte, il tentativo del malintenzionato, nel 90% dei casi, fallisce

    I furti in casa sono reati che destano grande allarme sociale. I dati parlano chiaro. Il 43,1% degli italiani non si sente sicuro nelle proprie abitazioni ed ha timore di subire furti, incendi, danneggiamenti: due anni fa la quota era nettamente inferiore (il 33,9%). Effrazioni e rapine generano molta preoccupazione sebbene sembrino in diminuzione. Secondo i dati attuali, ogni anno, si contano circa 200mila effrazioni, vale a dire quasi 500 al giorno, più di venti all’ora, uno ogni tre minuti circa (Censis).

    Rendere la propria abitazione a prova di antifurto certo non è facile. In alcuni casi, ad aggravare la situazione, oltre al danno può esserci la beffa. E’ importante utilizzare prodotti di qualità elevata e tecnologicamente aggiornati, l’installazione però, deve essere fatta da personale qualificato, altrimenti, eventuali assicurazioni contratte, non daranno diritto al risarcimento.
    “Le certificazioni – spiega Alessandro Dall’Aglio, Ceo di Digiemme – sono elemento necessario ma non sufficiente. Si possono ottenere ma non garantiscono la sicurezza totale dell’abitazione. La scelta delle porte blindate e delle inferriate è il secondo passo da compiere. Chi delinque oggi, è particolarmente aggiornato e usa dispositivi facilmente trasportabili e utilizzabili. Penso, alle cesoie che si possono tenere in mano e non hanno bisogno di corrente elettrica. Basta un tac e il gioco è fatto, le inferriate fino a 18 millimetri di spessore si tagliano senza alcuna difficoltà. Per questo, bisogna sottrarre al ladro quanto più tempo possibile. Per dirla in altri termini, tutti i dispositivi di sicurezza possono essere violati, ma i minuti che passano sono determinanti per far fallire ogni tentativo”.

     
    La logica deve essere quella di complicare quanto più possibile la vita al ladro.
    “L’ancoraggio della porta è fondamentale, ed il telaio realmente performante è quello assemblato con la saldatura- segue Dall’Aglio – ci vuole un falso telaio prefissato alla parete, un telaio maestro che venga ancorato al falso telaio, e un battente che contenga tutti quegli elementi come le serrature e i chiavistelli, che rendono la porta resistente ai tentativi di effrazione e manipolazione anche meccanica. Parlando di serratura, la soluzione migliore ritengo sia quella della doppia serratura. Ma a un patto: che sia presente la funzione di blocco e quella di differenziare gli accessi. Questo vuol dire che, la prima serratura deve essere a doppia mappa, di ultima generazione, mentre la seconda deve adottare il cilindro. Si tratta di due tecnologie completamente diverse. Ciò comporta due azioni da parte del ladro diametralmente opposte. Dunque, per entrare, non basta un tac ma serve tempo, e spesso il tempo, aiuta a difendersi ed evitare che la propria casa venga violata”.

    Se poi le serrature presentano una protezione di copertura allo stato dell’arte, la percentuale, in termini di protezione aumenta: “Parliamo del Defender, un dispositivo che impedisce i tentativi di effrazione che coinvolgono il cilindro e, non consente al ladro, di agire con strumenti da scasso nella zona del cilindro. E’ bene che abbia una forma a tronco di cono o arrotondata, per non dare appigli ai più recenti arnesi utilizzati per i furti. Per il ladro, ciò significa un’ulteriore perdita di tempo e di lucidità. Per entrare in un appartamento un delinquente impiega dai tre al massimo cinque minuti. Ecco, far scorrere le lancette sull’orologio è nostro compito. Se si arriva a oltre dieci minuti, il tentativo di furto, nel 90% dei casi, non va a buon fine”.

    Le porte dunque costituiscono senza dubbio gli accessi preferenziali dei malintenzionati che, di solito, le scassinano con strumenti come grimaldelli, piedi di porco, leve, cunei e martelli. Secondo il Censis, oltre l’80% dei furti si realizza infatti forzando la porta di ingresso. “Ma bisogna fare attenzione anche al restante 20% – sostiene Dall’Aglio – penso, in particolare, alle finestre. Chi abita al piano terra, è bene che adotti particolari inferriate che non possano essere facilmente rimosse con le cesoie. L’ideale è che abbiano un diametro maggiore di 22 mm. Inoltre bisogna curare anche la posizione delle barre. La distanza fra esse deve essere al massimo di dodici centimetri, in modo da impedire la flessione con una leva o con un crick”. 

    Ovviamente il rischio di subire un furto, può variare a seconda di differenti situazioni. La prima, spiega l’esperto, dipende dalla tipologia dell’immobile, un appartamento in un condominio, quindi più frequentato e abitato, oppure se isolato e con un minor numero di condomini che fungono da deterrente. Altro caso è se l’abitazione è una villetta.
    “Anche la nostra percezione soggettiva del pericolo – conclude Dall’Aglio –  è un elemento da tenere in considerazione. Ognuno di noi, desidera un diverso grado di sicurezza. C’è chi ha un forte timore psicologico dei ladri e chi, oltre a questo, deve realmente proteggere dei beni di grande valore. E’ consigliabile installare infissi e finestre in acciaio. E’ un materiale che presenta maggiore capacità di resistenza rispetto al PVC, al legno o all’alluminio e, consente di montare dei vetri antisfondamento e addirittura antiproiettile, che altri tipi di serramenti non possono supportare”.

  • Come organizzare un addio al celibato fuori dal comune: consigli e idee

    Come organizzare un addio al celibato fuori dal comune: consigli e idee

    Il momento del matrimonio è cruciale per ogni coppia ed è un’esperienza che gli sposi vogliono condividere con i propri amici durante gli eventi di addio al celibato e al nubilato, cercando di creare momenti indimenticabili.

    In questo articolo vogliamo fornirvi alcuni consigli utili per organizzare un addio al celibato che sia davvero unico per lo sposo e per i suoi amici, in modo da celebrare al meglio le nozze che segneranno un momento importante nella vita della coppia.

    L’organizzazione degli invitati e dei testimoni

    La la chiave per un addio al celibato di successo è l’organizzazione. Solitamente, sono i testimoni dello sposo che si occupano dell’organizzazione dell’evento, quindi è importante essere efficienti e attenti ai dettagli.

    Suggeriamo di fare una lista degli invitati chiedendo allo sposo di indicare tutti i suoi amici più cari, poi contattarli singolarmente per creare un gruppo su Whatsapp o un’altra piattaforma di messaggistica che consenta di tenere tutti informati sul programma.

    In questo modo, sarà più facile coinvolgere tutti gli amici e rendere l’evento più divertente e coinvolgente.

    L’effetto sorpresa rende un evento davvero unico

    Organizzare un addio al celibato che sia davvero sorprendente richiede la scelta di un evento inaspettato per il festeggiato. Scegliete un fine settimana o una serata in cui sapete che lo sposo non ha altri impegni, avvisando preventivamente i suoi parenti e la futura moglie per evitare interferenze.

    Nel giorno stabilito dovrete essere pronti a prelevare il festeggiato a casa o al lavoro, avvertendo anche il datore di lavoro in caso di necessità. Se invece optate per un viaggio all’estero, portate con voi una borsa da viaggio per lo sposo, contenente tutto l’occorrente per il soggiorno.

    Una sorpresa ben organizzata è la chiave per creare un’esperienza indimenticabile e unica, che resterà nella memoria di tutti i partecipanti per molto tempo. L’importante è ricordarsi di pianificare ogni dettaglio con cura e di non trascurare nessun aspetto.

    Prestare attenzione agli interessi dello sposo: consigli e idee di tendenza

    Pianificare un addio al celibato che sia all’altezza delle aspettative del festeggiato richiede di tener conto dei suoi interessi e del suo carattere. Ad esempio, se è un appassionato di sport e di avventura, potreste organizzare un’attività di rafting, paintball o soft air, mentre se ama la vita notturna, potreste scegliere un locale esclusivo in città per una cena e una serata in discoteca.

    Un’idea evergreen e un po’ più costosa è quella di organizzare un weekend in una capitale europea o in una località di vacanza popolare come Ibiza o Mykonos durante l’estate. L’importante è pensare allo sposo e fare in modo che l’evento rispecchi i suoi interessi, in modo che possa apprezzare al massimo l’organizzazione dell’evento.

    Come rendere un addio al celibato più intrigante per lo sposo e gli invitati

    Per rendere l’evento più intrigante, vi sono numerose opzioni che possono essere sfruttate al meglio. I locali notturni in città sono molto ambiti, con città come Budapest, Praga e Amsterdam che offrono molte alternative per gli appassionati di questo genere.

    Un’altra possibilità interessante consiste nell’aggiungere alla vostra comitiva un’accompagnatrice in grado di rendere indimenticabile la serata del futuro sposo, con un tocco di trasgressione che potrebbe eliminare ogni tentazione futura durante la vita coniugale.

    In questo senso, consigliamo di dare un’occhiata alla pagina apposita presente sul sito web torinoerotica.com che potrete raggiungere tramite il link escort Milano, dove è possibile trovare numerose accompagnatrici professioniste particolarmente adatte a rendere unico un addio al celibato, sia a Milano che altrove.

    Seguendo questi semplici consigli sarà possibile organizzare un addio al celibato che abbia un successo pressoché assicurato.

  • Auguri: il 4 dicembre è Santa Barbara. E anche la Marina Militare a Napoli celebra “S.Barbara” patrona della forza armata

    Auguri: il 4 dicembre è Santa Barbara. E anche la Marina Militare a Napoli celebra “S.Barbara” patrona della forza armata

    Venerdì 2 dicembre 2022 alle ore 10,30, presso la Basilica di San Francesco di Paola, a Napoli in Piazza del Plebiscito, Sua Eccellenza Monsignor Francesco Beneduce, Vescovo Ausiliare di Napoli, officerà la Messa solenne di Santa Barbara, la Santa Patrona della Marina Militare.

    La celebrazione è organizzata dall’Alto Comando Logistico della Marina Militare, comandato dall’Ammiraglio Ispettore Capo Giuseppe Abbamonte, che ha sede nella città partenopea.

    I canti sono affidati agli studenti del Liceo Coreutico “Boccioni – Palizzi” di Napoli, fucina di artisti di grande fama, la cui storica sede in Piazzetta Salazar, ospita un Museo che conserva memorie e testimonianze dell’arte napoletana.

    L’ammiraglio Abbamonte sottolinea l’essenza della ricorrenza, evidenziando che “Santa Barbara, momento di intima riflessione e grande spiritualità, tocca i cuori di tutti i marinai che operano e che hanno operato sempre con profondissimo spirito di sacrificio. E’ proprio il grandissimo senso del dovere, talvolta portato sino al sacrificio estremo che ci lega alla Santa Patrona, una giovane che ha anteposto la propria fede alla sua stessa vita, come tanti nostri eroi in nome del più alto valor patrio”.

    La cerimonia costituisce un momento particolarmente sentito per il personale della Marina Militare, una ricorrenza che unisce tutti i marinai che impiegati nelle diverse attività e missioni cardine della Forza Armata, nei mari del mondo, nei teatri operativi e sul territorio nazionale, svolgono quotidianamente il proprio lavoro al servizio della Patria e della collettività.

    Approfondimenti su Santa Barbara: quando ricorre, la storia, la leggenda.

    Santa Barbara

    Per gli storici la grande martire Barbara rappresenta il caso di una Santa il cui culto fu assai diffuso sin dall’antichità, in Oriente e Occidente, mentre le coordinate agiografiche sono estremamente scarne: il nome, l’origine (Bitinia o più verosimilmente Egitto) e il martirio (III sec).

    La leggenda, però, ha arricchito con particolari fantastici, a volte irreali, la vita della Martire.

    Il padre, Dioscuro, ostile alla vocazione cristiana della figlia, ordinò di rinchiuderla in una torre, ma Barbara, volendo ricevere in ogni modo il sacramento della rinascita, si immerse in una vasca proclamando: “La serva di Dio Barbara viene battezzata nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo “. Saputolo, il padre decise di ucciderla, ma Barbara, traversate prodigiosamente le mura della torre, si pose in salvo. Catturata in seguito, venne consegnata al Prefetto Marciano perché la costringesse all’abiura.

    Barbara venne tormentata con piastre di ferro rovente ma rimase ferma nella professione della fede; venne torturata con torce, ma esse si spegnevano non appena sfioravano il corpo. Condannata infine alla pena capitale, fu lo stesso padre a tagliarle la testa. Scese allora dal cielo un fulmine che colpì il crudele Dioscuro, di cui non restarono neanche le ceneri.

    Il fulmine, non di vendetta ma di giustizia, che punì l’insano gesto del padre, è il centro attorno al quale si è formata, nel tempo, la devozione a Santa Barbara: la folgore fu fin da i primi secoli del Cristianesimo, considerata come spaventoso simbolo della morte improvvisa che non lascia all’uomo il tempo di pentirsi.

    Più tardi, quando con l’invenzione della polvere da sparo e delle armi da fuoco sembrò che anche dalle mani dell’uomo fosse scaturita la folgore, la devozione a Santa Barbara ebbe rinnovata diffusione tra tutti coloro che maneggiavano pericolosamente il “capriccioso fulmine inventato dall’uomo” ed invocarono Santa Barbara, gli artificieri, i cannonieri, i pirotecnici e quanti altri vivevano in mezzo alle polveri e alle armi da fuoco.

    La Marina Militare Italiana sentì, sin dall’inizio della sua storia, che compito specifico della Forza Armata era proprio quello di lanciare dalle sue navi, sempre e dovunque, fuoco sterminatore a difesa della Patria.

    Vide nel fulmine vendicatore dell’eroica fanciulla l’esemplare del fuoco dei suoi cannoni puntati sugli aggressori del Patrio suolo, vide nella fede consacrata dal sangue la propria fede.

    La Marina per questo motivo ha scelto Santa Barbara per sua Patrona e il 4 dicembre ne celebra la ricorrenza.

    In tale giorno a bordo delle Unità della Marina Militare è tradizione che il più giovane marinaio del servizio armi offra un mazzo di rose rosse al 1° Direttore del Tiro.

    Santa Barbara è la Santa che rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo.