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È finito il mercato orso nell’azionario europeo?

Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments
Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments
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A cura di Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments

Dalla fine di settembre le azioni europee hanno messo a segno un’impressionante inversione di tendenza che ha sorpreso molti commentatori e investitori.

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Il calo dei prezzi dell’energia è stato molto positivo.  Le condizioni meteorologiche sono state favorevoli e i serbatoi di gas sono stati riempiti. 

Iniziative come il regime di sostegno ai prezzi dell’energia in Germania sono state strutturate in modo intelligente per contribuire a contenere la domanda, allentando così le pressioni su un possibile rialzo dei prezzi.

I rischi permangono, soprattutto per quanto riguarda il conflitto in corso in Ucraina.

I consumatori continuano ad assistere a una compressione dei propri redditi ed è quindi probabile che dopo Natale la spesa per i consumi diminuisca.

Riteniamo che il recente rally si rivelerà di breve durata.

L’azionario europeo ha registrato un notevole rally e l’EURO STOXX 50 è salito del 20% dai minimi di fine settembre. Gli investitori che operano in dollari hanno registrato un aumento ancora maggiore. Come Columbia Threadneedle, non ci aspettavamo un simile rally e, come la maggior parte degli investitori e degli analisti, ci siamo mostrati ribassisti nei confronti delle azioni europee su base assoluta e relativa. Stiamo assistendo al ritorno di un mercato toro o a un rally in un mercato orso?

Gran parte del recente rally riflette il calo dei prezzi del gas, un’ottima notizia per l’Europa. Ad agosto, quando la Russia aveva chiuso il gas, si era detto che avremmo avuto bisogno di un inverno caldo, umido e ventoso. Caldo per ridurre la domanda, umido per riempire le riserve norvegesi e ventoso per stimolare l’energia eolica offshore. Attualmente, anche se ci avviciniamo all’inverno, i prezzi del gas sono in calo. E non incide solo il clima. Il prezzo dei futures per dicembre 2023 è sceso ulteriormente rispetto a dicembre 2022.

Cosa sta succedendo, dunque? Innanzitutto, la domanda e l’offerta sono all’opera e, come sempre, molti li hanno sottovalutati. La Germania ha riempito i suoi serbatoi di gas. L’offerta di gas naturale liquido (GNL) ha registrato un boom, soprattutto negli Stati Uniti, dove il Presidente Biden ha scelto di non ritardare ulteriormente la riapertura dell’enorme terminale GNL in Texas.

Il programma tedesco di sostegno ai prezzi dell’energia è stato un “colpo da maestro”, anche se annunciato in ritardo. Grazie a questa manovra i prezzi energetici verranno sovvenzionati, sostenendo così l’attività economica complessiva, ma esclusivamente per il 70% del consumo dello scorso anno per i grandi utenti industriali e dell’80% per le famiglie e le altre imprese. Il sistema incentiva quindi la riduzione della domanda. La produzione industriale tedesca è già scesa del 15% dalla guerra in Ucraina e l’intensità energetica è scesa ancora di più. La comunità tedesca sta compiendo un grande sforzo per ridurre il consumo di gas a prescindere dal prezzo e riteniamo che il Regno Unito avrebbe dovuto seguire l’esempio della Germania.

Ci sono indubbiamente dei rischi. Quest’anno si sono verificati una serie di attacchi alle infrastrutture della NATO, tra cui cavi energetici in Norvegia, la rete ferroviaria tedesca e siti web di aeroporti statunitensi. Alcuni di questi attacchi avrebbero richiesto abilità altamente specializzate. Ad esempio, Il cavo Svalsat in Norvegia è profondo diverse centinaia di metri e se, come molti credono, dietro questi attacchi ci fosse la Russia, è possibile che si stia esercitando per una campagna più ampia. L’invasione dell’Ucraina non è andata bene per la Russia, ma gli attacchi alla rete elettrica ucraina si sono tuttavia rivelati molto efficaci.

Alcuni “falchi” della comunità dei servizi segreti si aspettano un altro shock dei prezzi energetici durante quest’inverno, che potrebbe essere causata dall’interruzione delle forniture all’Europa da parte del Medio Oriente. Ovviamente speriamo che si sbaglino. In effetti, stiamo assistendo ad una crescente pressione da più parti affinché l’Ucraina accetti un accordo di pace. Sul fronte più ampio, i numeri dell’economia sono migliorati rispetto alle previsioni e ci aspettiamo che i consumatori di tutto il mondo sviluppato si concederanno un buon Natale dopo le perturbazioni degli ultimi due anni.

Dobbiamo quindi aspettarci che il rally delle azioni europee prosegua? A nostro avviso, no. In primo luogo, i consumatori europei stanno affrontando una grave compressione dei redditi reali. I salari nell’Eurozona stanno aumentano del 3% circa, ma con un’inflazione a due cifre. Crediamo quindi che i consumatori potrebbero attingere ai loro salvadanai durante il periodo natalizio, ma che saranno poi costretti a tagliare i consumi con l’arrivo del nuovo anno e, con l’ulteriore indebolimento della domanda, i margini si ridurranno. Sembrerebbe che abbiamo assistito a un rally del mercato ribassista delle azioni europee piuttosto che a un rialzo prolungato.

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