Tra timori di recessione e “super” dollaro: cosa accadrà ora all’economia americana?

Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel
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A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel

  • Il mercato del lavoro USA rimane solido: questo scenario porta a pensare che i tassi continueranno a salire con l’inizio dell’anno nuovo, per poi fare una pausa, senza però essere tagliati
  • La variazione dei dati sull’inflazione indica che l’economia potrebbe dare segni di rallentamento nel corso del 2023, senza fornire incentivi alla Fed per un taglio dei tassi
  • Qualora l’economia globale si indebolisse ed entrasse in recessione, gli asset in dollari diventerebbero un rifugio sicuro per gli investitori

10 ottobre 2022 – Nel difficile contesto economico-finanziario globale, gli occhi rimangono puntati sull’economica americana. Tra timori di recessione e un mercato del lavoro ancora in salute, i mercati continuano a prevedere uno scenario base in cui le prospettive macroeconomiche negli USA si deterioreranno a partire dall’anno prossimo e dove, di conseguenza, i tassi d’interesse verranno ridotti.

Riteniamo, però, che questa eventualità sia sempre meno probabile: i dati sull’occupazione, infatti, restano solidi e non si vede, al momento, un aumento significativo del numero di licenziamenti. Questo scenario ci porta quindi a pensare che i tassi continueranno a salire con l’inizio dell’anno nuovo, per poi fare una pausa nel corso dell’anno, senza però essere tagliati. Nel 2022, l’economia statunitense ha registrato due trimestri consecutivi di crescita negativa – il che non corrisponde alla definizione tecnica di recessione negli Stati Uniti, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte delle economie mondiali. La variazione dei dati sull’inflazione, però, indica che l’economia potrebbe dare segni di rallentamento nel corso del 2023, senza fornire incentivi alla Fed per un taglio dei tassi. L’inflazione di fondo dovrebbe scendere considerevolmente, ad esempio allo 0,2, perché la Fed possa prendere in considerazione un taglio dei tassi, ma siamo ben lontani da questo scenario.

GLI EFFETTI DI UN SUPER DOLLARO

Le politiche della Fed creeranno comunque grattacapi all’Europa. Il problema principale per la BCE e la Bank of England (BoE) è che, se la Fed continua con il rialzo dei tassi, allora i policymaker dovranno cercare di adeguarsi per mantenere la forza relativa delle loro valute. Contrariamente, dovranno accettare un’inflazione importata più elevata e cercare di diminuire le pressioni inflattive nell’economia interna. Il risultato è che le Banche Centrali rischiano, in questo modo, di dover alzare i tassi in misura superiore al target perseguito.

Tuttavia, non crediamo che un dollaro così forte possa avere un impatto negativo sull’economia americana. Anzi, potrebbe contribuire a mantenere bassi i costi delle importazioni. È anche vero che, dall’altro lato, un super dollaro può danneggiare molti investitori perché il valore degli utili delle società americane potrebbe risultare inferiore.

Infine, qualora l’economia globale si indebolisse ed entrasse in recessione, gli asset in dollari diventerebbero con molta probabilità un rifugio sicuro per gli investitori. Se BCE e BoE, ad esempio, intervenissero per rafforzare le valute con il rischio di innescare una recessione in Europa, il dollaro andrebbe comunque a rafforzarsi.

Payden & Rygel 

Con oltre 135 miliardi di dollari in gestione, Payden & Rygel è leader nella gestione del risparmio gestito e annovera tra i suoi clienti banche centrali, fondi pensione, imprese di assicurazione, università, banche private e fondazioni di varia natura.  Società di gestione indipendente e non quotata, Payden & Rygel ha sede a Los Angeles con uffici a Boston e hub di gestione a Londra e a Milano.


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