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Congresso Nazionale ANMCO. Colesterolo LDL: “Più basso è meglio”

Firenze, 4 giugno 2015 – Dal 46°Congresso Nazionale dell’ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, in programma dal 4 al 6 giugno a Milano, emergeranno le ultime novità su come abbattere il colesterolo LDL, comunemente definito “cattivo”, per migliorare le prospettive nella prevenzione degli eventi cardiovascolari.

«Quando parliamo di colesterolo LDL la metodologia vincente è quella italiana, e più in generale europea, “più basso è meglio” – commenta il Presidente ANMCO Michele Gulizia – Per questo vogliamo insistere sull’importanza dell’utilizzo di inibitori selettivi del riassorbimento del colesterolo (Ezetimibe) e del nuovo anticorpo monoclonale, inibitore dell’enzima PCSK9 e appena approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali, Evolocumab. Si tratta del primo anticorpo monoclonale interamente umano appartenente a una classe di inibitori del PCSK9 che ha un ruolo strategico nel metabolismo dell’LDL, ha la capacità di rimuovere in maniera “potente” il colesterolo LDL in circolo, inibendo il recettore PCSK9 che a sua volta ha un’azione modulante sugli altri recettori presenti sulla superficie cellulare».

[easy_ad_inject_1]I risultati degli studi OSLER 1 e OSLER 2 condotti su quasi 5.000 pazienti randomizzati, a confronto con la terapia standard, hanno dimostrato un dimezzamento del rischio cardiovascolare nel gruppo trattato con Evolocumab: la riduzione di LDL è stata più che significativa, del 61%, mentre la riduzione del rischio relativo di sviluppare eventi cardiovascolari è stata di oltre il 53%: «Considerata la mole di dati a favore della sua efficacia – prosegue il Dott. Gulizia – Evocumab ha senz’altro ottime prospettive di essere utilizzato in prevenzione secondaria per ridurre le recidive di infarto, ictus e claudicatio».

Dai lavori, e a supporto dell’approccio “più basso è meglio”, faranno eco anche i risultati dello studio Improve-it, presentati per la prima volta pochi mesi fa al Congresso dell’American Heart Association di Chicago.

I dati segnano una svolta nelle opzioni terapeutiche farmacologiche dei pazienti con sindrome coronarica acuta, ponendo le condizioni necessarie per modificare radicalmente le linee di condotta, già codificate da anni, non solo rispetto al target di colesterolo LDL da raggiungere nei pazienti colti da un evento coronarico, ma anche rispetto alle opzioni terapeutiche con cui perseguirlo: «È un progetto ambizioso quello di Improve-it – commenta il Presidente ANMCO Michele Gulizia – perché per la prima volta un farmaco che semplicemente inibisce l’assorbimento di colesterolo, ezetimibe, dotato di un ottimo profilo di safety, viene utilizzato come alleato di una statina e posto al confronto con essa, in uno studio che coinvolge pazienti con sindrome coronarica acuta, ma anche perché indaga e fa luce sulla possibilità che ridurre questo colesterolo oltre i livelli considerati ottimali possa ulteriormente impattare sulla sopravvivenza e sulla morbilità di questi pazienti. Sappiamo che una elevata percentuale di essi, normalmente, non riesce neanche ad avvicinarsi ai livelli considerati target, per discontinuità terapeutica e spesso per intolleranza alle alte dosi di statina necessarie a raggiungerli».

Lo studio, in particolare, ha coinvolto oltre 1.100 centri e arruolato oltre 18.000 pazienti di età superiore ai 50 anni, con STEMI-NSTEMI-Angina instabile da non più di 10 giorni, comprendendo un discreto numero di diabetici e donne, con livelli di C-LDL già ritenuti non particolarmente elevati. La popolazione presa in esame, oltre al trattamento farmacologico e interventistico standard, è stata randomizzata in due gruppi: uno posto in trattamento con Simvastatina 40 mg e uno con ezetimibe/sinvastatina 10/40, e seguita in un lungo follow-up di 9 anni, valutando quali end point primari morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico, stroke, ospedalizzazione per rivascolarizzazione a 30 giorni dall’arruolamento.

Nel braccio ezetimibe /simvastatina la riduzione di colesterolo LDL è stata maggiore che nel gruppo simvastatina (in media 53.7 vs 69.5 mg/dL), determinando una riduzione del 6,4% degli eventi cardiovascolari, del 13% di infarti miocardici acuti, del 21% di ictus ischemico, con pari mortalità cardiovascolare nei due gruppi ed NNT 38 nell’analisi on treatment: ovvero è stato necessario trattare 38 pazienti per 7 anni per evitare un infarto o un ictus, ribadendo un ottimo profilo di safety per ezetimibe che si conferma un alleato efficace e ben tollerato.
«Per la prima volta – conclude il Dott. Gulizia – abbiamo dimostrazione che ridurre ulteriormente i livelli di colesterolo LDL ci consente di ottenere un miglior beneficio clinico sui nostri pazienti a più alto rischio e la certezza che abbiamo a disposizione nuovi farmaci efficaci e sicuri che ci consentono di ottenere tale beneficio in una popolazione più ampia di quanto consenta la sola statina».

Agnes

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