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Cava de Tirreni (Salerno). Dal 5 marzo la carta d’identità elettronica

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cava de tirreni
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Da lunedì 5 marzo 2018 il Comune di Cava de' Tirreni emetterà la carta di identità elettronica. Lo comunica l’Ufficio Stampa del comune di Cava de’ Tirreni in provincia di Salerno. “Pertanto, come previsto dalle disposizioni ministeriali, – continua la nota – non è più possibile richiedere documenti cartacei tranne in casi particolari.

La Fashion Week su Instagram, un evento da oltre 15 milioni di interazioni

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Fashion calendar by IFTAwards

Anche per questa edizione, Instagram è stato eletto il social preferito per condividere i momenti salienti della sei giorni di Milano Moda Donna.

Giornata mondiale malattie rare: circa il 40% sono malattie neurologiche rare

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medico
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Roma, 27 febbraio 2018 – Il 28 febbraio si celebra la Giornata Mondiale delle Malattie Rare e la Società Italiana di Neurologia (SIN) coglie l’occasione per informare la popolazione sulle importanti novità terapeutiche per le malattie rare di tipo neurologico che riguardano ben il 40% del totale.

Salerno. Fonderie Pisano, PCI: “chi cerca lo scontro?”

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pci
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“La sezione “Antonio Gramsci” di Salerno del PCI condanna fermamente l’ultimo atto unilaterale della Regione Campania relativamente all’annosa vertenza delle Fonderie Pisano – la delibera con la quale si impone l’interruzione dell’attività produttiva dell’Azienda – ed è al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie che in questo momento vivono sgomenti il dramma dell’inevitabile perdita del posto lavoro e della capacità di reddito. ”

E’ quanto si legge in un comunicato firmato da Raffaele Coppola, segretario cittadino del Partito Comunista Italiano.

“Il Comitato Direttivo della sezione “Antonio Gramsci” di Salerno aveva inviato in data 3 febbraio u.s. un OdG alle più alte istituzioni politiche in città ed in Regione chiedendo l’urgentissima convocazione, non più rinviabile, di un idoneo e adeguato tavolo di trattativa, anche prima dell’esito conclusivo degli accertamenti “Spes” che già avevano registrato una presenza sopra la media di zinco e selenio” affinché ciascuna parte in causa, a partire dalla Società Fonderie Pisano, arrivasse ad assumersi pubblicamente le proprie responsabilità in tutte le sedi preposte.
Nessuna risposta è arrivata dalle istituzioni se non la delibera con la quale, appunto, viene intimata all’Azienda l’interruzione dell’attività produttiva.
Il PCI ritiene che la questione delocalizzazione non è più rinviabile, pena l’accentuazione di un disastro umanitario e occupazionale, in cui non ci sono solo responsabilità politiche, amministrative e imprenditoriali recenti ma anche storiche.
Il PCI è consapevole che solo l’immediata convocazione dell’ipotizzato tavolo di trattativa possa contribuire a cercare la migliore soluzione possibile ed assiste invece ad una gravissima ed unilaterale drammatizzazione solo perché qualcuno potrebbe pensare, e sta pensando, di poterla utilizzare a proprio vantaggio.”

Nutrizione e sport: la giusta formula per essere sani e in forma

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personal trainer
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Per essere in forma dentro e fuori, bisogna mettere in contatto il mondo della nutrizione e quello dello sport. Per tornare in forma è necessario quindi seguire una dieta personalizzata in base alle esigenze del proprio corpo e associare a questa del sano sport. Molte volte il dimagrimento diventa l’occasione per imparare tante cose sull’alimentazione, tanto che anche una volta ottenuto il risultato raggiunto si finisce comunque per mantenere quel peso in modo del tutto naturale, semplicemente adottando un tipo di alimentazione più sana rispetto al passato. In alcuni casi avviene lo stesso per coloro che si avvicinano al mondo dello sport: iniziano un percorso per tornare al proprio peso forma o per tonificare i muscoli e finiscono per appassionarsi ad uno stile di vita, diventando poi veri e propri personal trainer.

Ad ognuno il suo piano di azione

La costituzione fisica è una caratteristica molto personale e in base alla stessa può essere necessario seguire un tipo di allenamento fisico e un’alimentazione precisa. Un piano ben studiato e specifico permette di rimodellare il fisico senza tuttavia stravolgerlo, quindi di migliorare i propri difetti ed esaltare i pregi. Ogni persona ha un fisico diverso, non ha alcun senso avere come obiettivo qualcosa che non si adatta a noi perché non lo si raggiungerà mai e psicologicamente non è per nulla positivo. La cosa migliore è lavorare quindi con razionalità, insieme al proprio corpo. In questo modo dimagrire o tonificare sarà più facile.

Le costituzioni fisiche principali sono quattro:

  • il fisico a pera, con i fianchi larghi e i punti critici a livello di glutei, fianchi, cosce.
  • il fisico a mela, con il punto critico a livello della vita, sebbene in presenza di fianchi e spalle strette.
  • Il fisico a parallelepipedo, in cui spalle, pancia, fianchi sono all’incirca larghi uguali, dove quindi mancano le curve.
  • Fisico a clessidra, dove il fisico è tutto curve e si dovrà puntare a rimodellare o eventualmente snellire, valorizzandole.

È sempre importante ricordare che il personal trainer potrà seguire la persona nel perfetto piano di allenamento, ma non può di certo sostituirsi ad un dietologo, ad un nutrizionista o ad un medico per quel che riguarda l’alimentazione o per l’allenamento in presenza di particolari disturbi. Al massimo può avvalersi di altri professionisti specializzati o di software specifici autorizzati che possono dare solo una traccia di una dieta da seguire.

Da dovere a passione: come diventare personal trainer

Se come abbiamo anticipato a forza di allenamenti e stile di vita sano viene la passione, perché non diventare personal trainer? È un riconoscimento che dà soddisfazione, permette di approfondire gli argomenti e, perché no, di intraprendere anche una piccola carriera o di arrotondare il proprio stipendio. Quanto guadagna un personal trainer? Dipende da tantissimi fattori, in tutti i casi diventare un professionista del fitness, grazie a semplici corsi per personal trainer, non è una cosa difficile se c’è la passione alle spalle. Di corsi personal trainer ce ne sono diversi in Italia, è bene però fare attenzione ai requisiti richiesti e al rilascio delle certificazioni, che dovrebbero essere riconosciute sia a livello nazionale che europeo (e non è cosa da tutti!). Un corso valido è affiliato ad un ente sportivo riconosciuto dal CONI, quindi ha valore ufficiale.

L’acqua un bene primario spiegato da ActionAid attraverso un fumetto.

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Uno degli elementi fondamentali per la sopravvivenza è l’acqua potabile. Basti pensare a quante sono le azioni che nel quotidiano svolgiamo adoperando l’acqua. Dal bere un bicchiere d’acqua, a rilassarsi sotto la doccia dopo una giornata di lavoro, dal poter lavare i cibi al cuocere gustose pietanze.

Eppure ci sono molti bambini e molti villaggi nel Sud del mondo che non hanno accesso all’acqua potabile. In alcuni casi devono percorrere numerosi chilometri a piedi, affrontare diversi ostacoli per raggiungere una pompa di acqua e raccoglierne una piccola quantità per la famiglia.

A causa della mancanza di cibo e di acqua potabile i bambini, che non muoiono nei primi anni di vita, crescono malnutriti, con il corpo e gli organi non sviluppati. Queste carente creano anche gravi deficit al sistema immunitario che gli espone alle malattie senza la minima difesa e anche un banale raffreddore vista l’assenza di medicine può risultare banale per questi bambini.

ActionAid porta avanti diversi progetti per garantire il diritto all’acqua potabile e per sensibilizzare le persone, in collaborazione con Gud ha realizzato un fumetto che narra in sintesi la storia di una bambina che ogni giorno deve recarsi con la mamma a raccogliere l’acqua. Nelle vignette si possono vedere alcuni spezzoni di vita reale che mostrano solo alcuni dei diritti negati ogni giorno ai bambini, come il diritto all’istruzione causato dalla mancanza di scuole o dalla loro lontananza, lo sfruttamento minorile che nega loro l’infanzia, l’assenza di acqua e di cibo.

Basta davvero un semplice gesto per garantire ai bambini di vivere vedendo rispettati i loro diritti, e non di sopravvivere sperando di poter vedere l’alba del giorno dopo. Attraverso l’adozione a distanza di ActionAid si può fare davvero tanto, non solo per i bambini, ma per tutto il villaggio, costruendo scuole, pozzi d’acqua e garantendo cibo e medicine. Non restiamo più solo a guardare da lontano diventiamo una speranza concreta per milioni di bambini.

Al via per il terzo anno il progetto “Melanomi, le differenze contano. Parliamone insieme”

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Progetto_Melanomi_Street Artist
Progetto_Melanomi_Street Artist

Torino, 15 febbraio 2018 – E’ il terzo tumore più frequente sotto i 50 anni con un’incidenza nella popolazione che nel tempo è aumentata fino a sfiorare la soglia dei 14 mila casi nel 2017[1]: si tratta del melanoma, una patologia di cui esistono diversi sottotipi, ciascuno con caratteristiche differenti. Ed è anche per questo che i pazienti chiedono di avere una maggiore chiarezza di informazione necessaria per affrontare la malattia.

Proprio per andare incontro alle esigenze di conoscenza dei pazienti affetti da melanoma e delle loro famiglie, torna il progetto “Melanomi, le differenze contano”, il ciclo di incontri aperto a tutti, promosso da Novartis con il patrocinio di IMI – Intergruppo Melanoma Italiano: il 17 febbraio avrà luogo il primo incontro con il team multidisciplinare dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino.

Partito nel 2016, il progetto ha finora coinvolto 10 centri ospedalieri in tutta Italia e visto la partecipazione di oltre 700 tra pazienti e care-givers.

“In molti casi oggi il paziente ha un ruolo attivo nel percorso di cura e questo è un bene”, afferma la prof.ssa Maria Teresa Fierro, direttore della Clinica Dermatologica dell’AOU Città della Salute e della Scienze di Torino – Anche se a volte si sente dire che i pazienti fanno troppe domande, il troppo non esiste: le persone affette da melanoma, giustamente, vogliono e hanno bisogno di essere informate, ed è compito del medico andare incontro a queste necessità. Il ruolo del clinico è proprio quello di condividere le informazioni, per rendere il paziente consapevole della sua situazione clinica e rispondere alle sue esigenze anche dal punto di vista del supporto psicologico e di comunicazione”.

In un clima aperto e disteso, durante l’incontro sarà dato ampio spazio al dialogo, alla discussione, al confronto tra i pazienti e un team di esperti su diverse tematiche: parola d’ordine sarà infatti multidisciplinarità, perché per prendersi cura della persona con il melanoma servono competenze trasversali che spaziano dalla medicina alla psicologia, dall’informazione alla comunicazione. In particolare, Paolo Broganelli, Responsabile della SS Prevenzione dei tumori cutanei e epiluminescenza, tratterà il tema della prevenzione e della diagnosi precoce, Virginia Caliendo, Primario di Dermochirurgia, affronterà i dubbi relativi agli interventi, Pietro Quaglino e Paolo Fava (Clinica Dermatologica), invece, interverranno in qualità di esperti per la terapia medica. Partecipazione preziosa sarà inoltre quella di Annamaria Ottaviani, psicologa clinica, il cui team accompagna tutti i i pazienti oncologici delll’A.O.U. Città della Salute e della Scienza, durante il percorso di cura, facilitando la comunicazione medico-paziente.

“Non tutti i pazienti, al momento della diagnosi, conoscono la malattia e le diverse possibilità di trattamento – sottolinea Giovanna Niero, rappresentante di A.I.Ma.Me. (Associazione Italiana Malati di Melanoma). – La sola parola melanoma trasmette un senso di inquietudine e paura, ma spesso all’inizio non si ha davvero consapevolezza della propria malattia. E, se non si conosce la patologia, non si possono nemmeno attuare le strategie migliori per combatterla. Gli incontri con i medici sono uno strumento prezioso per raggiungere quello che da sempre è anche l’obiettivo dell’Associazione: far conoscere la malattia per smettere di averne paura”.

Molto apprezzato durante le scorse edizioni, anche quest’anno durante gli incontri sarà presente uno street artist, che raccoglierà le tematiche emerse durante la discussione, conferendo loro l’originalità e l’immediatezza della veste grafica.

Un ulteriore strumento messo a disposizione dal progetto è l’app Melanomi, disponibile su Play Store e App Store: un alleato digitale pensato per essere ancora più vicino ai pazienti, che raccoglie le informazioni sulla malattia, gli stili di vita e i bisogni psicologici emersi durante gli incontri con i medici.

Hai bisogno di un elettricista? Oggi internet ti mette a disposizione tanti ottimi professionisti

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elettricista

State pensando di ristrutturare un’abitazione o un ufficio a Milano e dovete mettere mano all’impianto elettrico, ma non sapete a chi rivolgervi? Avete paura di incappare in ciarlatani o in tecnici improvvisati? Siete a corto di tempo e avete bisogno di un canale rapido e affidabile? È l’era del web.

Non vi preoccupate. Internet offre molti siti in cui è possibile individuare professionisti del settore seri ed affidabili. Alcuni portali online consentono di rintracciare i lavoratori più qualificati della zona in cui vivete, ma anche richiedere preventivi e confrontare prezzi, così da poter attuare una scelta in tutta sicurezza. Quindi, se avete bisogno di un elettricista a Milano, sarà sufficiente inserire il nome della città per avere subito una lista di professionisti in zona.

Quando bisogna chiedere aiuto ad un professionista?

A meno che non si abbiano ampie conoscenze e competenze nel settore elettrico, quando si deve mettere mano all’impianto elettrico di un edificio è importante rivolgersi ad un professionista, così da evitare l’insorgere di problemi seri, sia sul piano della sicurezza, che di quello legislativo.

È bene affidarsi ad un esperto soprattutto quando si deve attuare la messa a norma di un impianto, ovvero quando deve essere adeguato alle nuove normative. Spesso, infatti, chi si improvvisa elettricista non conosce le modifiche che vengono attuate in questo campo dal sistema giuridico. Affidarsi a questi tecnici “fai da te”, vuol dire correre il rischio di incappare in multe e in sanzioni, spesso cospicue.

Anche la manutenzione e la sistemazione degli apparecchi elettrici richiede l’intervento di professionisti, in grado di individuare eventuali sovraccarichi o danni alla linea telefonica che, se trascurati, potrebbero portare a guasti ben più gravi.

L’importanza di un buon impianto elettrico

L’impianto elettrico in un’abitazione è molto importante, tant’è che ci si comincia a pensare già in fase di costruzione, quando si sta provvedendo alla realizzazione della struttura abitativa. Infatti, durante la fase di progettazione di un immobile, viene redatto il cosiddetto schema d’impianto, ovvero una illustrazione grafica di tutte le componenti elettriche che andranno a costituire l’impianto. Successivamente, si passa alla redazione del progetto finale, ossia una rappresentazione su carta della distribuzione di tutti gli interruttori e di tutte le prese, in base al posizionamento degli elettrodomestici.

Lo schema d’impianto è un documento estremamente importante, che deve essere redatto da un professionista, tanto che deve essere allegato alla dichiarazione di conformità dell’impianto, che il proprietario dell’abitazione deve possedere.

Si può parlare di buon impianto elettrico, quando

  • è realizzato con materiali di qualità e certificati IMQ, ovvero a norma di legge;
  • è composto da un’adeguata sezione di cavi, i quali devono essere idonei a supportare i carichi elettrici richiesti, in modo da evitare eventuali guasti all’impianto;
  • è completo di protezioni contro i contatti diretti ed indiretti, ossia di un salvavita, che garantisce la sicurezza degli abitanti della casa, in particolar modo dei bambini, che spesso giocano con le prese della luce, rischiando di fulminarsi. Questo interruttore, infatti, ha il compito di individuare eventuali apparecchiature guaste, sbalzi di corrente e dispersioni di corrente elettrica. E, una volta percepito il pericolo, deve provvedere immediatamente al distacco della corrente;
  • è caratterizzato da punti luce, impianto citofonico e dalle prese per la linea telefonica.

1 italiano su 4 over 70 ha la cataratta: diagnosi, cure e trattamenti innovativi

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cataratta

Ogni anno nel nostro Paese si eseguono all’incirca 500.000 interventi di cataratta, una patologia che quindi colpisce 1 italiano su 4 dopo i 70 anni di età e che è davvero molto diffusa a livello mondiale.

Oggi questo intervento è assolutamente standardizzato e la percentuale di complicanze è ridotta a meno del 3%. Negli ultimi anni le metodiche innovative di intervento di cataratta hanno consentito di migliorare notevolmente i risultati e nella maggior parte dei casi di ridurre moltissimo o addirittura evitare l’uso degli occhiali dopo l’intervento.

Cerchiamo di capire come si riconosce questa patologia e quali sono i metodi migliori per curarla.

Diagnosticare la cataratta

La cataratta è la graduale opacizzazione del cristallino, cioè della lente naturale dell’occhio umano che focalizza i raggi luminosi provenienti da qualsiasi distanza sulla retina, la quale invia l’informazione ricevuta al cervello. La causa della cataratta è da ricercare nell’invecchiamento dei tessuti e nell’ossidazione delle proteine che costituiscono la struttura del cristallino. Il soggetto nel quale sta insorgendo la cataratta si accorge che la vista diventa poco a poco più annebbiata, i colori più sbiaditi, la visione notturna più difficoltosa.

La cataratta si sviluppa lentamente e senza manifestazioni dolorose, in uno o in entrambi gli occhi, anche se di norma avviene in modo asimmetrico. Il sintomo più comune è l’annebbiamento della visione. Il soggetto avverte difficoltà a distinguere gli oggetti poco o troppo illuminati, le fonti luminose appaiono poco definite nei contorni, i colori sembrano meno vivaci. Si può manifestare una variazione refrattiva, cioè la comparsa di una miopia prima inesistente, il peggioramento della miopia già presente, l’improvvisa capacità di lettura senza lenti accompagnata a una riduzione visiva da lontano. In alcuni casi si può avere una vista apparentemente normale in condizioni di luce fioca e grande difficoltà visiva in ambiente molto illuminato. Nei casi di cataratta molto evoluta, la difficoltà a distinguere gli oggetti diventa estrema e l’intervento indispensabile ed urgente.

Cataratta: intervento, cura e trattamento: le novità.

A oggi non esistono terapie mediche per evitare la comparsa o l’evoluzione della cataratta, il trattamento è esclusivamente chirurgico.

L’intervento di cataratta si esegue in anestesia topica e non richiede degenza. Le probabilità di avere successo sono superiori al 97%, soprattutto se ci si affida a strutture di alto livello, in grado di effettuare l’intervento considerandolo un atto di chirurgia refrattiva, utilizzando tecniche e strumenti innovativi ed avendo come obiettivo la miglior riabilitazione visiva e funzionale del paziente.

L’intervento si esegue con tecnica microchirurgica o con laser a femtosecondi. In entrambi i casi, si dissolve il cristallino naturale opacato e inefficiente e si sostituisce con un cristallino artificiale (IOL) di potere adeguato a ottimizzare la visione.

La tecnica microchirurgica classica prevede l’esecuzione di incisioni manuali, la successiva frammentazione del cristallino con ultrasuoni ed infine l’impianto del cristallino artificiale. La tecnica con femtolaser (FLACS) impiega una luce infrarossa rapida ad alta precisione che produce un effetto di fotodissezione (taglio) dei tessuti. L’azione del laser è estremamente efficace ed è guidata da un computer, sotto la diretta supervisione del chirurgo. I vari passaggi sono standardizzati ed eseguiti in sequenza: dapprima si praticano i tagli di accesso, precisi e di dimensioni ridotte, per ridurre al minimo l’astigmatismo postoperatorio ed eventualmente trattare un astigmatismo preesistente. Successivamente si pratica la capsulotomia e la frammentazione del nucleo del cristallino. La fase finale prevede l’impiego dell’apparecchiatura microchirurgica classica e l’impianto del cristallino artificiale.

Il risultato dell’intervento di cataratta consiste nel ripristino di una visione nitida, nella correzione di problemi visivi quali miopia, ipermetropia, astigmatismo e nella possibilità di avere una buona visione contemporaneamente da vicino e da lontano.

Cataratta secondaria e trattamento

A distanza di mesi o anni dall’intervento di cataratta, il paziente può lamentare nuovamente la perdita di nitidezza della visione. Questo fenomeno è dovuto all’opacamento del “contenitore” del cristallino artificiale (capsula posteriore). Si parla in questo caso di cataratta secondaria. L’incidenza del fenomeno è tanto maggiore quanto minore è l’età del paziente. Nei soggetti più giovani la vitalità dei tessuti genera più facilmente la proliferazione cellulare che determina l’opacizzazione della capsula posteriore.

Il problema si risolve in tutti i casi con la capsulotomia posteriore, una tecnica chirurgica ambulatoriale, rapida e indolore, praticata con lo YAG laser. Il recupero della nitidezza visiva avviene dopo poche ore dal trattamento.

EPILESSIA, STUDENTI DISCRIMINATI “LA SCUOLA NON SA ACCOGLIERLI”

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Stefano Bellon, presidente di AICE Veneto
Stefano Bellon, presidente di AICE Veneto

(Padova, 6/02/2018) – È la seconda patologia neurologica per diffusione, dopo la cefalea. Colpisce mezzo milione di persone in Italia, con 30mila nuovi casi l’anno. Sarà l’epilessia al centro del convegno nazionale «Update in epilettologia» in programma a Padova venerdì 9 e sabato 10 febbraio all’Orto Botanico di Padova. In Veneto soffrono di epilessia 40mila persone. Eppure la patologia di cui il 12 febbraio ricorre la giornata mondiale, viene considerata ancora troppo spesso una patologia oscura, da nascondere. Chi è colpito in realtà può condurre un’esistenza normale ma è costretto, insieme ai propri familiari, a scontrarsi con stereotipi e pregiudizi radicati. Sensibilizzare sul tema di un problema così diffuso e informare correttamente da un lato, aggiornarsi scientificamente creando link e condivisione diretta fra ricercatori e clinici dall’altro: questi i due obiettivi della seconda edizione del convegno. Ritorna così un appuntamento di rilievo internazionale, organizzato da Aice (Associazione Italiana contro l’epilessia) Veneto e Lice (Lega italiana contro l’epilessia), in collaborazione con Epitech Group. Per iscriversi basta compilare l’apposito modulo online.

IL CONVEGNO: TESTIMONIANZE E AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO
L’evento comincerà nel pomeriggio di venerdì, con un focus su cittadini e famiglie. A inaugurare i lavori Stefano Bellon e Federica Ranzato, presidenti rispettivamente di Aice e Lice Veneto. La possibilità di vivere un’esistenza normale si toccherà con mano grazie anche alle voci di chi convive con la patologia ogni giorno. Racconti di genitori che hanno cresciuto i propri ragazzi e la testimonianza della rodigina Nadia Bala, che ha saputo non demordere anche se colpita in maniera forte dalla patologia, diventando a meno di trent’anni capitana della nazionale italiana di sitting volley, la pallavolo paralimpica. Nella giornata inaugurale si parlerà anche di gravidanza, internet e vaccini: temi dibattuti sui quali è fondamentale fare chiarezza. Il sabato, invece, sarà dedicato alla ricerca e all’individuazione di nuove strategie terapeutiche. Il convegno prevede anche l’accreditamento ECM per le seguenti figure professionali: Medico Chirurgo (tutte le discipline), Tecnico di neurofisiopatologia, Psicologo, discipline di psicoterapia e psicologia, Infermiere. Il programma dettagliato è disponibile sul sito epilepsyupdate.it.

IL NODO SCOLASTICO
Quattro persone su cinque vengono colpite da epilessia entro i 16 anni di età. E sono proprio gli anni della scuola a presentare forti criticità. Ancor oggi ci sono istituti che non accettano bambini che soffrono di epilessia. Oppure li costringono a pratiche umilianti, come il fatto di essere accompagnati da un genitore in gita scolastica. «La crisi epilettica è la prima causa di chiamata al 118 da parte delle scuole – conferma il presidente di AICE Veneto Stefano Bellon – quando in realtà l’80% degli attacchi si risolve autonomamente o attraverso farmaci. Purtroppo però la responsabilità della loro somministrazione non se la prende quasi nessuno. E paradossalmente è più facile che in ambiente scolastico venga utilizzato il defibrillatore piuttosto della fornitura di un farmaco durante una crisi: è un dato di fatto, purtroppo, che ancora la scuola non sa accoglierli». È per questo che l’Aice da due anni sta andando nelle scuole del Padovano a fare corretta informazione. «Abbiamo fatto più di 25 incontri, parlato con un migliaio di persone fra genitori e personale scolastico – ricorda Bellon –. Ed è su questa strada che vogliamo continuare a muoverci: rompere il velo che c’è attorno a questa patologia permetterà a chi ne soffre di vivere meglio».

«L’epilessia purtroppo determina discriminazione – ricorda la dottoressa Federica Ranzato, coordinatrice Lice Veneto – anche nel mondo del lavoro: spesso le persone con epilessia che dichiarano il loro stato di salute non trovano un lavoro adeguato alla loro formazione professionale. Uno degli impegni di Lice, insieme ad Aice e alle altre associazioni dei pazienti è quello di lavorare per ottenere una maggior conoscenza della malattia in tutti gli ambiti, compreso quello lavorativo: non si ha paura e non si discrimina solo ciò che si conosce.
Lice crede molto nell’evento del 9 e 10 febbraio a cui sarà presente anche il Presidente Nazionale a testimonianza dell’impegno dei medici Epilettologi nel costruire e diffondere la conoscenza sulle Epilessie».