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Mancini, nuovo tecnico dell’Italia del futuro

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Roberto Mancini

Si sono sciolte le riserve pochi giorni fa, sebbene la notizia fosse pubblica ormai da molto. Roberto Mancini è il nuovo tecnico della nazionale italiana. Dopo aver rescisso il contratto con lo Zenit di San Pietroburgo, il “Mancio” è stato designato da Alessandro Costacurta e la nuova dirigenza della Federcalcio come l’allenatore che proverà a dare un nuovo impulso a una squadra azzurra logorata dalla mancata partecipazione al mondiale di quest’estate, che avrà luogo in Russia dal 14 giugno al 15 luglio prossimo. Dopo che erano stati sondati una serie di nomi, tra i più prestigiosi, quello di Carlo Ancelotti, unico tecnico italiano capace di vincere la Champions con due squadre diverse, la scelta è ricaduta su Mancini, che torna in Italia dopo l’ultima esperienza all’Inter.

L’ex fantasista di Sampdoria e Lazio allena ormai da quasi vent’anni ed ha accumulato abbastanza esperienza per potersi dire pronto a questa nuova sfida. In effetti, negli ultimi anni, i migliori allenatori hanno puntato ad esperienze con i club, mentre le nazionali sono quasi sempre dirette da tecnici già in età avanzata o senza esperienze particolarmente importanti in panchine di livello.

Il caso di Mancini è leggermente diverso, perché il tecnico jesino si è già misurato in una serie di competizioni d’elite ed ha vinto Scudetti sia in Italia sia in Inghilterra. C’è da aggiungere che, sebbene i vari titoli nazionali ottenuti con l’Inter dopo Calciopoli fossero per molti relativamente facili da vincere per via dell’assenza di concorrenza effettiva e la sua squadra fosse la favorita secondo le scommesse sul calcio italiano per la conquista della Serie A, il titolo di campione d’Inghilterra con il Manchester City nel 2012 ebbe tutt’altro sapore.  Con quella vittoria Mancini dimostrò a tutti che era capace di vincere anche in condizioni più avverse, ed è stato questo il motivo principale che ha spinto la Federcalcio a scegliere questo allenatore come timoniere della nuova barca azzurra.

Con il probabile ritiro di Gianluigi Buffon dalle competizioni calcistiche ufficiali, il Mancio ripartirà da una serie di nomi nuovi e di calciatori giovani ai quali dovrà dare più di un’opportunità per preparare al meglio l’europeo itinerante del 2020. La sfida è sicuramente interessante e stimolante per un tecnico che negli ultimi anni non è riuscito del tutto a dare un gioco alle proprie squadre e che ha dovuto fare i conti con una certa fama di raccomandato, che lo perseguita da quando iniziò la carriera da allenatore alla Fiorentina senza neanche il patentino.

Con Chiesa, Cutrone, Romagnoli come speranze per il futuro e le certezze Florenzi, Bonucci e Insigne nell’immediato, Mancini dovrà dimostrare di essere arrivato, a ormai 54 anni, a un grado di maturità tale da gestire un gruppo importante ma senza troppa continuità. Chissà che magari la Federcalcio non lo aiuti con alcuni stage di preparazione durante il campionato. D’altronde, per ripartire bisogna anche fare degli esperimenti.

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