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Istat. I poveri sono 10 milioni. Consumatori: situazione drammatica

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Coldiretti:poveri assoluti aumentati del 150%. Federconsumatori e Adusbef: situazione drammatica. Dare 80 euro di bonus anche ai pensionati.

Per quanto possa sembrare incredibile, esiste un distinzione tra povertà relativa e povertà assoluta. Quest’ultima consisterebbe nell’impossibilità di acquistare beni e servizi sufficienti per una vita considerata dignitosa. Sarebbe questa la definizione su cui si basa l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, secondo la quale, come si apprende dal suo report  “Povertà in Italia” in Italia ci sono 10.048.000 di persone in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione e, tra questi, 6.020.000 sono poveri assoluti (9,9%).Lo rileva

Mentre la povertà relativa è stabile dal 2012 al 2013, aumenta, specie al Sud, quella assoluta: si è passati da 2 milioni e 347 mila persone a 3 milioni e 72 mila. Crescono anche le famiglie in assoluta povertà: da 793 mila, sono diventate un milione e 14 mila.

La povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 6,6 all’8,3%), quattro (dall’8,3 all’11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore. Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012).

L’incidenza della povertà assoluta cresce tra le famiglie con persona di riferimento con titolo di studio medio-basso (dal 9,3 all’11,1% se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1% se con al massimo la licenza elementare), operaia (dal 9,4 all’11,8%) o in cerca di occupazione (dal 23,6 al 28%); aumenta anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%): i poveri assoluti tra gli ultrasessantacinquenni sono 888 mila (erano 728 mila nel 2012).

Nel Mezzogiorno, all’aumento dell’incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell’intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%.

Le dinamiche della povertà relativa confermano alcuni dei peggioramenti osservati per la povertà assoluta: peggiora la condizione delle famiglie con quattro (dal 18,1 al 21,7%) e cinque o più componenti (dal 30,2 al 34,6%), in particolare quella delle coppie con due figli (dal 17,4 al 20,4%), soprattutto se minori (dal 20,1 al 23,1%).

Ai suddetti peggioramenti, in termini di povertà relativa si contrappone il miglioramento della condizione dei single non anziani nel Nord (l’incidenza passa dal 2,6 all’1,1%, in particolare se con meno di 35 anni), seppur a seguito del ritorno nella famiglia di origine o della mancata formazione di una nuova famiglia da parte dei giovani in condizioni economiche meno buone. Nel Mezzogiorno, invece, migliora la condizione delle coppie con un solo figlio (dal 31,3 al 26,9%), con a capo un dirigente o un impiegato (dal 16,4 al 13,6%), che tuttavia rimangono su livelli di incidenza superiori a quelli osservati nel 2011.

Alla pubblicazione dell’Istat sulla povertà non mancano le reazione di Coldiretti prima, e di Federconsumatori e Adusbef poi.
Coldiretti ricorda che dal 2007 sono aumentate del 150% le persone in condizioni di povertà assoluta con particolare incidenza per i bambini con meno di 5 anni d’età, costretti a richiedere aiuto anche per il latte. I Consumatori parlano di “situazione drammatica” e chiedono il bonus di 80 euro anche per i pensionati.

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