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Vescica iperattiva, qualità di vita compromessa per 5 milioni di italiani

Roma, 9 giugno 2014 – Un esercito di cinque milioni italiani fa i conti ogni giorno con problemi di incontinenza. La causa? La vescica iperattiva, un disturbo dal forte impatto economico: per l’acquisto dei pannoloni, infatti, si spendono oltre 300 milioni di euro all’anno, dal momento che in Italia i farmaci contro l’incontinenza non vengono rimborsati dal SSN. “Siamo uno dei pochi Paesi europei che presenta questa situazione: con il sostegno della Direzione Generale dei Dispositivi Medici, del servizio farmaceutico e della sicurezza delle cure del Ministero della Salute, ci rivolgiamo all’Agenzia Italiana del Farmaco perché questi medicinali vengano collocati in fascia A”. È l’appello dell’AURO (Associazioni Urologi Italiani), lanciato durante il 21° Congresso Nazionale in corso fino a domani a Roma. “L’utilizzo dei farmaci gratuiti – dichiarano il prof. Giovanni Muto, membro del Consiglio Superiore di Sanità e Coordinatore del Comitato Scientifico AURO, e la dott.ssa Roberta Gunelli, Unità Operativa di Urologia Ospedale di Forlì –, che andrebbe a sostituire l’acquisto dei pannoloni, consentirebbe un importante risparmio per le tasche dei pazienti. Per questo prepareremo un Health Technology Assessment, con cui andremo a stabilire con esattezza il rapporto tra costo/efficacia clinica/risparmio relativamente a questi farmaci”. Incalcolabile, invece, sarebbe il beneficio dal punto di vista psicologico per chi soffre del disturbo, che spesso trova nel pannolino un forte motivo di vergogna e imbarazzo. “La difficoltà di convivere con questa sintomatologia, soffrendo la perdita di autonomia e di libertà, è considerato uno dei motivi più rilevanti di riduzione della qualità di vita – evidenziano Muto e Gunelli –: correre al bagno nel bel mezzo di una riunione o durante una festa, alzarsi continuamente di notte o avere paura di non riuscire a trovare in tempo una toilette sono sensazioni molto familiari per questo esercito di persone, la cui frequenza minzionale è superiore di 8 volte nell’arco delle 24 ore rispetto a chi non è affetto dal disturbo”. Una soluzione efficace esiste: sono i farmaci che controllano l’urgenza e prevengono l’incontinenza, che non sono però dispensati gratuitamente dal SSN. “L’Italia purtroppo è rimasta una delle poche nazioni europee che non ha saputo comprendere l’economicità della prescrivibilità dei farmaci per l’iperattività vescicale – sottolineano Muto e Gunelli –, non considerando il fatto che con l’uso dei farmaci si può arrivare a ridurre l’incontinenza fino al 70% e ottenere un risparmio significativo sull’utilizzo dei pannolini, che compenserebbe in buona parte il costo della terapia farmacologica”. Non è più possibile, quindi, rinviare ulteriormente l’applicazione di queste moderne strategie sanitario-assistenziali. “Considerando la vescica iperattiva non solo un entità medica, ma una malattia sociale – concludono Muto e Gunelli –, abbiamo il dovere di trovare soluzioni non solo efficaci dal punto di vista clinico, ma anche economicamente vantaggiose”.
AURO
Intermedia

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