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Confcommercio. Il Pos si mangia il 3% dei ricavi

posL’obbligo dei pagamenti elettronici introdotto dalle recenti norme penalizza soprattutto le piccoli imprese, fino a incidere per il 3,12% sui ricavi incassati con Pos,al netto dell’iva,per un’impresa che fattura 150 mila euro (per 1.920 euro totali). Lo stima la Confcommercio che sottolinea come,al crescere del fatturato (per esempio fino 400 mila euro), il costo del Pos cala al 2,22% (3.645 euro).

“La riduzione dell’uso del contante e una più marcata diffusione della moneta elettronica rappresentano un obiettivo condiviso e dai molteplici benefici per la collettività: maggiore sicurezza per gli esercenti, migliore propensione agli acquisti per i consumatori, la possibilità di tracciare tutti i movimenti, con evidente utilità nel contrasto dell’evasione fiscale, per la Pubblica Amministrazione. Ma oggi si impone una riflessione sulle modalità con cui questo processo debba avvenire perché i costi, sia fissi (installazione, canone, componente fissa cosiddetta flat fee) che variabili (legati al volume complessivo degli incassi tramite POS), derivanti dall’uso di strumenti per l’utilizzo della moneta elettronica non possono ricadere esclusivamente sugli esercenti, come attualmente avviene” comunica l’associazione di categoria che considera il nuovo obbligo “un buon intendimento lasciato a metà, che sta solo generando confusione e nuovi oneri per le imprese. Perché nel frattempo l’avvio, il mantenimento del servizio e le commissioni sui pagamenti rappresentano un ulteriore aggravio sulle spalle di categorie imprenditoriali già pesantemente vessate”.

“Lo scorso febbraio (con la pubblicazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze numero 51) – continua la Confederazione – è andata delusa l’attesa degli esercenti sull’emanazione di un provvedimento, previsto fin dal Decreto Salva Italia del dicembre 2011, che avrebbe dovuto ridefinire le regole generali per assicurare una riduzione delle commissioni bancarie, tenuto conto della necessità di garantire trasparenza dei costi e promuovere l’efficienza economica nel rispetto della concorrenza. Infatti, il provvedimento ministeriale, che entrerà in vigore il 29 luglio prossimo, si limita ad enunciare alcuni principi di carattere generale che non hanno ricadute in termini positivi e reali sulla vita delle imprese, dettando regole solamente in materia di trasparenza e di pubblicità. Ancora una volta si è introdotta nuova burocrazia, anziché ridurre i vincoli all’attività d’impresa. mMolto meglio sarebbe stato rispettare un principio di gradualità, prevedendo l’introduzione dell’obbligo del POS al di sopra di predeterminati livelli di fatturato e procedere ad una ridefinizione “sostenibile” delle commissioni bancarie, consentendo a tutte le imprese di beneficiare delle economie di scala derivanti dall’aumento complessivo dei volumi transatti a livello di sistema”

L’associazione chiede “una spending review della moneta elettronica” con tetti per le commissioni interbancarie e detraibilità di oneri del Pos e auspica che “il nuovo tavolo aperto dal Ministero dello Sviluppo Economico porti alla definizione con assoluta chiarezza dei criteri idonei a garantire una riduzione dell’uso del contante e una crescita del grado di sicurezza”.

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Di Antonio Trevi

Freelance appassionato di informazione collabora gratuitamente con Italia-news e crede nella sua missione di offrire una libera informazione non legata a vincoli politici o di partito o di lobbies economiche.

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