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  • COVID. IDO: CON LOCKDOWN PIU’ RITARDI SVILUPPO IN BIMBI E DISAGI PER RAGAZZI – DI RENZO: PSICOLOGO IMPORTANTE PER COMPRENDERE PERIODO

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  • Procreazione medicalmente assistita: desiderio contro natura

    Procreazione medicalmente assistita: desiderio contro natura

    Cosa c’è di più NATURALE, del desiderare un figlio?

    Mente e natura, normalmente dovrebbero in modo comune fondersi costituendo quel sano equilibrio che ci permette di essere donne e mamme, proprio, come l’ordine biologico della vita stabilisce. Purtroppo così spesso non è.

    [easy_ad_inject_1]Il periodo ha inizio con la decisione o l’accettazione, da parte della coppia, di avere un figlio. In alcuni casi questo desiderio costituisce il coronamento dell’amore e conseguentemente il sigillo del concetto “famiglia” in una condizione di equilibrio e quiete ma in altri casi può rappresentare l’inizio di un problema o di un percorso carico di ostacoli, fatiche e difficoltà.

    In particolar modo la sterilità è una problematica che coinvolge secondo l’OMS il 15-20% delle coppie nei Paesi industrializzati, conoscibile in base a diversi fattori: età della donna, malattie a trasmissione sessuale, stress e abitudini nocive come alcool e fumo o cattiva alimentazione -ad esempio nei drastici e frequenti cambi ponderali (Levi Setti, 2008), ritmi irregolari, inquinamento ambientale e fattori psicologici (Carrère-D’Encausse e Cymes, 2006; Invitto, 2008).

    La letteratura fornisce un abbondante ventaglio di diverse ricerche sulle conseguenze psicologiche e sociali delle famiglie che hanno sperimentato e vissuto il concepimento di un figlio in seguito a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), la maggior parte degli studi si divide in due parti: da un lato si trovano lavori dedicati a indagare i vissuti della coppia (quasi esclusivamente della donna) durante la gravidanza e dall’altro lato emergono le analisi finalizzate a osservare lo sviluppo dei bambini nati in provetta.

    Le ricerche fatte durante la gravidanza PMA testimoniano generalmente una maggiore paura sulla condizione di salute e normalità del feto (Bringhenti et al., 1995; McMahon et al., 1997) o della salute della madre nel caso fosse affetta da patologie importanti e in ultima analisi da parte della coppia una difficoltà a considerarsi genitori come tutti gli altri. E’ proprio vero ciò che Virgilio ci suggerisce “ci si ammala medicando” ciò vuol dire che spesso la coppia incorre in errore e si innamora della propria mente, guardando dall’alto, con occhi altezzosi e diffidenti, le energie primordiali che vivono in essa… dimenticando che vivere e dare vita non è il luogo dei ragionamenti medicalizzati e strumentalizzati ma dei bisogni: i propri. Singolarmente, soprattutto in percorsi come quello della procreazione medicalmente assistita, sembra esserci un’accentuazione degli elementi concreti e somatici a discapito di quelli dei desideri e di origine.

    La difficoltà a lasciarsi coinvolgere emotivamente dalla gravidanza e ad immaginarsi madri (Smorti et al., 2008) appare in rapporto al concentrarsi dell’attività immaginativa su concrete preoccupazioni di carattere medico (Andreotti et al., 2001). La maggior parte delle donne -future mamme- ammettono (quasi come colpa) la dolorosa impossibilità di sognare, dichiarando di non aver mai fantasticato sul bambino ma sul concepimento: trascurando che il corporeo strumentalizzato blocca, ingabbia nei pensieri il momento rendendo opaco il desiderio, l’istinto, la spensieratezza del proprio “grembo dell’anima”.

    Bisognerebbe imparare a guardare –esclusivamente- l’amore (personale e di coppia) per riuscire a produrre i frutti dell’avventura che si sta vivendo e sapere che ognuno di noi non ha mancanze e che non ottiene alcun risultato interrogandosi, inchiodandosi, o sforzandosi su domande quali: “perché proprio io/noi?” o “quale…il nostro futuro?”.

    Attuare una vera e propria evoluzione dell’uomo e della donna. Capovolgere il sovrainvestimento della tecnica di procreazione medicalizzata che accompagna, la donna e la coppia, ad una difficoltà di rappresentazione del nascituro, seppure intensamente desiderato.

    La gravidanza, in particolare la prima, è un momento unico e irripetibile per la donna. Passo dopo passo la futura mamma, stando a contatto con se stessa, ascoltando i propri bisogni e desideri, il proprio corpo che cambia (dall’impegnativo percorso delle cure fino alla gravidanza) le proprie sensazioni, i propri squilibri ormonali; accogliendo tutto quello che ha dentro scoprirà emozioni di ogni genere.

    La donna e la coppia che con consapevolezza, volontà e orgoglio affronta un percorso di procreazione medicalmente assistita acquista nella propria vita un valore aggiunto. Ha bisogno di vivere la propria esperienza avendo fiducia nelle proprie sensazioni ed emozioni: di essere stimolata e incoraggiata nell’espressione di ciò che sta cambiando dentro di lei e nel rapporto di coppia e di rafforzare il proprio senso di autonomia e di unicità attraverso il confronto con altre donne, altre coppie ed esperti. L’arte di questa evoluzione della donna e dell’uomo è avere sempre ben chiaro quello che è l’obiettivo per poterne visualizzare il percorso, cercando in ogni passo, una nuova scoperta.

    Ognuna di queste coppie dovrebbe realizzare che il senso comune e la ricerca di normalità o della naturalezza, possono emergere anche in percorsi quali PMA… un pò come creare un piccolo quadro dipinto a pastello, raffigurante una scena felice e movimentata, che nel momento dell’esposizione venga sorretto da chi ha mani più robuste delle nostre.

    Francesca Lecce
    Fb: Francesca LECCE Psicoterapeuta
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  • Benessere: con l’ingegneria del buon umore 3 esercizi per un’estate all’insegna del sorriso

    Benessere: con l’ingegneria del buon umore 3 esercizi per un’estate all’insegna del sorriso

    estateMilano, 18 giugno – Ci siamo quasi. Ancora qualche settimana di lavoro e poi arriveranno finalmente le vacanze. Lo stress nocivo accumulato d’inverno purtroppo spesso non va in vacanza: il malumore e le tensioni accumulate sul posto di lavoro, unite alle crescenti preoccupazioni economiche, rischiano di accompagnarci anche sotto all’ombrellone. E se è vero che lo stress non va in vacanza è anche vero che con un po’ di buona volontà si può fare in modo di ridurre al minimo l’impatto negativo che questo avrebbe sul nostro meritato riposo. Per alcuni lo ‘stress da vacanza’ inizia ancor prima della partenza dal momento che spesso il «dove si va quest’anno» è già fonte di un dilemma interrogativo.

    [easy_ad_inject_1]Come crearsi il buon umore se il contesto che ci circonda non ci permette di sviluppare input stimolanti e positivi? Esistono diverse tecniche di Ingegneria del buon umore, metodologia ideata dallo psicologo Terenzo Traisci. Attraverso semplici esercizi, infatti, è possibile far nascere sorriso e risata in maniera spontanea, precisa e guidata. L’Ingegneria del buonumore si basa sull’applicazione su se stessi di meccanismi della comicità fisica (visual comedy): esistono infatti alcune strategie che spesso vengono inconsapevolmente applicate e che comportano un cambiamento di umore repentino. Determinati gesti, espressioni e azioni del quotidiano suscitano la risata in modo automatico e naturale e la scienza testimonia che ridere spesso attiva il sistema nervoso parasimpatico, responsabile del nostro rilassamento, e al contempo consente di aumentare l’ossigenazione del cervello.

    “La finalità e l’utilità di Ingegneria del Buon Umore® afferma Traisci – Se ti muovi, respiri, parli e assumi espressioni facciali da persona allegra sarà molto più facile ‘diventarlo’! Perché il nostro cervello associa quelle micro espressioni facciali a reazioni emotive già vissute, come la gioia. E già la semplice azione cognitiva di andare a cercare nella memoria parole che stimolano ilarità, poi immagini, gesti, suoni ed espressioni da persona allegra, creano un motivo forte e accettabile per cui essere di buon umore, nonostante la mancanza di input dall’esterno.”

    Ecco quindi 3 semplici esercizi per imparare a creare il buon umore, grazie al rilassamento al fine di riconquistare un atteggiamento più sereno in vista delle ferie estive:
    1. Assumere una postura da persona allegra, ossia cercare di tenere le spalle, le braccia e le gambe aperte sorridendo per qualche secondo con la bocca aperta e con lo sguardo rivolto verso l’alto. Tale postura risulterà essere famigliare sin da subito, dal momento che l’abbiamo acquisita fin dall’infanzia. Ripetere più volte l’esercizio soprattutto quando, seppur inconsciamente si tende ad acquisire una postura di chiusura che non aiuta a migliorare l’umore.
    2. Respirare con diaframma e sorriso partendo dal buttare fuori l’aria, spingendo in dentro la pancia. In questo modo si svuotano quasi completamente i polmoni; a seguire prendere aria dalla bocca continuando a sorridere (in questo modo si ha come l’impressione di aver reagito all’effetto di una sorpresa positiva); prendere più aria permette di scoppiare a ridere. Ripetere da 3 a 10 volte.
    3. Parlare da persona allegra, impegnarsi ogni giorno a convertire le tipiche frasi di sfiducia e di demotivazione in frasi comiche, motivanti. Ad esempio evitare di dirsi ‘oggi ho avuto una giornata pesante’ Sostituendolo con ‘ho avuto una giornata sfidante’. Cambiare il proprio vocabolario, infatti, aiuta moltissimo a evitare di ritrovarsi con un umore negativo.

    I tre semplici esercizi potranno far parte di un piccolo programma da mettere in pratica sotto all’ombrellone, magari circondati da una buona compagnia.