PIMCO: 75 sono i nuovi 25

Tiffany Wilding, North American Economist di PIMCO
Tiffany Wilding, North American Economist di PIMCO

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist di PIMCO

Le prospettive macro si sono evolute in modo significativo dall’ultima volta che i funzionari della Federal Reserve hanno presentato le previsioni per la riunione del Federal Open Market Committee di giugno. Il quadro dell’inflazione è peggiorato: dei tre allarmanti dati dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) degli ultimi mesi, solo quello di giugno era atteso. L’inflazione sembra ora più viscosa e più ampiamente diffusa tra le componenti del paniere dell’Indice dei prezzi al consumo (CPI), l’inflazione salariale ha subito un’ulteriore accelerazione e le aspettative di inflazione sono salite. Contestualmente, i dati sull’attività hanno mostrato un’economia che ha riaccelerato dopo una fase di debolezza a maggio e giugno, mentre il mercato del lavoro si è dimostrato particolarmente resiliente di fronte agli sviluppi macro, tra cui l’elevata volatilità del mercato dell’energia e l’inasprimento delle condizioni finanziarie. 

Di conseguenza, la Fed ha alzato i tassi di 75 punti base e ha corretto significativamente al rialzo le proprie previsioni sui tassi di interesse per quest’anno e per il prossimo (revisioni al rialzo di 75-100 pb per un tasso terminale pari al 4,6%). Sebbene la Fed non abbia previsto una contrazione del PIL reale nell’orizzonte di previsione, sembra sempre più probabile che la contrazione economica e un aumento più significativo del tasso di disoccupazione siano esattamente ciò che sarà necessario per ridurre l’inflazione. Per esempio, secondo le recenti stime della Fed di San Francisco, il NAIRU – il tasso di disoccupazione di inflazione stabile – è pari al 6%, il che suggerisce che è necessario un aumento più consistente del tasso di disoccupazione per riancorare l’inflazione.

Nonostante queste revisioni, i membri del FOMC continuano a ritenere che la bilancia dei rischi legati all’inflazione penda verso l’alto. L’inflazione elevata ha mantenuto bassi i tassi di interesse reali, nonostante le condizioni finanziarie generalmente più rigide. Inoltre, con l’ampliamento dell’inflazione, è molto meno chiaro se l’inflazione si modererà da sola senza un ulteriore inasprimento monetario che porti i tassi di interesse reali al di sopra del loro livello neutrale. In effetti, il rischio di effetti secondari di un’inflazione più elevata che contribuisca ad aumentare le aspettative di inflazione e così via appare più acuto nel contesto di tendenze inflazionistiche che ora appaiono più generalizzate rispetto ai soli shock dell’offerta legati alla pandemia.  

Guardando alle prossime due riunioni, riteniamo che le previsioni sul percorso dei tassi implichino un altro rialzo di 75 pb a novembre, prima che il ritmo rallenti a dicembre. 75 punti base sono i nuovi 25 punti base.

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Categorie: Economia

Di Redazione

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