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BPCO, roflumilast riduce le riacutizzazioni e le ospedalizzazioni nei pazienti

medicoZurigo, 19 febbraio 2015 – Oggi Takeda Pharmaceutical ha annunciato i risultati dello studio REACT, che dimostrano che Roflumilast riduce significativamente le riacutizzazioni e le ospedalizzazioni nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) a rischio di frequenti e severe esacerbazioni, già in terapia inalatoria con ICS /LABA in combinazione o oppure in tripla terapia (LAMA/ICS/LABA).

[easy_ad_inject_1]Lo studio ha dimostrato che Roflumilast riduce significativamente del 24,3% (p=0,0175) il tasso di riacutizzazioni gravi e del 23,9% (p=0,0209) il tasso di riacutizzazioni che richiedono l’ospedalizzazione, riducendo l’impatto clinico ed economico di questa malattia. Nei pazienti che ricevevano tripla terapia, Roflumilast ha ridotto significativamente il tasso di riacutizzazioni gravi del 23,3% (p=0,0406), dimostrando come i pazienti con BPCO grave possano trarre beneficio dall’aggiunta di Roflumilast ai loro regimi terapeutici. Questi risultati sono stati pubblicati online su The Lancet.

Per prevenire le riacutizzazioni e le possibili ospedalizzazioni, i pazienti con BPCO grave sono trattati con antagonisti muscarinici a lunga durata d’azione (LAMA) per inalazione in monoterapia e/o con la combinazione fissa, anch’essa per via inalatoria, di corticosteroidi/β2-agonisti a lunga durata d’azione (ICS/LABA). Nonostante l’utilizzo di queste terapie inalatorie, un numero significativo di pazienti con BPCO soffre di frequenti riacutizzazioni, che hanno un impatto sulla qualità di vita del paziente e accelerano il declino della funzionalità polmonare, aumentando morbilità e mortalità.

“Il roflumilast rappresenta un nuovo farmaco antinfiammatorio con un meccanismo d’azione specifico che consiste nella inibizione della fosfodiesterasi 4” ha dichiarato il Professor Leonardo Fabbri, Policlinico Universitario e Clinica di Malattie Respiratorie dell’Università di Modena e Reggio Emilia. “Il farmaco viene somministrato per via orale e contribuisce al miglioramento della BPCO agendo su un meccanismo non modificato dalle terapie esistenti, ed infatti costituisce l’unico farmaco orale disponibile da aggiungere alla massima terapia inalatoria oggi raccomandata per questi pazienti” conclude il prof. Fabbri.

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