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Banche e pensionati. Siglato protocollo d’intesa su prestito ipotecario vitalizio.

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Almeno 12 milioni di pensionati over 65 che non ce la fanno ad arrivare a fine mese possono gioire per un importantissimo accordo che l’Associazione Bancaria Italiana e le maggiori associazioni dei consumatori hanno sottoscritto. Il protocollo d’intesa firmato riguarda l’offerta del “prestito ipotecario vitalizio”, una alternativa alla nuda proprietà (cioè vendere la casa con la condizione di poterla abitare fino alla fine dei propri giorni) e un sostegno al reddito dei pensionati che grazie alle riforme dello Stato (la famosa legge Fornero è stata una degli ultimi preziosi upgrade della condizione di pensionato) proprio non ce la fanno.

A quanto si apprende il prestito ipotecario vitalizio assicura il mantenimento della proprietà e il possesso della casa.

Come funziona? Il prestito ipotecario vitalizio è previsto dall’articolo 11-quaterdecies, comma 12, del decreto legge n. 203 del 2005 che così dispone:

“Il prestito vitalizio ipotecario ha per oggetto la concessione da parte di aziende ed istituti di credito nonche’ da parte di intermediari finanziari, di cui all’articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, di finanziamenti a medio e lungo termine con capitalizzazione annuale di interessi e spese, e rimborso integrale in unica soluzione alla scadenza, assistiti da ipoteca di primo grado su immobili residenziali, riservati a persone fisiche con eta’ superiore ai 65 anni compiuti”.

L’importo del prestito è generalmente compreso tra un minimo del 15% ed un massimo del 50% del valore dell’immobile dipendentemente dall’età del mutuatario (più alta l’età, maggiore l’importo del finanziamento) e dal valore dell’immobile. Il valore dell’immobile è normalmente determinato con una perizia realizzata da un perito immobiliare su indicazione del soggetto finanziatore.

Il prestito vitalizio deve essere rimborsato in un’unica soluzione dagli eredi e/o aventi causa, normalmente entro i 10-12 mesi successivi alla scomparsa del più longevo dei contraenti. Gli eredi hanno due possibilità: se vogliono conservare l’abitazione, possono rimborsare con la liquidità a loro disposizione, oppure l’abitazione potrà essere venduta e quanto dovuto a fronte del finanziamento rimborsato con il ricavato della vendita.

Qualora non ci fossero eredi, o questi non procedessero al rimborso, il finanziamento viene estinto con la vendita dell’immobile, ma sempre allo scadere dei 12 mesi dalla data di scadenza del finanziamento.

Quali sono i rischi per l’anziano? Tutto sommato pochi. Data la natura ipotecaria della garanzia sul prestito, al momento della firma del contratto l’immobile non può essere venduto (a meno del preventivo rimborso del prestito), non può essere soggetto a modifiche sostanziali, deve essere mantenuto in buono stato di conservazione (è spesso richiesto da parte dall’istituto erogante l’invio di una comunicazione annuale con specifiche informazioni riguardanti l’immobile) e non ne è possibile l’affitto.

Quali i rischi per l’erede: perdere l’immobile ereditato che deve essere per forza venduto per ripagare il prestito. Qualora, alla scadenza dei dodici mesi successivi alla scomparsa del contraente, gli eredi si trovassero nell’impossibilità di rimborsare il prestito potrebbero rischiare di perdere la proprietà dell’abitazione dato che potrebbero non essere in grado di risarcire in un’unica soluzione una somma pari alla capitalizzazione composta sul capitale prestato e sugli interessi maturati: questo perché il prestito vitalizio è uno strumento finanziario che prevede l’anatocismo, ovvero la maturazione di interessi anche sugli interessi già scaduti; in pratica, gli interessi maturati sul prestito producono a loro volta altri interessi, causando una crescita esponenziale del debito e una difficoltà ulteriore difficoltà per gli eredi di poter pagare il debito.

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