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Alessandro Pugi ci racconta il suo nuovo romanzo “Le parole del cuore”

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In occasione dell’uscita del romanzo “Le parole del cuore”, abbiamo avuto il piacere di intervistare lo scrittore Alessandro Pugi.

Come sei arrivato alla scrittura?

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Casualmente, dopo un incidente in moto, dovendomi fermare per un mese, ho iniziato a buttare giù la prima idea, un romanzo fantasy poi pubblicato con il titolo “The Spanners”. Da quel momento è stato un turbine di idee a permettermi di continuare a scrivere.

Hai mai avuto paura di non essere all’altezza?

Certo, ogni volta che completo un romanzo mi chiedo se sono riuscito a mettere su carte le idee che volevo esprimere, i concetti che volevo sottolineare. È un gioco a migliorarsi ogni volta, a cercare di raggiungere una vetta che ad oggi sembra ancora molto lontana.

Da lettore, quali autori ti hanno formato?

Non ho un genere preferito, leggo in base al momento emotivo. Sparks, Marsons, Di Giovanni, autori che esprimono generi e modi diversi di scrivere e questo mi rende poliedrico anche nella stesura dei miei romanzi.

Come mai hai deciso di scrivere questo romanzo e da quale idea è scaturito lo spunto che poi ha dato il via alla scrittura?

“Le parole del cuore” è un romanzo speciale sotto molti punti di vista. Trae spunto da un fatto tragico: la morte di un giovane ragazzo di diciassette anni, Daniele Cecchini. Mi sono chiesto che cosa rappresenta il dolore in una situazione del genere, quanto pesa sulle vite di chi resta, di chi lo conosceva, dei genitori. Ho cercato di mettere i puntini su quella che è la realtà odierna, sulla vita social che spesso sostituisce gli affetti in presenza, la condivisione materiale, l’empatia visiva e mentale che dovrebbe caratterizzare l’essere umano e non una faccina in un telefono o un messaggio wthpz.  Condividere il dolore di una perdita è fondamentale; è come un salvagente lanciato a chi sta tentando di non annegare.

Cosa legge Alessandro Pugi? Quanti libri leggi in un anno?

Come detto non ho un genere preferito. Amo spaziare nelle storie più torbide o in quelle romantiche, i thriller, i polizieschi. Di norma, se gli impegni giornaliere me lo permettono, riesco a leggere un libro al mese.

In Italia si leggono pochi libri. Un problema culturale?

Una domanda difficile che presuppone una risposta difficile. Io credo che si legga poco perché siamo distratti da troppa tecnologia. Cellulari, canali televisivi che ci martellano con le serie più assurde, gare di calcio che ormai appaiono giornalmente sulle tv. Tutto è distrazione e ruba tempo alla lettura. Forse è retaggio di questa nuova generazione che non riesce a comprendere la bellezza di una lettura accattivante, il profumo delle pagine stampate, la tranquillità che pervade il corpo di chi è concentrato in una lettura appassionante.

Stai lavorando ad un nuovo romanzo?

Ho già spedito il nuovo lavoro al mio editore: una storia che tocca le corde dell’anima. Inoltre sto rileggendo e correggendo altri tre romanzi terminati già da un po’ di tempo. Le idee non mancano è il tempo che spesso non mi lascia spazi, ma pur di scrivere si resta svegli anche la notte. Grazie per la vostra intervista.

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