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Separazione e annullamento: in aumento il numero di richieste alla Sacra Rota

Milano, 13 maggio 2014 – A grande sorpresa, dopo solo un anno di matrimonio, la giunonica Valeria Marini e il discusso imprenditore Giovanni Cottone si lasciano. Non solo: Valeria nazionale avrebbe chiesto l’annullamento alla Sacra Rota per matrimonio non consumato. Il singolare episodio di cronaca rosa che in questi giorni spopola sul web ha riacceso l’attenzione sulla verità relativa all’annullamento e, in particolare, fa sorgere spontanea una domanda: quali sono davvero i presupposti per l’annullamento delle nozze?
Secondo la dottrina cattolica, infatti, il matrimonio è uno e inscindibile e non è annullabile se non si dimostri, ,appunto, a posteriori l’esistenza di cause di nullità. I motivi di nullità sono l’impotenza, ossia l’incapacità sia per l’uomo che per la donna, di porre in essere l’atto sessuale per cause di diversa natura, l’incapacità per insufficiente uso di ragione, che può avvenire a causa ad esempio di assunzione di farmaci, alcool, ovvero sostanze stupefacenti, l’incapacità per cause di natura psichica e il dolo, ossia un vero e proprio inganno che viene ordito nei confronti del compagno/a per estorcere il consenso nuziale.
Secondo i dati raccolti dall’associazione FamilyLegal dell’avvocato Lorenzo Puglisi, sarebbero circa un quarto delle coppie italiane ad aver preferito negli ultimi 3 anni l’annullamento alla Sacra Rota.
Una volta ottenuta la pronuncia del tribunale ecclesiastico, al fine di conseguire gli effetti dello stato libero derivanti dall’annotazione della sentenza presso i registri dello stato civile, occorre chiedere alla Corte d’appello competente la declaratoria di validità mediante un procedimento detto “giudizio di delibazione”.
‘’La sentenza di divorzio, invece, emessa dall’autorità civile Italiana comporta il venir meno di tutti i diritti e doveri reciproci dei coniugi, ad eccezione dell’obbligo di pagamento di un assegno divorzile che il coniuge più forte economicamente si obbliga a corrispondere in favore dell’altro’’- spiega l’avvocato Lorenzo Puglisi, Presidente dell’associazione FamilyLegal.
In sostanza, la differenza significativa tra divorzio e matrimonio, ossia tra famiglia mai esistita e famiglia che ha cessato di esistere, è significativa, anzi fondamentale. Dal punto di vista patrimoniale, infatti, con la sentenza di nullità i coniugi non hanno più alcun tipo di legame economico, il che elimina i diritti-doveri di mantenimento del coniuge e le aspettative successorie. Col divorzio, invece, che corrisponde allo scioglimento di un matrimonio già valido, rimane l’aggancio al vincolo matrimoniale attraverso le statuizioni economiche post matrimoniali.
«In sostanza se il matrimonio viene annullato dal Tribunale ecclesiastico la sentenza ha lo stesso effetto di quella pronunciata dall’autorità giudiziaria civile solo se viene resa esecutiva nello Stato italiano attraverso l’apposito procedimento di delibazione avanti alla Corte d’Appello -, conclude Puglisi – Con l’unica differenza però che in un caso, quella della separazione e del divorzio, rimangono in piedi i doveri di mantenimento da parte del coniuge economicamente più forte, nell’altro, invece, la sentenza spazza via il vincolo matrimoniale che è come se non fosse mai stato contratto”.
A questo punto sorge spontaneo pensare che nel caso della bella Valeria forse i problemi non siano da ritrovare nel matrimonio non consumato o nei pessimi rapporti tra il coniuge e la madre della showgirl, bensì negli ben noti guai finanziari di lui.

Ivana Germani

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Di Mena

Appassionata di informazione collabora gratuitamente con Italia-news e crede nella sua missione di offrire una libera informazione non legata a vincoli politici o di partito o di lobbies economiche.

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