Mercati: ottobre si chiude in positivo, ma resta alta l’allerta inflazione e il focus su Big Tech

Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm 
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In ottobre la performance dei principali indici azionari dei Paesi sviluppati è stata positiva: gli Stati Uniti hanno guadagnato circa il 7%, meno dei listini europei (8%). L’obbligazionario, invece, ha chiuso leggermente in negativo, spinto dall’aumento dei timori inflattivi nel breve termine

Le Big Tech hanno per la prima volta registrato tassi di crescita inferiori o simili al resto delle aziende quotate: un trend molto interessante che potrebbe ridisegnare l’intero assetto del mercato finanziario statunitense

Sul fronte della politica monetaria, il tono delle dichiarazioni delle Banche Centrali sembra essersi alleggerito, ma le attese dei mercati potrebbero essere presto smentite in nome della lotta all’inflazione


A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm 

Milano, 10 novembre 2022 – La seconda metà di ottobre ha dato un po’ di respiro agli investitori, con il mercato azionario in netto rialzo, soprattutto nella seconda metà del mese, dopo una stagione degli utili meno drammatica del previsto e dopo che gli ultimi meeting delle Banche Centrali sembrano lasciare intendere sia stato ormai raggiunto il picco delle politiche monetarie restrittive.

Il mese di ottobre è stato inoltre caratterizzato da una debacle sui mercati emergenti, appesantiti dalla stretta regolamentare apparentemente senza fine, viste soprattutto le poche speranze di cambiamento all’indomani di un congresso del Partito Comunista che ha rafforzato la posizione di Xi Jinping al vertice, dando inizio ad un terzo mandato che porta con sé diverse sfide, tra cui quella economica e politica.  

Come si può vedere dal grafico, la performance dei principali listini azionari dei Paesi sviluppati è stata positiva. Gli Stati Uniti hanno guadagnato circa il 7%, meno però delle controparti europee (8%). L’obbligazionario, invece, ha chiuso leggermente in negativo, spinto dall’aumento dei timori inflattivi nel breve termine, che hanno per contro aiutato i bond indicizzati all’inflazione. Infine, le materie prime hanno performato bene (+5%), con il comparto energetico combattuto tra le paure geopolitiche e legate alla crescita economica e la possibilità di un price cap  in Europa.

Ottobre: la stagione delle Big Tech

Un trend interessante riguarda i colossi tecnologici che hanno guidato i listini negli ultimi cinque anni: Apple, Amazon, Google, Microsoft e Facebook, che da soli valgono oltre il 20% di tutte le società quotate Usa. Queste aziende hanno per anni basato il proprio successo borsistico su un’aspettativa di costante espansione degli utili, che ha portato a valutazioni molto elevate dei loro titoli.

In questa stagione abbiamo per la prima volta assistito a tassi di crescita inferiori o simili al resto delle aziende quotate, risultato al quale è seguita una correzione decisa dei prezzi azionari di tutto il settore. Si tratta di un trend molto interessante che potrebbe ridisegnare l’assetto del mercato finanziario statunitense. I risvolti non sono del tutto negativi: la concentrazione, ovvero la presenza di poche grandi aziende che dominano il mercato, è sempre da guardare con diffidenza e un riequilibrio sarebbe sicuramente utile per i rendimenti attesi di lungo termine.

Politiche monetarie e Banche Centrali

Nonostante ottobre abbia visto le principali Banche Centrali procedere con i rialzi dei tassi d’interesse, il tono, almeno nelle dichiarazioni, sembra essersi alleggerito. In Europa ogni decisione sul programma di acquisto titoli è stata rimandata a dicembre e la Bce si è detta pronta a valutare il contesto economico prima di smantellare il tapering, annuncio che ha contribuito a tranquillizzare i mercati. Negli Stati Uniti, nonostante sia altamente probabile che la Fed continui a muoversi alzando i tassi fino ai primi mesi del prossimo anno, i principali esponenti dell’Istituto si sono lasciati andare a dichiarazioni piú accomodanti che in passato, lasciando intravvedere un barlume di luce alla fine del tunnel.

Tuttavia, è bene tenere a mente che l’inflazione nell’ultimo mese ha continuato a correre in entrambe le geografie. Di conseguenza, a nostro parere, c’è un rischio significativo che le banche centrali possano smentire presto le speranze dei mercati ribadendo la determinazione di combattere l’aumento dei prezzi a qualsiasi costo.


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