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Barbie non fa utili. Dimissioni dell’ad di Mattel

barbieLa Barbie, al secolo Barbara Stefania Roberts, è stata la bambola sogno di generazioni di bambine. Commercializzata fin dal 1959 la sua fama lascia il passo a giocattoli più tecnologici e diversi tanto che i bilanci della Mattel, l’azienda che la produce, sono in calo.
Per questo motivo, Bryan Stockton, amministratore delegato della Mattel che negli anni d’oro riusciva a vendere insieme a Barbie anche il famigerato Ken, ha deciso di dimettersi, dopo tre anni di incarico e dopo la diffusione dei deludenti conti preliminari del quarto trimestre dell’anno, che confermano il ‘periodo nero’ dell’azienda. Al suo posto Christofer Sinclair, che assume l’incarico a interim.”Mattel è una grande società con un grande futuro ma il consiglio di amministrazione ritiene che sia il momento giusto – ha affermato – per una nuova leadership per massimizzare il suo potenziale. Lavoreremo nei prossimi mesi per rilanciare il business” ha detto.

[easy_ad_inject_1] Vestiti e accessori intercambiabili hanno fatto della nota “action doll” non solo una semplice bambola ma un vero e proprio bene di consumo: non bastava infatti comprare Barbie ma nel tempo si compravano anche le auto di Barbie, i vestiti di Barbie, i mobili di Barbie, la casa di Barbie e di tutti i suoi amici bambolotti. Un mercato che non regge più nonostante i ripetuti tentativi di rilancio.

A soppiantare la Barbie certamente i videogames e i giochi su internet. Stockton aveva assunto l’incarico tre anni fa proprio per tentare il rilancio, ma la sua ricetta non ha avuto successo.

Nel quarto trimestre l’utile netto di Mattel è sceso del 59% a 149,9 milioni di dollari e i ricavi sono scesi del 6% a 1,99 miliardi di dollari.
Le vendite di Barbie nel terzo trimestre sono scese del 21% e quelle dei marchi Mattel Girls e Boys dell’11%, contribuendo a un calo degli utili del 22%.
In borsa si riflette la crisi con i titoli Mattel che hanno perso intorno al 15%.

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