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Spettacolo

Il pianista Maurizio Mastrini dona un pianoforte al Serafico di Assisi

“Quando ho visto la gioia di Savino nel toccare i tasti, ho capito che dovevo regalare un piano a lui e a tutti i ragazzi dell’Istituto”

Un pianoforte per il Serafico di Assisi. Questo è il dono che il pianista Maurizio Mastrini ha scelto di fare ai ragazzi dell’Istituto per sordomuti e ciechi che ha incontrato in occasione del “Concerto baratto” il 24 ottobre presso scorso. Non c’è da stupirsi, del resto il maestro Mastrini non è noto solo per la sua abilità musicale e per le suggestive sperimentazioni, ma anche per la profonda sensibilità che l’ha portato a ideare i concerti solidali di raccolta fondi del “Baratto tour”, in collaborazione con l’associazione benefica Round Table.

[easy_ad_inject_1]”Al termine del concerto si è avvicinato a me un ragazzo poco più che tredicenne di nome Savino – racconta Mastrini -, mi ha chiesto di poter toccare il pianoforte. Quando ha sfiorato i tasti con le dita, alla ricerca di una melodia che l’orecchio assoluto gli suggeriva, ha mostrato una grande gioia. Ho chiesto alla presidente dell’ente Francesca Di Maolo se ci fosse un pianoforte all’interno della struttura. Mi ha risposto di no. Così ho deciso di donarglielo io – prosegue il pianista -. Savino adesso potrà studiare pianoforte e con lui tutti i ragazzi dell’Istituto che lo desidereranno. Del resto – conclude il Maestro – la musica aiuta a curare le patologie gravi, anche con forti disfunzioni fisiche”.

Ma chi è Maurizio Mastrini? Nato a Panicale, Umbria, da genitori molto giovani, da piccolo, per fare musica, percuote fusti di vernice vuoti capovolti, per questo che il padre lo affida subito ad un maestro di musica. Bastano poche lezioni per capire che il ragazzo è bravo. Da lì a pochi anni si diploma al Conservatorio F. Morlacchi di Perugia. Un bambino prodigio. Maurizio a 14 anni scrive una messa in latino, poi un’Ave Maria ed un’opera lirica. Non manca un colpo! Concerti in giro per il mondo, album di successo: così cresce un maestro che per quel suo stile di vita solitario e lontano dal caos della città è chiamato “cuore selvaggio”. Mastrini infatti è rimasto a vivere in Umbria, in un eremo. “Amo la mia terra, le mie origini – racconta il Maestro – ho scelto di vivere qui, come lo definisco io a ZERO. Oggi la frenesia della vita ci ha portato a perdere il valore per qualsiasi cosa importante, oggi siamo diventati delle macchine che svegliandosi alla mattina devono consumare perché se non si consuma non si produce e se non si produce non si arricchisce una parte di persone e via dicendo. Ho voluto che i miei bambini crescessero dove i veri valori sono non cosa indossare e cosa mangiare, ma avere la consapevolezza che debbano mangiare per sfamarsi e vestirsi per ripararsi. questo è il modo a mio avviso di ritrovare se stessi”.

Il Baratto Tour iniziato lo scorso 24 ottobre è la sua ultima idea che fonde musica e solidarietà. Il titolo richiama il concetto semplice di baratto in quanto scambio senza denaro. Il maestro Mastrini fa musica baratto. Concepisce la musica come dono per un dono.

Ma davvero per ascoltarla non si paga il biglietto? “Nulla di Nulla solo offrire dei prodotti di prima necessità da barattare con la mia arte. Sono esclusi i pomodori marci… Non vorrei che a qualcuno venga la tentazione di lanciarmeli! A parte gli scherzi, è un esperienza bellissima. Portiamo il mio pubblico a dare dei piccoli aiuti a persone meno fortunate. Oggi, ahimè, la crisi sta sempre di più attanagliando gli italiani quando sento parlare di ripresa mi viene da ridere. La ripresa? si la ripresa della caduta libera, di tutta l’economia e tutti le conseguenze che ne deriva”.

Com’è nata l’idea del Baratto tour, in accordo con l’Associazione benefica Round table Italia? “È nata casualmente ad aprile. Dovevo provare il programma del mio nuovo disco The Pianist prima di andare in studio di registrazione e visto che era una prova mi scocciava chiedere un cachet oppure far pagare un biglietto così ho pensato di far portare, a chi voleva venire a sentirmi, un proprio contributo in prodotti che avremmo destinato ad una associazione che appunto aiuta famiglie inghiottite dalla acclamata ‘ripresa’ della crisi. A tal proposito vorrei ringraziare un amico, Filippo Dragoni, che si è prodigato nel curare tutta l’organizzazione con la Roud Table di Perugia e Siena prima e poi con l’organizzazione nazionale per tutto il tour Italiano”.

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