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Corte europea diritti umani: il divieto del burqa non viola i diritti umani

Lecce, 1 luglio 2014 – Per la Corte EDU: “Il divieto del burqa non viola libertà di religione e rispetto della vita privata”. La legge francese del 2010 vieta di nascondere integralmente il viso nello spazio pubblico, e quindi proibisce di portare il burqa e altri veli integrali islamici. È quanto stabilisce la Corte europea dei diritti umani in una sentenza pubblicata oggi. Una sentenza che potrebbe accelerare pure l’introduzione del divieto in alcuni stati membri. Chiaramente questa sentenza interessa anche il nostro paese.

In Italia evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” infatti manca un riferimento legislativo preciso sull’uso del burqa e niqab nei luoghi pubblici, ma esiste una legge, la cosiddetta legge del deputato leccese Oronzo Reale che vieta di indossare caschi o altri mezzi che non permettano il riconoscimento del volto nei luoghi pubblici. Il dibattito è ancora in corso: la legge del 22 maggio 1975, n. 152 non parla esplicitamente di velo integrale islamico è per questo che nel 2009 è stato presentato un Ddl, il 2422, che ha visto un primo sì alla Camera nel 2011 per poi perdersi tra cambi di governi e priorità diverse. Al momento dunque, in Italia non è vietato indossare burqa o niqab, a differenza di altri paesi europei.

Il burqa è l’abito azzurro delle donne afghane, che copre integralmente corpo e volto, a parte una reticella davanti agli occhi. Il niqab è invece il velo nero che copre capo e volo, lasciando gli occhi scoperti: chi lo indossa, porta anche i guanti poiché nessuna parte del corpo deve essere visibile. Entrambi gli indumenti, secondo alte autorità islamiche, non sono prescritti nel Corano, ma nascondo come interpretazioni restrittive di alcuni paesi o comunità che hanno voluto interpretare alcune sure in maniera letterale. Come già nella Bibbia, anche nel testo sacro dell’islam si consiglia di indossare un fazzoletto sul capo, e come per i cristiani, il velo è un segno d’appartenenza religiosa. Ora anche l’Italia decida sulla norma da adottare.

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Di Redazione

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