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Una Champions League per battere la Spondilite Anchilosante

Calcio di inizio anche in Italia per la campagna Back in Play, realizzata con il sostegno di Pfizer e con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), volta ad accrescere, attraverso un gioco on-line, la conoscenza della Spondilite Anchilosante (SA), una malattia infiammatoria cronica della colonna vertebrale che colpisce prevalentemente gli uomini a partire dai 20 anni di età, i cui sintomi sono spesso difficili da identificare e facilmente confusi con il comune mal di schiena o con dolori dovuti a traumi sportivi e stiramenti muscolari.
“Il calcio è considerato uno degli sport più popolari per la sua capacità di attirare un vasto pubblico e una partita on-line è una maniera divertente di imparare in modo interattivo – afferma il testimonial italiano della campagna, Luca Toni, campione del Mondo nel 2006, ora attaccante del Genoa – Sono convinto che Back in Play possa aiutare a conoscere meglio una patologia poco nota che può colpire un gran numero di persone, soprattutto gli uomini più giovani”.

“La Spondilite Anchilosante è una malattia dolorosa, invalidante che esordisce di solito tra i 17 e i 30 anni, con prevalenza per gli uomini – afferma il dottor Ignazio Olivieri, Dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata, Ospedale San Carlo di Potenza e Ospedale Madonna delle Grazie di Matera – caratterizzata da dolore lombare per cui il paziente sta male a riposo e nelle ore notturne, ha rigidità all’inizio del movimento, soprattutto al mattino, e sta meglio con il prosieguo della deambulazione”.

Se non riconosciuta e curata per tempo, questa patologia provoca negli anni un progressivo irrigidimento della schiena che rende sempre più difficile la libertà di movimento. Ma la diagnosi non è semplice e una corretta informazione può fare molto.

“Il grande problema della SA è che  spesso viene confusa con i sintomi della più comune lombalgia mentre in realtà è una malattia reumatica progressiva che va trattata per tempo – afferma il professor Carlomaurizio Montecucco, Presidente della Società Italiana di Reumatologia e Direttore della Cattedra di Reumatologia, Università di Pavia – Questo rende difficile ancora oggi ottenere una diagnosi accurata e tempestiva della malattia che può arrivare anche dopo 7-10 anni dal suo esordio e quando il paziente ha già raggiunto una notevole disabilità”.

Back in Play fa parte di un innovativo progetto pan-europeo nel quale il gioco del calcio diventa strumento informativo sulla patologia. è infatti possibile, collegandosi al sito it.back-in-play.com giocare una mini partita di calcio on-line partecipando ad un coinvolgente campionato europeo e ricevere, allo stesso tempo, informazioni sulla spondilite anchilosante e il”mal di schiena”. Aumentare il livello di informazione sulla malattia e compilare un semplice elenco dei sintomi potrebbe servire ad accendere un campanello di allarme e, magari, facilitare una diagnosi in tempi più rapidi.

Ad oggi sono oltre un milione e mezzo le partite giocate su Internet da persone provenienti da 28 paesi europei. La partita di calcio Back in Play misura l’abilità del giocatore con un controllo e una tecnica via via più mirati per ottenere il punteggio più alto e competere contro il migliore in Europa. Guida la classifica degli smanettoni europei un ragazzo che gioca con la maglia finlandese. A sorpresa, in testa alla classifica delle nazioni c’è il nostro paese: per gli italiani il calcio si conferma lo sport più amato visto che molti di loro hanno già cominciato a giocare sulla versione in lingua inglese del gioco.

In Italia la Spondilite Anchilosante ha una prevalenza dello 0,37%. In Europa si stima che circa 1 persona su 200 ne soffra. E’ 2-3 volte più comune negli uomini che nelle donne e compare tra i 20 e 30 anni di età.

“Il fatto che la SA colpisca persone prevalentemente giovani può produrre reazioni psicologiche anche molto pesanti. Pensare di dover convivere per il resto della propria vita con una malattia cronica che inevitabilmente comporta limitazioni, disagi e rischio di disabilità può innescare nella persona uno stato di depressione e di prostrazione profonda – afferma Gabriella Voltan, Presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) -. Tra l’altro, proprio l’inabilità ad essa associata rappresenta anche un costo sociale ed economico, come dimostra un’indagine condotta nel 2008 dall’Osservatorio Sanità e Salute, in cui sono stati messi a confronto i dati di ISTAT, AIFA, Ministero della Salute e INPS, in cui l’ammontare delle giornate di assenza dal lavoro per SA era pari a 4.207.600 per un totale di 62.800 lavoratori. Questo è un dato significativo che fa capire l’importanza della diagnosi precoce”.

Quanto prima la patologia viene diagnosticata, tanto migliore è il risultato della terapia sul paziente, garantendogli la possibilità di continuare a praticare una vita attiva.

“Oggi per la Spondilite Anchilosante, così come per le altre malattie reumatiche, abbiamo delle linee guida specifiche realizzate da gruppi di esperti che permettono di evitare un approccio empirico alla malattia – conclude il dott. Olivieri – Esiste, infatti, un percorso di cura specifico che prevede l’uso in prima battuta dei farmaci antinfiammatori non cortisonici e in seguito, per i pazienti che non rispondono a questi trattamenti, l’utilizzo di terapie più mirate come i farmaci biologici che bloccano il TNFalfa e che sono grado di modificare l’evoluzione della patologia.”

A sostegno della campagna Back in Play hanno prestato la loro immagine alcuni grandi nomi del calcio europeo, tra cui: Rory Delap, centrocampista irlandese dello Stoke City, Frank Leboeuf, difensore francese e  campione del Mondo e d’Europa, Thomas Helmer, difensore tedesco e campione d’Europa.

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