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UICI Novara: Ipovedenti senza lavoro penalizzati dalle leggi. Da Novara appello al governo e alla Regione

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In tempi di crisi, garantire un futuro occupazionale alle persone con disabilità rappresenta una sfida. Per molte aziende l’assunzione di un disabile è un mero obbligo di legge e, sebbene le nuove tecnologie e l’innalzamento del livello di studio consentano alle persone con disabilità visiva di raggiungere traguardi e obiettivi sempre più importanti, la cultura dell’inclusione del disabile nel mondo del lavoro è ancora poco diffusa. Se ne è parlato nel corso di una conferenza stampa voluta dal presidente della sezione novarese dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Pasquale Gallo.

Un incontro voluto per fare il punto della situazione e denunciare le principali criticità nell’applicazione di due importanti leggi: la n. 68 del 1999 che  riguarda le categorie protette e la legge 113 del 1985 riguardante il collocamento delle persone con disabilità visive nei centralini telefonici di enti pubblici e privati.

“Due norme che andrebbero totalmente rivisitate – spiega Pasquale Gallo – a partire dalla legge 68, che riguarda tutti i disabili ma che, all’atto pratico, penalizza ipovedenti e non vedenti, i quali avendo una percentuale di disabilità superiore al 75% hanno poche probabilità di trovare lavoro. La legge riguarda infatti tutte quelle persone che hanno almeno il 46% di invalidità. Dovendo scegliere, un’azienda preferisce dare occupazione a persone con percentuali di disabilità più basse. Se a ciò aggiungiamo che un’altra norma specifica, la 113/ 85, riconosce e tutela i disabili visivi che hanno al massimo 1/10 di vista, ci rendiamo conto delle enormi difficoltà che incontrano quotidianamente gli ipovedenti nella ricerca di un’occupazione”.

Oggi un lavoratore cieco o ipovedente può svolgere diverse mansioni all’interno delle aziende e può ricoprire ruoli apicali. Molte aziende, però, non sembrano pienamente consapevoli delle potenzialità di un disabile visivo e ignorano l’esistenza degli strumenti in grado di rendere accessibile al non vedente o all’ipovedente la postazione di lavoro.

Da qui la conferenza stampa alla presenza di un gruppo di associati all’Unione. Tra questi Pasquale Cipullo e Jacopo Tinti, il primo ipovedente da poco disoccupato a causa di una patologia della retina e il secondo non vedente senza lavoro nonostante una laurea in giurisprudenza alla Statale di Milano. Entrambi cercano un posto da centralinista ma, nonostante gli sforzi e le numerose domande di lavoro, al momento sono ancora in attesa di occupazione. Con loro anche Roberto Benvenuti, cieco parziale, per anni massaggiatore shiatsu e oggi disoccupato, in seguito alla perdita progressiva della vista

“Il problema è sostanzialmente normativo – rimarca il presidente Gallo – ed ecco perché da Novara e dal Piemonte lanciamo un appello al Governo, affinché discuta e aggiorni la legge 113/85. All’esame della Camera dei Deputati giace una proposta di revisione presentata dall’ on. Troiano  il 13 Maggio 2019, con atto n. 1846, già assegnato alla Commissione XI Lavoro lo scorso 22 luglio. Il nostro auspicio è che anche gli ipovedenti possano accedere ai benefici della legge e che, oltre al lavoro di centralinista, possano presto essere riconosciute anche le professioni cosiddette ‘equipollenti’ ossia quelle di addetto Urp, di operatore di segreteria e di responsabile della gestione del database. Il secondo appello lo rivolgiamo invece alla Regione Piemonte affinchè si possano unificare, in un’unica giornata, l’esame di fine corso formativo e quello di abilitazione alla professione di centralinista, così come avviene ad esempio in Emilia Romagna. I disabili visivi – conclude Gallo – hanno i titoli e le potenzialità per poter svolgere numerose mansioni lavorative, ma come al solito in Italia i diritti e la democrazia restano sulla carta”.

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