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Tarquinia (VT). 4 novembre, il ricordo da solo ha una minima valenza se non si unisce alla riconoscenza e alla meditazione

«Oggi siamo qui per ricordare tutti coloro che nello scontro armato hanno perso la vita, ma il ricordo da solo ha una minima valenza se non si unisce alla riconoscenza e alla meditazione». Lo ha detto il sindaco Mauro Mazzola, nel suo discorso al monumento dei caduti, ieri 6 novembre, per la celebrazione dell’Anniversario della Vittoria, della Festa delle Forze Armate e della Giornata dell’Unità Nazionale.

«Desidero riservare una nota speciale all’Associazione Nazionale delle famiglie dei Caduti e dispersi in Guerra che in Italia svolge compiti di rappresentanza, protezione e tutela nei riguardi dei congiunti dei militari caduti e dispersi in guerra nonché dei militari invalidi e mutilati di guerra e di coloro che, in servizio nelle Forze Armate, hanno perso la vita nel compimento del dovere. – ha affermato – Esprimo il mio ringraziamento ai portavoce di questa Associazione che persegue, senza fini di lucro, finalità istituzionali e che svolge la propria attività anche in campo internazionale mantenendo rapporti di fraterna collaborazione con le analoghe Associazioni di vittime di guerra dei Paesi europei e di diversi altri Stati. Nonostante lo scorrere degli anni che temporalmente ci allontanano da quel tragico conflitto, il messaggio di pace e libertà proclamato deve essere la base attuale dell’impegno sociale di ciascuno di noi per la realizzazione di un futuro migliore e di una democrazia duratura. Solo comprendendo l’essenza del sacrificio dei caduti sapremo fare valere il loro insegnamento, perché alla base di ogni conquista ci sono rinunce, dedizione e responsabilità. Ricordiamo per questo le nostre forze armate, quanti operano in missioni all’estero e quanti si impegnano sul territorio nazionale con duro e costante lavoro. Purtroppo troppo spesso si perdono di vista i valori più autentici che ci sono stati tramandati, ed è così che la società cambia nel peggiore dei modi: basti pensare alle folle che urlano e si dimenano nelle piazze, che essendo incapaci di instaurare un dialogo civile e argomentare proposte concrete, generano proteste fine a se stesse. Si dovrebbe comprendere che strillare serve a ben poco, di certo un silenzio costruttivo è più efficace di tante parole urlate al vento. Proprio osservando questa involuzione della società moderna dal 2007 a quest’oggi, trovandoci qui riuniti negli anni, ho voluto dare voce alla memoria e al tempo stesso tenere lo sguardo sulla storia e cronaca attuale, creando un percorso parallelo tra passato e presente. Abbiamo vissuto gli eventi che hanno segnato l’Italia e il mondo, solo per citarne alcuni: i terremoti dell’Aquila, dell’Emilia, di questi mesi nel Centro Italia, la devastazione della Lunigiana e delle Cinque Terre, le Guerre in Iraq, in Siria, il terrorismo, lo sbarco dei profughi, il dilagare del femminicidio. Ma siamo stati anche testimoni di eventi incredibilmente positivi come il disgelo tra Usa e Cuba, l’incontro storico tra Cina e Taiwan, le scoperte al Cern di Ginevra, l’elezione di Papa Francesco e il suo Giubileo Straordinario della Misericordia. Nel nostro portare alla memoria il passato e nel nostro vivere il presente ho voluto migliorare questa cerimonia, adducendovi un valore aggiunto: i giovani, il futuro. Sono fiero di aver coinvolto le scuole così da rinnovare e rivitalizzare la manifestazione. Nel corso degli anni, e come testimoniato lo scorso venerdì 4 novembre, la risposta dei bambini e dei ragazzi è stata sempre entusiasmante: attraverso la lettura di poesie, pensieri e canzoni si è illustrato il significato della ricorrenza. Un modo insolito, ma formidabile, di fare educazione civica per apprendere i valori della Nazione e tenerli alti. Ecco cosa ha voluto significare dare ai giovani la possibilità di divenire protagonisti dei festeggiamenti: il passaggio della storia dai libri ai cuori, l’espressione, attraverso il sentimento, della memoria storica. Ma soprattutto ci tengo a evidenziare come i giovani hanno saputo trasmettere la valenza del nostro passato con eloquente pacatezza. Ciò dovrebbe essere d’esempio per tutti, in particolare per quei genitori e familiari disattenti che non ricordano l’accezione dell’essere cittadini di una società civile e cosa significa il rispetto dei valori che ci sono stati insegnati. Non possiamo, quindi, sottovalutare l’importanza che riveste questo momento di unione della collettività. Sia questa un’esortazione a riflettere sul nostro Paese, sui caduti in guerra, sui sacrifici sofferti per la libertà e l’indipendenza, sul merito delle Forze Armate, indispensabili garanti di pace, giustizia e sicurezza».

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