Categorie
Politica

Strategia di Renzi in Iraq: Unione Europa ma da subito Italia

Matteo Renzi
Matteo Renzi

“L’ Europa deve essere qui” ha detto il premier Matteo Renzi in Iraq per una visita lampo nella doppia veste di presidente del Consiglio italiano e quella di premier di turno dell’ Unione Europea. Stamattina un primo incontro a Bagdad con il presidente iracheno Masuum, il premier incaricato Al Abadi e quello uscente Al Maliki. “L’Europa in questi giorni deve essere qui, altrimenti non è Europa, perché chi pensa che la Ue volti le spalle ai massacri, impegnata solo a pensare allo spread, o sbaglia previsione o sbaglia semestre”. Il premier uscente al Maliki ha affermato che l’Iraq è una democrazia giovane: la sua integrità è fondamentale per la sua stabilità. Nel pomeriggio Renzi sarà ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove è previsto l’incontro con il presidente del governo regionale Barzari e visiterà un campo profughi. Come comunicato da una nota ufficiale già in serata Renzi tornerà a Roma.

Ma intanto in Italia si approntano le strategie del governo per gli aiuti all’Iraq e per le armi da inviare. Il Ministro degli Esteri Mogherini nel riferire alle Commissioni parlamentari congiunte di Esteri e Difesa ha detto che quanto accade in Iraq è grave per “l’impatto sulla popolazione” L’Iraq “è ancora terra di conflitto e di scontri e l’Isis, il califfato islamico, è una minaccia per l’Unione Europea e il mondo intero”. Per la Mogherini inoltre è “Indispensabile ma non risolutivo” il sostegno militare.
Certamente un sostegno agli iraqeni sarà dato con l’invio di armi da parte dell’Italia. “L’Italia è pronta a fornire armi leggere ai peshmerga curdi e relativo munizionamento”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti alle Camere.
Più esattamente sarà inviato “materiale militare d’armamento già in uso alle forze armate nazionali, destinato alla difesa personale e d’area”. Inoltre è all’esame la possibilità di utilizzare armamenti di fabbricazione sovietica sequestrati durante il conflitto dei Balcani, e armi leggere detenute per effetto di confisca.

E’ una strategia questa doverosa o l’Italia (che secondo secondo la Costituzione ancora in corso di legge “ripudia la guerra” ed ha a Roma un Papa che quotidianamente richiama alla cessazione di ogni violenza) potrebbe far qualcosa di diverso? Una forza di interposizione europea o, ancora meglio, internazionale potrebbe essere una soluzione diversa alla iniziativa dei singoli Stati che da un lato mandano aiuti umanitari e dall’altro armi come l’Italia o operano direttamente bombardamenti di propri droni come gli USA? Dopo due guerre del Golfo e tanti anni di soldati in Iraq cosa non hanno fatto per evitare ciò che sta accadendo per mano dell’Isis? e per finire chi è l’Isis, chi fornisce loro aiuto e armi? Sono queste tutte domande a cui cercheremo di dare una risposta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.