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Sanità, diabete: i costi di automonitoraggio della glicemia

DiabeteMilano, 24 febbraio 2015 – Presentato al convegno “L’impatto economico per il servizio sanitario sull’autocontrollo glicemico domiciliare”, organizzato a Milano sotto l’egida di Diabete Italia, con il patrocinio della Regione Lombardia, lo studio “Il costo della distribuzione diretta di sistemi di automonitoraggio della glicemia: un modello di analisi economica”, realizzato dal Dipartimento di scienze del farmaco dell’Università degli studi di Pavia in collaborazione con la società di ricerca S.A.V.E. Studi Analisi Valutazioni Economiche di Milano e la consulenza di specialisti dell’ASL 3 Genovese.

[easy_ad_inject_1]“I risultati del nostro studio – spiega Giorgio Lorenzo Colombo, farmacoeconomista del Dipartimento Scienze del Farmaco dell’Università di Pavia, che ha guidato il gruppo di lavoro – indicano che il risparmio di costi per la distribuzione diretta può assumere un’entità estremamente variabile, in funzione del tempo necessario all’avvio dell’esito di gara e alla sua implementazione, nonché al tasso di sostituzione dei glucometri. Inoltre, sulla base delle nostre valutazioni, che non tengono peraltro conto dei costi indiretti, che potremmo definire sociali, sostenuti dalla persona con diabete in termini di spese e tempo per recarsi al punto di distribuzione, crediamo che questa strada non sia economicamente efficiente né sostenibile”.

Il modello di analisi economica applicato dalla ricerca valuta una popolazione di 100.000 assistiti con diabete, di cui 5.000 considerati a elevato consumo di strisce reattive per l’automisurazione della glicemia (consumo medio pari a circa 5 strisce al giorno ossia 1.825 strisce per anno) e 95.000 classificati come assistiti standard (consumo medio pari a 1 striscia ogni 2 giorni: 186 strisce per anno). Nella situazione ipotetica di distribuzione diretta, si applica un costo di acquisto per striscia, in seguito a gara aggiudicata al massimo ribasso, pari a 0,20 euro alla quota di 95.000 assistiti standard. A questi costi vengono sommati il costo del personale per la gestione delle fasi di acquisizione e di immagazzinamento dei prodotti e per le operazioni di competenza distrettuale, il costo per la distribuzione dei prodotti e le attività per la sostituzione dei glucometri e per l’educazione all’utilizzo del nuovo strumento. L’arco temporale oggetto della simulazione è di 48 mesi.

“Nella situazione ipotetica, quanto non realistica, di riuscire a sostituire i glucometri tutti insieme, il costo di sostituzione e distribuzione diretta si attesterebbe a 28.736.000 euro nei 4 anni, in media 7.184.000 euro l’anno. Invece, nell’ipotesi di sostituzione al tasso del 25% ogni anno, cioè sostituzione completa in 4 anni, il costo complessivo sarebbe pari a 35.804.000 euro, in media 8.950.000 euro l’anno. Nell’ipotesi più favorevole, basata su un ritmo di sostituzione dei glucometri pari al 50%, ossia completa sostituzione in 2 anni, il costo è pari 32.270.000 euro, per un costo medio annuale di 8.070.000 euro”, dice Colombo.

“Nello stesso lasso di tempo di un anno, ipotizzando di risparmiare – come nel nostro esempio – 0,20 euro per ogni striscia, avendone ridotto il costo da una media di 0,40 a 0,20, otterremmo una minor spesa di poco superiore ai 3,5 milioni – prosegue Colombo – meno di quanto si andrebbe a spendere in realtà per tutta l’operazione. Dove sta la convenienza?”

“L’autocontrollo glicemico è un atto di cura, essenziale per il buon compenso delle persone con diabete. È finalizzato a prevenire, rallentare o bloccare le complicanze d’organo, ridurre il peso della cronicità, migliorare la qualità di vita dal punto di vista fisico, psichico e sociale, ridurre i ricoveri ospedalieri e gli accessi al Pronto soccorso e nel contempo garantire la sostenibilità economica di diagnosi e cura della malattia diabetica da parte del Sistema sanitario”, dichiara Salvatore Caputo, Presidente Diabete Italia.

“Da tempo sosteniamo che sia un errore pensare di sostituire forzatamente i glucometri alle persone con diabete, indicendo gare per la fornitura di uno, due o anche alcuni strumenti. Il rapporto che bambini, adolescenti, adulti, anziani, donne in gravidanza, ognuno con percorsi individuali di cura, hanno con lo strumento per misurare la glicemia che il diabetologo ha consigliato, è consolidato e affidabile. Ciascuno di noi utilizza lo strumento più adeguato alle proprie conoscenze tecnologiche e al percorso di cura e viene istruito su come utilizzarlo al meglio. È assurdo pensare di sostituirlo di volta in volta a seconda del dispositivo che si aggiudica la gara”, gli fa eco Egidio Archero, Vicepresidente Diabete Italia.

“Esiste un rischio clinico connesso al cambio dello strumento di misurazione della glicemia, in quanto ciò potrebbe facilmente causare un aumento di errori soprattutto fra gli anziani. Ora, emerge chiaramente anche la mancanza di una ragione economica. Non sarà un caso se Paesi a noi vicini come Francia, Germania e Gran Bretagna hanno deciso di non ricorrere alle gare pubbliche per l’approvvigionamento degli strumenti per l’autocontrollo della glicemia a domicilio”, conclude Caputo.

La soluzione: l’individuazione, come peraltro previsto dal Patto per la Salute, di forme alternative alla gara e tese alla definizione di una tariffa di riferimento correlata alle diverse tipologie di strumenti, da quelli più semplici a quelli tecnologicamente avanzati. “Una soluzione che garantisce accuratezza analitica e clinica, appropriatezza, continuità terapeutica, personalizzazione, qualità delle cure ed effettivo risparmio per il Servizio sanitario”, chiosa Archero.

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