RAI3: MAGIC JOHNSON A CHE TEMPO CHE FA SULLA SUA STRAORDINARIA CARRIERA, SULLA LOTTA CONTRO L’HIV E SULLO STORICO DREAM TEAM

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“È stata una grande felicità per me quando per la prima volta mi hanno chiamato ‘Magic’, mi sono reso conto subito che avrei dovuto esserne all’altezza di questo nome sul campo di basket, dovevo vincere e diventare un campione. Ed è proprio quello che è successo”. Così Magic Johnson ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai3.

Sul padre: “Mio padre ha sacrificato tanto per me, per le mie sei sorelle e tre fratelli, ha dovuto lasciare il basket per poter prendersi cura della famiglia. Poi è toccato a me ricompensarlo e ripagarlo. Quando sono arrivato in NBA, gli ho comprato una casa nuova, gli ha permesso di non lavorare e di godersi la vita. Ora ha 88 anni e ogni giorno lo ringrazio perché ha significato tanto per me quello che ho fatto, come padre, come mio eroe e come mio mentore. Probabilmente anche come il mio migliore amico”.

Sull’incontro con Kareem Abdul-Jabbar: “Ero completamente diverso da lui. Avevo appena 19 anni e mi piaceva assai la mia musica e mi piaceva ad alto volume. Lui era un uomo silenzioso e tranquillo. A me piaceva la musica più moderna e lui piaceva il jazz a basso volume. Io invece arrivavo con questo enorme stereo sulla spalla che suonava a palla: non non potevo risultargli simpatico. Mi diceva sempre di abbassare la musica. Quindi è stato un inizio burrascoso, alla fine però siamo diventati dei grandi amici e dei grandi compagni di squadra. Lui era il giocatore più dominante dell’NBA al tempo e io i leader dei Leakers ed è per questo che per noi è andata così bene. Abbiamo vinto così il campionato il primo anno”.

Sulla rivalità/amicizia con Larry Bird: “L’ho conosciuto per la prima volta nel 1979 nel campionato universitario e poi, quando siamo arrivati nell’NBA, lui ed io abbiamo cambiato il gioco, che è diventato più popolare. Ho adorato Larry Bird come un idolo e per il quale ho sempre avuto grande rispetto, ma non quando giocavamo contro. Durante le riprese di uno spot televisivo, ho incontrato sua mamma che mi ha detto: ‘Sei tu il mio giocatore preferito’. Sapere che la mamma di Bird mi adorava come giocatore è stato un gran momento”.

Sul Presidente Obama: “Devo riconoscere che è un buon giocatore di basket, abbiamo giocato insieme alla Casa Bianca. Come me, anche lui è mancino e non solo è un buon giocatore di basket ma lo apprezzo molto anche come persona. Il campo da basket alla Casa Bianca? Non è proprio lì, ma vicino in un altro edificio. In quell’occasione sono stati invitati giocatori ed ex giocatori dell’NBA e tutti e poi dopo siamo andati alla Casa Bianca e abbiamo organizzato una grigliata sul prato. Ero stato anche in altre occasioni con altri Presidenti prima di lui, ma con il Presidente Obama mi sono divertito più che con gli altri. Anche le sue feste di Natale erano davvero bellissime. Mi è piaciuto davvero tanto essere alla Casa Bianca in un’occasione interessante: quando Beyoncé si è esibita per il Presidente Obama e per la first lady Michelle Obama”.

Sui primi palleggi da bambino:“Alle cinque o alle sei del mattino cominciavo a palleggiare e i miei vicini impazzivano perché avrebbero voluto dormire un paio d’ore prima del lavoro. Il campo da pallacanestro era a un paio di isolati da casa e dovevo camminare per arrivarci, perchè non avevo un canestro a casa, ma mi piaceva molto il gioco”.

Sull’HIV: “31 anni fa ho annunciato di avere l’HIV e allora c’era discriminazione contro le persone affette. Le cure non erano adeguate, le medicine non erano adatte e noi siamo riusciti a cambiare molte di queste cose nella lotta contro l’HIV. Abbiamo fornito alloggi a persone che vivevano con l’HIV, abbiamo interrotto la discriminazione e il razzismo e tutto ciò che queste cose comportavano non solo negli Stati Uniti d’America, ma penso che abbiamo tenuto grandi risultati nel mondo intero. Credo che oggi le cose vadano molto meglio”.

Sull’All Star Game: “Dopo che mi sono ritirato dal gioco che amavo, il commissario Stern mi ha permesso di giocare l’All Star Game. Per me è stata una grande soddisfazione perché ho mostrato alle persone che si può ancora vivere una vita riproduttiva pur essendo portatori di HIV. Ho mostrato che tutti coloro i quali vivono con l’HIV possono fare grandi cose nella società, che non devono mai rinunciare, mai lasciar perdere e questo All Star Game ha significato molto non solo per me, ma anche per persone nel mondo intero che vivono con l’HIV o altri pesi sulle spalle”.

Sul Dream Team: Ho convinto io Larry Bird a giocare nel Dream Team e anche Michael Jordan. Ora sono tanti i giocatori internazionali che giocano nell’NBA e questo è stato possibile grazie al Dream Team, che ha aperto il mondo al Basket”.

Sull’Italia: “È da 31 anni che vengo in italia, amo gli italiani e il cibo italiano. Sono così calorosi, sono gente meravigliosa. Io e mia moglie siamo innamorati di Portofino, Forte dei Marmi, Porto Cervo, Capri…”


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