Quando le banche centrali smetteranno di aumentare i tassi?

Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments
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Weekly market outlook a cura di Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments

  • Nel 2022 si sta assistendo alla più aggressiva manovra di restrizione coordinata da parte delle banche centrali da decenni a questa parte. La manovra terminerà quando le Banche Centrali riterranno di aver superato il problema dell’inflazione nelle rispettive economie.
  • Il mercato del lavoro statunitense è molto stretto: riteniamo che sia necessaria una recessione per far scendere l’inflazione. 
  • L’inflazione tedesca è salita all’11,6% in ottobre: la Banca Centrale Europea ha il difficile compito di affrontare l’aumento dei prezzi mentre l’economia si sta indebolendo.
  • La Banca d’Inghilterra sembra destinata ad aumentare i tassi dello 0,75% questa settimana.  L’era di tassi d’interesse ultra-bassi è ormai alle spalle e questo non è di buon auspicio per il mercato immobiliare.

Questa è una settimana importante per gli osservatori delle banche centrali. Oggi abbiamo la Federal Reserve e domani la Banca d’Inghilterra (BoE). Entrambe dovrebbero aumentare i tassi ufficiali di 75 punti base, dopo l’analoga mossa della BCE la scorsa settimana.

In questo 2022 stiamo assistendo alla più aggressiva manovra di inasprimento coordinata da parte delle banche centrali da decenni a questa parte. Sorge quindi spontanea la domanda: quando finirà tutto questo? La risposta è: quando le Banche Centrali riterranno di aver superato il problema dell’inflazione, che a sua volta dipende dalle rispettive economie.

Il mercato del lavoro statunitense rimane in tensione

Cominciamo con l’economia più importante di tutte: gli Stati Uniti. Qui c’è una strana combinazione di forze economiche. Cercate la debolezza e la vedrete nel PIL, la misura più ampia dell’attività economica. Quest’ultimo, infatti, è cresciuto nel terzo trimestre del 2022, ma dopo due trimestri di contrazione. C’è una vera e propria recessione in atto nel mercato immobiliare, dove sia l’attività sia i prezzi stanno precipitando.  I dati dei sondaggi economici stanno crollando, ma questo è compensato dalla forza del mercato del lavoro che, secondo tutti gli indicatori, è in piena crisi. Un basso tasso di disoccupazione significa aumento dei salari e degli affitti, le due più potenti e persistenti fonti di inflazione negli Stati Uniti. Venerdì verrà pubblicato il rapporto sul lavoro di ottobre e fino a quando non ci sarà un aggiornamento negativo sui posti di lavoro, la Federal Reserve continuerà a esercitare pressioni sui rialzi.

Per far scendere l’inflazione negli Stati Uniti è necessaria una recessione

Da sempre riteniamo che per far scendere l’inflazione negli Stati Uniti sia necessaria una recessione. Ciò comporterà una riduzione dei margini di profitto e un calo degli utili. Siamo nella stagione dei bilanci del terzo trimestre e il quadro generale è che le società stanno già lottando per soddisfare le aspettative degli analisti. Le prospettive per gli utili non sono buone. Gli investitori, tuttavia, si aspettano aggiornamenti deludenti.

Preoccupazioni per l’inflazione europea

L’inflazione tedesca è salita all’11,6% in ottobre, ben oltre le aspettative. La Banca Centrale Europea si trova ad affrontare un’economia che si sta indebolendo e un’inflazione elevata: un cocktail sgradevole per una banca centrale.

Incertezza fiscale nel Regno Unito

Nel frattempo, nel Regno Unito, la BoE deve agire in un contesto di incertezza fiscale. Riteniamo che adotterà la strada più facile e aumenterà i tassi in linea con il consenso – 75 punti base. Ma l’economia del Regno Unito è già in difficoltà e l’improvviso aumento dei tassi ipotecari farà calare ulteriormente la spesa. I tassi rimangono bassi, anche se la BoE li spingerà al 3% come ci aspettiamo, l’era dei tassi d’interesse ultra-bassi è ormai alle spalle. E questo non è di buon auspicio per il mercato immobiliare.

Ottimismo per il 2023

In generale, il contesto attuale è difficile per l’economia e per gli asset di rischio, ma osserviamo che i titoli azionari sono già scesi molto e gli investitori si aspettano una debolezza economica. È possibile che si verifichi un’ulteriore svendita degli asset di rischio, che potrebbe proseguire fino al 2023, ma che potrebbe rappresentare un’opportunità di acquisto.


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