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Aumentano le intolleranze al glutine: 600mila casi presunti, oltre 135mila diagnosticati

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Grande attenzione alle intolleranze al glutine nella prima edizione del Festival del Pane di Prato. L’evento, organizzato dall’Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Prato in collaborazione con le associazioni di categoria per valorizzare le eccellenze gastronomiche del territorio di cui la Bozza Pratese rappresenta un fiore all’occhiello, ha infatti dimostrato profonda sensibilità a questo problema che interessa un numero sempre crescente di persone – l’Associazione Italiana Celiachia stima in oltre 135.000 le diagnosi ufficiali, in crescita ogni anno del 10% – dedicando alle intolleranze al glutine un intero convegno, tenutosi in apertura di Festival sabato mattina nel Salone Consiliare di Palazzo Comunale.’,’A introdurre i lavori moderati dal giornalista Carlo Cambi, docente di Comunicazione all’Università di Macerata e volto noto della trasmissione La Prova del Cuoco di Rai Uno, è stato l’Assessore alla Salute e alle Politiche Sociali del Comune di Prato Dante Mondanelli il quale ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione nel percorrere tutte le strade possibili per contribuire al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Quello delle intolleranze al glutine è un fenomeno che interessa potenzialmente circa 600.000 soggetti su scala nazionale (dati contenuti nella Relazione Annuale al Parlamento sulla celiachia anno 2011) e solo in Toscana (una delle regioni con i valori più alti) circa 37.500 soggetti (circa 1 ogni 100) di cui 10.753 con diagnosi ufficiale. Il suo sviluppo deriva dalla combinazione di una predisposizione genetica con determinate condizioni ambientali scatenanti: gli studi stimano che circa il 25% della popolazione sia predisposta e questo dato unitamente all’incremento di diagnosi negli ultimi anni ha senz’altro contribuito a considerare la celiachia non più come malattia rara, ma come vera e propria malattia sociale riconosciuta anche dalla legge – la 123 del 2005. Negli ultimi dieci anni per garantire una socialità normale anche ai soggetti intolleranti al glutine, sono cresciuti esponenzialmente gli esercizi gluten free – bar, ristoranti, pizzerie, hotel – e anche le attività formative in tal senso per esercenti, alimentaristi e addirittura per gli insegnanti, che hanno un ruolo di primaria importanza nello sviluppo della socialità di soggetti celiaci in età scolare. Tutte queste attività contribuiscono alla diffusione della cultura del gluten free e un ruolo determinante è svolto dall’Associazione Italiana Celiachia, composta da 20 associazioni regionali onlus per un totale di oltre 60.000 soci, tutti legati dal comune scopo di migliorare la vita ai celiaci e alle loro famiglie, facilitare la diagnosi e stimolare la ricerca scientifica. L’assunzione di glutine nei celiaci provoca un processo infiammatorio a livello di intestino tenue che con il tempo porta a un malassorbimento delle sostanze nutritive: secondo studi scientifici una soluzione al problema potrebbe essere la creazione di nuovi tipi di grano o la riscoperta di grani antichi. Ad avallare questa ipotesi, i risultati di una ricerca condotta dal Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura CRA-QCE e presentati dalla ricercatrice Laura Gazza:”il glutine non è presente nella farina nel suo stato originale ma si sviluppa quando si aggiunge acqua alla farina e si impasta. E’ un grande polimero naturale elastico ed estensibile, che consente all’impasto di trattenere il gas che si forma durante la fermentazione. Se confrontiamo i grani attuali con vecchie varietà di grano notiamo che questi ultimi hanno minor tenacità del glutine: i frumenti teneri coltivati nella prima metà del secolo scorso risultano infatti meno tossici dei frumenti attuali, che invece sono più reattivi per i pazienti celiaci. Un esempio è il grano Monococco, che presenta un glutine molto poco strutturato”. Concetto ripreso anche dal professor Stefano Benedettelli, docente presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze che ha sottolineato come nella selezione per ottenere le varietà moderne con cui vengono prodotti pane e pasta, siano stati incrementati oltre ai valori produttivi, le caratteristiche tecnologiche delle farine, determinando un incremento dell’uso di farine raffinate e della lievitazione degli impasti (forza della farina).”Questa velocizzazione nel produrre pane e pasta, può determinare una serie di inconvenienti a chi si alimenta con questi prodotti – ha spiegato Benedettelli – e confrontando le caratteristiche delle farine prodotte da frumenti di varietà antiche con quelle prodotte da varietà moderne si può osservare come le prime abbiano non solo un contenuto di glutine inferiore, ma anche un contenuto di metaboliti secondari molto più variabile rispetto alle moderne e un glutine più debole. Inoltre gli epitopi tossici in grado di scatenare la reazione immunitaria nei soggetti celiaci sono presenti in misura maggiore nelle frazioni proteiche del glutine delle nuove varietà rispetto a varietà antiche. Anche la lievitazione è importante: per avere un pane più digeribile e con epitopi tossici ridotti essa dovrebbe avvenire utilizzando il lievito madre”. Al convegno sono intervenuti anche Isidoro Martino consigliere AIC, il dottor Giuseppe Vannucchi responsabile del Servizio Igiene Alimentazione e Nutrizione dell’ASL 4 di Prato, il farmacista Ottavio Carbone, il direttore del Consorzio Pane Toscano Roberto Pardini e la dottoressa Donatella Macchia, responsabile presidio di Rete Regionale per la M. Celiaca AS Firenze, la quale ha sottolineato come”ogni diagnosi di celiachia debba necessariamente passare attraverso l’effettuazione di esami immunologici e come la modifica della dieta e dei comportamenti alimentari debba avvenire solo dopo aver individuato e accertato la malattia con analisi diagnostiche mirate”. A concludere l’incontro, il responsabile del settore valorizzazione dell’imprenditoria agricola della Regione Toscana Simone Tarducci il quale ha rilanciato sull’importanza del settore agricolo per la Regione Toscana e sulla valorizzazione di prodotti della filiera corta:”dal 2007 abbiamo lanciato un progetto sulle mense scolastiche, scegliendo di sostituire i pasti serviti ai bambini con prodotti esclusivamente toscani, spendendo il 10% in più ma con importanti ricadute sull’economia locale derivanti dal fatto che acquistando alla filiera corta si procura lavoro a chi opera sul territorio”.

Al Tatarella di Cerignola innovative tecniche di lifting urogenitale guariscono l’incontinenza urinaria e il prolasso genitale

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L’urologia del Tatarella è all’avanguardia e centro di riferimento per la Puglia per la cura di questi disturbi che colpiscono in Italia circa 5 milioni di donne over 40. Se fino a qualche anno fa, in Puglia e nel Sud, per curare una malattia si pensava subito a viaggi verso grandi centri del nord Italia, oggi è possibile curarsi nella propria città o regione grazie alla realizzazione di reparti di eccellenza in molti ospedali del Mezzogiorno.’,’Tra questi l’unità operativa di urologia dell’ ospedale Giuseppe Tatarella di Cerignola ( BA ) diretta dal dottor Giovanni De Ceglie tra i centri di eccellenza in Puglia per il trattamento risolutivo – con nuove metodiche di lifting urogenitale – dell’incontinenza urinaria e del prolasso genitale. “Moltissime donne”, dice il dottor Giovanni De Ceglie,”subiscono per anni questi disturbi e si rassegnano ai pannolini perché non sanno che ora esistono avanzati e definitivi interventi di chirurgia mininvasiva a carico del Sistema Sanitario Nazionale, quindi gratis per la paziente. Ricordo anche che il nostro ospedale, grazie alla sensibilità del nuovo direttore generale dottor Attilio Manfrini, negli ultimi anni ha portato a livelli di eccellenza non solo le prestazioni mediche e chirurgiche ma anche l’accoglienza nei confronti delle degenti”. “L’incontinenza urinaria e il prolasso urogenitale”, spiega il dottor De Ceglie,”colpiscono circa 5 milioni di donne italiane dai 35 anni in su e sono tra i problemi femminili più frequenti. Nonostante la diffusione di queste patologie, che con ansia, depressione, tendenza a isolarsi per il timore di improvvise perdite di urina, e nel caso del prolasso perdite vaginali e sanguinamenti, incidono pesantemente sulla qualità di vita, sui rapporti sociali, sull’intesa di coppia e sulla sessualità, solo una minoranza riesce a vincere vergogna e imbarazzo per rivolgersi al medico; le altre donne si rassegnano ai pannoloni. L’incontinenza e il prolasso oggi possono invece essere risolti definitivamente con innovative tecniche chirurgiche mininvasive made in USA di lifting urogenitale, disponibili ora anche nel nostro Paese. Queste tecniche sono in uso al Tatarella di Cerignola.

La metodica per l’incontinenza urinaria da sforzo si chiama Miniarc e prevede l’applicazione per via vaginale di una sling (retina in polipropilene), che posta sotto all’uretra risolve il disturbo effettuando un vero e proprio restyling del pavimento pelvico. Le retine non agiscono solo da supporto ma intervengono anche nei processi di riparazione biologica, favorendo una sintesi del collageno, la proteina necessaria per la cicatrizzazione ottimale dei tessuti. I vantaggi rispetto ai”vecchi” interventi invasivi, come la colposospensione, che richiedeva incisione addominale, anestesia generale, ricovero e convalescenza prolungati, sono l’efficacia dell’90%, la brevità degli interventi – circa 30- 40 minuti -, il ricorso al day hospital con solo anestesia locale o locoregionale e il recupero con ritorno alle normali attività entro una settimana. L’incontinenza urinaria da sforzo nella donna, che si manifesta a seguito di un piccolo sforzo come un colpo di tosse, uno starnuto, il sollevamento di una borsa o un esercizio fisico, è causata principalmente dalle gravidanze e dal parto. Altre cause sono: menopausa, prolasso genitale, età, tosse cronica, fumo, stipsi, attività pesanti e sportive ed esiti di chirurgia pelvica”.”Il prolasso genitale”, precisa l’esperto, “consiste nell’abbassamento dalla sede naturale e talvolta fuori dall’introito vaginale di una o più strutture pelviche – utero , vescica e retto – e riguarda 3 donne su 10 dopo i 50 anni. Spesso si associa all’incontinenza urinaria. Le cause sono le stesse dell’incontinenza. La nuova metodica di lifting genitale per il prolasso si chiama Elevate e si basa sull’uso di una retina in polipropilene (mesh), che inserita attraverso la vagina sostituisce il supporto originario danneggiato del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli e legamenti che sostiene gli organi genitali) con un’efficacia del 90%. Rispetto agli interventi invasivi tradizionali associati all’isterectomia (asportazione dell’utero), che prevedono la ricostruzione del pavimento pelvico con le sue strutture fasciali preesistenti spesso indebolite e causa di recidive nel 20-30% dei casi (1 donna su 5 ripresenta il problema e deve sottoporsi ad un altro intervento), la nuova tecnica consente di non asportare sempre l’utero quando questo è sano , ha un basso rischio di recidive – 4% – e si può effettuare in anestesia spinale, il che consente una rapida ripresa. L’incontinenza urinaria e il prolasso genitale”, sottolinea il dottor De Ceglie ,”continuano a rimanere patologie”nascoste” a causa di una scarsa informazione alle pazienti, che possono invece risolvere definitivamente questi disturbi come dimostrano i risultati della nuova chirurgia mininvasiva. La donna può ritrovare la sua integrità fisica e soprattutto la sua femminilità”. Conclude il dottor De Ceglie:”La nostra Unità operativa complessa conta su 15 posti letto per i degenti, effettuiamo 2 mila visite ogni anno e 600 interventi chirurgici, avvalendoci delle più aggiornate e sicure opzioni terapeutiche, le stesse che si eseguono nei grandi ospedali nazionali. Trattiamo a livello di eccellenza oltre alle patologie del pavimento pelvico femminile anche l’incontinenza urinaria maschile, con impianto di sfintere artificiale, e l’impotenza post prostatectomia con l’impianto di innovative protesi peniene di nuova generazione ( AMS 700 ) che consentono all’uomo il ritorno a una normale sessualità”.

Convenzione Istanbul, Cirielli: Italia svolga ruolo attivo contro violenza donne

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Roma, 4 giugno 2013 – «L’Italia deve svolgere un ruolo attivo e di guida nella battaglia contro la violenza nei confronti delle donne. La ratifica della Convenzione di Istanbul deve rappresentare solo il primo passo di un impegno e di uno sforzo straordinario da parte del Governo e dello Stato italiano che sia concreto e non accademico e demagogico». è quanto dichiara l’on. Edmondo Cirielli, deputato di”Fratelli d’Italia” e componente dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio

“La violenza contro le donne – spiega – è sintomo di una grave arretratezza culturale. è un fenomeno gravissimo che ci auguriamo possa anche costituire l’occasione per rivedere il sistema dell’efficacia delle norme penali, soprattutto per quel che concerne i reati contro le persone. Troppe volte, infatti, ci sono pene che vengono poi annullate da amnistie, indulti e sistemi alternativi alla detenzione. Questo allontana e spaventa chi vuole presentare denuncia. Per questo è necessario coniugare l’azione repressiva a quella preventiva”

Domani le finali del memorial Magnani, Lo sport giovanile per il Meyer

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Torna la quinta edizione del Memorial Matteo Magnani, a Sesto Fiorentino. Organizzato dall’USD RinascitaDoccia, il torneo di calcio dedicato alla categoria esordienti, disputerà le proprie finali mercoledì 29 maggio, a partire dalle 19, nel campo sportivo di Doccia A. Biagiotti (viale XX Settembre). Alle 19 si disputerà la finale 3/4 posto tra Livorno e Prato. Successivamente, alle 20:30 la finalissima Empoli-Fiorentina.’,’Per l’occasione sarà allestito uno stand nel quale saranno raccolti fondi a sostegno dell’attività della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer.
Il Memorial Matteo Magnani è patrocinato dal Comune di Sesto Fiorentino ed è realizzato in collaborazione con ACF Fiorentina. Ha visto la presenza di squadre di RinascitaDoccia, Empoli, Fiorentina, Grosseto, Livorno, Pisa, Poggibonsi, Prato e Siena.

Cefalea e parto podalico: nelle donne con mal di testa i figli arrivano in piedi

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Il congresso di Stresa si chiude con una notizia emersa quasi per caso da uno studio che indagava l’andamento del mal di testa delle donne prima, durante e dopo la gravidanza. In letteratura si riporta che la gravidanza in genere lo risolve, ma in alcune può ricomparire dopo il parto o al termine dell’allattamento. L’emicrania, in particolare, spesso migliora o scompare, ma nel 22% dei casi non cambia e nel 17% addirittura peggiora. Può anche accadere che, proprio dopo il parto o al termine dell’allattamento, donne che non sapevano nemmeno cosa fosse un mal di testa vadano incontro al loro primo episodio di emicrania.’,’Lo studio, pilotato da Gianni Allais, Responsabile del Centro Cefalee della donna di Torino, ha coinvolto l’Università di Parna, il Mario Negri e il Besta di Milano e altri centri della Campania per un totale di 1.018 donne reclutate anche via internet, con una delle casistiche più ampie mai raggiunte in questo tipo di studi.

Fra le donne risultate affette da emicrania e non da altre cefalee la gravidanza risolve completamente e fa scomparire il mal di testa nel 27% dei casi, soprattutto nel terzo trimestre, mentre prima si diceva che il miglioramento inizia a partire dal secondo. Se il  miglioramento  c’è si verifica a prescindere dalle caratteristiche che il il mal di testa aveva prima della gravidanza. Da un così ampio numero di casi è emerso un dato mai osservato prima: le donne che sviluppano cefalea durante la gravidanza hanno un rischio significativamente aumentato di parto podalico. Gli stessi autori non sanno per ora spiegarsi questo riscontro dato che la presentazione podalica si osserva per lo più nelle gravidanze consecutive o multiple, nei parti pretermine o quando ad es. c’è poco liquido amniotico. In questo caso forse fattori meccanici da tensione muscolare della mamma durante l’attacco, una riduzione della sua produzione di endorfine o a ancora un calo dell’apporto alimentare durante gli attacchi che finisce col riverberarsi sulle dimensioni del feto che,  come è noto,  più è grosso meglio si gira.

Cicatrici addio: sempre più donne scelgono la liposuzione con la nuova tecnica BodyTite

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La prova costume è ormai
alle porte e, come tutti gli anni, si corre ai ripari per tentare di rimediare ai danni degli stravizi o della semplice pigrizia dei mesi invernali. Non solo palestra e dieta, la primavera, si sa, è il periodo in cui si registra un picco nelle richieste di ritocchi estetici. Ma come si possono conciliare i tempi ridotti per un eventuale recupero post intervento con quelli per una esposizione al sole senza rischi? L’ultimo metodo arrivato sul mercato è la liposuzione con la radiofrequenza, anche noto come liposuzione con onde radio, o BodyTite.’,’“La liposuzione con radiofrequenza si effettua tramite onde radio che generano energia termica. Le onde sciolgono i grassi, i quali vengono successivamente aspirati. L’energia delle onde radio ha anche il vantaggio di generare la formazione di nuovo tessuto collagineo nello strato germinativo, che ha un effetto astringente della cute. Si evita quindi il rischio di trovarsi con i tessuti svuotati, conseguenza degli interventi in cui
viene aspirato molto adipe”, spiega la dottoressa Antonella Castaldo, chirurgo plastico perfezionato negli Stati Uniti, che opera fra Milano, Roma e Napoli. Durante l’intervento, si inserisce una sonda attrezzata con un elettrodo nel pannicolo adiposo sotto la pelle.

La sonda rilascia energia termica nel tessuto adiposo e germinativo, sciogliendo le cellule adipose. Sulla superficie esterna si interviene con un altro elettrodo che controlla l’andamento dell’energia e la temperatura della pelle: la cannula funziona sia come distributore di energia che come sonda di aspirazione, quindi il grasso può essere sciolto e aspirato nello stesso momento. L’elettrodo funziona anche come un termometro che controlla la temperatura del tessuto: se la temperatura si avvicina un livello dannoso, l’energia viene automaticamente disabilitata.”Tramite la tecnica BodyTite è possibile combinare i vantaggi della liposuzione tradizionale e della liposuzione laser, riducendo notevolmente i rischi e con una convalescenza più dolce”, specifica la dottoressa Castaldo. L’abilità del chirurgo sta anche nello stabilire la distanza tra la sonda interna e l’elettrodo esterno (da 5 a 50 mm) in modo da aumentare la precisione e la sicurezza del trattamento.”A differenza della liposuzione con laser, tramite la tecnica BodyTite si possono eliminare quantità di grasso superiori, quasi come nella liposuzione tradizionale. Le onde radio inoltre coagulano i vasi sanguigni, diminuendo il gonfiore e la formazione di lividi”, spiega ancora la dottoressa. Ma i vantaggi della liposuzione con BodyTite non finiscono qui: l’energia termica generata dalle onde radio sotto lo strato germinativo determinano la formazione di nuovo collagene che ha un effetto tonificante sulla pelle, ottenendo un’immediata aderenza dei tessuti allo strato, effetto ‘astringente’ impossibile da ottenere tramite la liposuzione tradizionale. Proprio per questo motivo, si tratta di una tecnica eseguibile anche su pazienti più avanti con l’età, che, a causa della scarsa ritrazione cutanea ottenibile, sono escluse dalle metodiche di liposuzione tradizionale. Molti chirurgi plastici optano sempre più spesso per una combinazione della liposuzione tradizionale con la tecnica BodyTite, così da ottenere un rimodellamento del corpo veloce e sicuro insieme a un eccezionale effetto ‘skin tightening’ o, sempre più spesso, per interventi di ritocco su una liposuzione fatta in passato. Si pensi infine alle cicatrici, che possono essere in tal modo talmente ridotte da richiedere tempi di recupero estremamente ridotti.”I pazienti che si sottopongono a BodyTite possono riprendere la propria attività quasi immediatamente, senza necessità di ricovero: è consigliato però qualche giorno di riposo, evitando sforzi ed esercizi fisici importanti. Di regola va indossata una calza o fascia
compressiva sulla aree trattate per ottenere una guarigione più rapida e un miglior risultato estetico finale”, conclude la dottoressa Castaldo.

La dottoressa Antonella Castaldo è laureata in Medicina e Chirurgia in Italia e poi a continuato e perfezionato i suoi studi negli USA e, in particolare a Los Angeles. Opera fra Napoli, Milano e Roma.
Dal 2011 è membro della SIMECNA, Società Italiana Medicina Estetica Chirurgia Non Ablativa ed è iscritta all’ordine dei medici di Napoli.

Aria nuova nella BPCO: arriva il LAMA di nuova generazione che agisce rapidamente

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Milano, 23 maggio 2013 – Tosse, espettorato e mancanza di respiro. Questi i primi campanelli d’allarme che devono fare insorgere, in particolare nei fumatori, il sospetto di BPCO – Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, che spesso viene diagnosticata in fase avanzata. Per questo motivo le nuove Linee GOLD internazionali e nazionali prevedono l’inclusione della spirometria nella visita al paziente e l’impiego di farmaci appropriati, specificatamente i broncodilatatori. La nuova soluzione terapeutica per la BPCO si chiama glicopirronio bromuro, antimuscarinico di nuova generazione. Si tratta del primo farmaco in monosomministrazione quotidiana ad elevata selettività recettoriale che agisce entro 5 minuti dall’inalazione ed è capace di indurre una broncodilatazione di almeno 24 ore, riducendo le riacutizzazioni della patologia.

“A differenza degli altri broncodilatatori anticolinergici, glicopirronio bromuro è in grado di occupare immediatamente i recettori muscarinici delle vie aeree, per cui gli effetti clinico-funzionali del farmaco si manifestano in pochissimo tempo dalla sua assunzione per via inalatoria. – dichiara Girolamo Pelaia – Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro – Questo permette di ottenere un rapido miglioramento della dispnea e della tosse, specialmente subito dopo il risveglio mattutino, e migliora la tolleranza all’esercizio fisico”. Il glicopirronio bromuro è una molecola in un’unica somministrazione giornaliera che viene erogata con il dispositivo Breezhaler®, un inalatore a dose singola che viene attivato dall’inspirazione di chi lo usa e permette al paziente di udire, sentire e vedere se hanno assunto correttamente il farmaco. “La rapidità d’azione di un farmaco è molto importante per il paziente con BPCO che spesso lamenta al risveglio mattutino una maggiore costrizione dei bronchi con importanti sintomi clinici, a cui dare sollievo nel minor tempo possibile. – precisa Francesco Blasi, Professore Malattie Apparato Respiratorio, Università degli Studi di Milano – Fondazione Cà Granda – Durante la notte si crea infatti un ristagno di secrezioni nell’albero respiratorio che provocano tosse e secrezioni che il polmone del malato non riesce ad eliminare o controllare. Ricordiamo che il polmone del fumatore non è in grado di”ripulire” perché il fumo di sigaretta altera la funzione delle ciglia che hanno il compito di eliminare il muco.” Il tabagismo, una delle cause principali di BPCO, continua a crescere e soprattutto nei paesi occidentali tale incremento si deve in buona misura alla diffusione dell’abitudine al fumo nelle donne. In Italia un’indagine del 2009 ha rilevato che, rispetto all’anno precedente, le donne fumatrici sono passate dal 18 a oltre il 22% (DOXA/ISS-OFAD 2009). & ldquo;Si stima che entro il 2020 la BPCO subirà un incremento del 130% nella popolazione femminile. Oltretutto a parità di esposizione al fumo, le donne con BPCO presentano un rischio più elevato di danno polmonare, un maggiore grado di dispnea (cioè di mancanza di fiato) e un declino più accentuato della funzionalità respiratoria. – afferma Anna Maria Moretti, Direttore Unità Operativa Malattie dell’Apparato Respiratorio, Policlinico di Bari – Inoltre i dati dimostrano una maggiore sensibilità dell’apparato respiratorio delle donne ad altri agenti causali quali l’inquinamento atmosferico”. Nonostante queste evidenze, nelle donne la malattia risulta ancora sotto diagnosticata: da studi recenti emerge che la diagnosi di BPCO avviene nelle donne solo in una bassa percentuale di casi e che il 20 – 30% dei medici non fa diagnosi di BPCO neanche avendo a disposizione tutti i test diagnostici. L’esame spirometrico viene effettuato infatti nel 21% dei casi tra gli uomini e nel 16% dei casi tra le donne. “La BPCO è una malattia curabile e trattabile sebbene non completamente reversibile. La cosa importante è che Il paziente si ponga di fronte alla malattia con un atteggiamento di conoscenza e di consapevolezza: conoscerne l’origine, sapere di poterla curare è infatti un modo per gestirla meglio – dichiara Rosanna Franchi, Associazione Italiana Pazienti BPCO onlus – Roma. Quello che l’Associazione si pone di fare è incentivare ancora di più il paziente e i suoi familiari ad un’attiva partecipazione alla terapia. Questo infatti può dare dei benefici in termini di salute ma può aiutare anche psicologicamente a sottoporsi ai controlli. Un paziente informato e”empowered” può senza dubbio gestire meglio e più consapevolmente la sua condizione e avere una qualità di vita migliore – conclude Franchi. In Italia glicopirronio bromuro è disponibile in farmacia per il trattamento dei pazienti affetti da BPCO ed è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale (Classe A). La BPCO è una malattia respiratoria cronica caratterizzata da un’ostruzione mai completamente reversibile del flusso d’aria nei polmoni. I principali fattori di rischio legati alla patologia sono di tipo ambientale come l’inquinamento atmosferico e l’esposizione al fumo passivo e di tipo individuale come il fumo di sigaretta, che provocano infiammazione delle vie respiratorie, distruzione del parenchima polmonare, e rimodellamento delle vie aeree periferiche. Proiettata a diventare la terza causa di morte nel 2020, la BPCO colpisce nel mondo 80 milioni di persone; in Italia coinvolge il 5-6% della popolazione.

Mario Biondi, al via il 14 giugno il tour estivo: si inizia da Milano

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Dopo aver incantato nei giorni scorsi la Royal Albert Hall di Londra in un concerto-evento che lo ha visto esibirsi insieme alla storica band degli Incognito, Mario Biondi tornerà presto in tour: a partire dal 14 giugno, l’artista ha in calendario una serie di date in prestigiose location italiane e nell’ambito dei più importanti festival jazz europei.’,’“La presenza e il riverbero della Hall mi ha riempito di gioia e di orgoglio. Un concerto così lo sognavo da tanto. Un ringraziamento sentito al pubblico londinese”, è il commento di Mario Biondi. L’artista che, con la sua inconfondibile voce, calda e sensuale, ha scaldato la platea composta per lo più da inglesi guadagnando la standing ovation finale, si appresta ora a fare tappa in Italia e in Europa. La scaletta del nuovo spettacolo sarà composta, oltre che dai suoi più grandi successi, anche dai brani del suo ultimo album”Sun”, disco d’oro in Italia, uscito proprio in questi giorni in tutta Europa e in attesa di essere pubblicato in Giappone il 22 maggio e negli USA il 4 giugno. Ad accompagnare Biondi sul palco la storica band”The Italian Jazz Players” e il supporto background vocal dei”Neri per Caso”. Queste le prime date del tour in calendario, prodotto e organizzato da F&P Group: il 14 giugno a Milano presso l’Alfa Romeo City Sound (Ippodromo), il 23 giugno ad Ascona in Svizzera nell’ambito del Jazz Festival che si terrà in Piazza Torre, il 25 giugno a Verona presso il Teatro Romano, il 28 giugno a Gardone Riviera (BS) presso Il Vittoriale, il 29 giugno a Grado (GO) alla Diga Nazario Sauro nell’ambito del Grado Festival, il 5 e il 6 luglio a Roma alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, il 9 luglio a Perugia all’ Arena Santa Giuliana nell’ambito dell’Umbria Jazz, l’11 luglio a Salerno all’Arena del Mare, il 18 luglio a Piazzola sul Brenta (PD) all’Anfiteatro Camerini , il 19 luglio Porto Recanati (MC) all’Arena Gigli, il 21 luglio a Siena in Piazza Duomo, il 18 agosto a Rivisondoli (AQ) in piazza Michelangelo, il 28 agosto a Taormina (ME) al Teatro Antico, il 29 agosto a Palermo al Teatro di Verdura e il 3 settembre a San Marino in piazzale Giangi. Radio Montecarlo è la radio ufficiale del tour.

Prova costume estate 2013: una donna italiana su due in spiaggia indosserà  il costume intero

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Milano, 14 maggio 2013 – Bikini, trikini o intero? è questo l’interrogativo della stagione estiva ormai alle porte. Eppure le italiane, a partire dal consueto cambio di armadio, iniziano a fare di nuovo i conti con le novità in fatto di beach-wear, come ogni anno. E se va per la maggiore la voglia di osare con bikini sgambatissimi e micro, ecco, a grande sorpresa, tornare in auge la culotte e il costume intero.’,’E’ quanto rivela un sondaggio online realizzato dal Centro Studi MDM Group, in collaborazione con 50 chirurghi e medici estetici, su un campione di 800 internaute donne, di età compresa tra i 18 e i 55 anni, cui è stato chiesto cosa indosseranno sulle spiagge la prossima estate. Ebbene: il 55% delle intervistate ha ammesso che quest’anno, per la prima volta, indosserebbe più volentieri un costume intero. Ritorno agli anni ’50 o semplicemente clima di austerity? “La volontà delle donne oggi è sentirsi belle non solo per le forme. Stiamo molto probabilmente assistendo a un’inversione di tendenza in questo senso: le donne vogliono piacere ma iniziano a trovare più sensato mostrarsi con discrezione” – è ciò che dichiara Federico Montanari, CEO di MDM Group, azienda leader in Italia nel settore estetico-medicale.”Nei nostri centri constatiamo continuamente un incremento di richieste di trattamenti, in particolare in questo periodo dell’anno. è anche vero, però, che rispetto a un tempo, è cambiata la donna tipo che si rivolge a noi. Meno bisturi e più prevenzione, cura del corpo e dello spirito, fanno sì che le donne che si rivolgono al medico estetico o all’estetista, arrivino già con le idee chiare: voglia di migliorarsi ma non di stravolgere i propri lineamenti o tratti caratteristici”. è forse proprio per questo motivo che al sondaggio le donne hanno risposto con chiarezza e convinzione. Non è ancora il momento di abbandonare il bikini, che resta nella valigia del 43% delle donne, decise a mostrare il proprio corpo anche quest’anno. In questa speciale posizione un cenno va fatto alla scelta del pezzo di sotto per valorizzare il rinato piano B: si passa dal tanga (18%) al perizoma (8%) all’audace brasiliana (5%) fino ai classici slip culotte evergreen (12%). Se è vero che non tutte posseggono il famoso lato B di Belèn Rodriguez, è anche vero che il fenomeno Kim Kardashian o la recente campagna beachwear di un noto marchio a cui presta il volto la formosa Beyoncè, non scoraggerebbero neanche le donne più rotonde che però avrebbero addirittura deciso di indossare per la prossima estate la versione intermedia tra costume intero e bikini: il 21% del campione intervistato, infatti, opterà per il trikini (forse emulando la formosa ex consigliera Nicole Minetti che, a una recente sfilata, aveva sfoggiato un originale trikini bianco). Ma quali sono gli altri modelli amati dalle donne? Topless senza dubbio: il 13% delle donne amanti del mare e della tintarella dichiarano di preferire il solo pezzo di sotto del costume. Non ci resta che andare al mare!

Suicidi, Confedercontribuenti, dopo la tragedia di Vittoria (RG), il Governo intervenga subito

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Basta silenzi da parte dello Stato, l’ennesima tragedia avvenuta oggi rappresenta la gravità della situazione italiana. E questa situazione a nomi e cognomi. Non si può  espropriare della propria casa un cittadino per un debito di dieci mila euro. Questa è una vergogna per un paese civile. Finocchiaro presidente di Confedercontribuenti è davvero arrabbiato e chiede subito che il premier Letta ascolti la disperazione degli italiani trovando soluzioni immediate rispetto ai problemi della gente che si suicida e si da fuoco come e’ successo oggi a Vittoria.’,’Lo stesso Fondo di solidarietà sui mutui che doveva aiutare i soggetti in difficoltà con il pagamento delle rate arretrate non serve perché se una persona in difficoltà ha un arretrato che va oltre oltre i 90 giorni dalla scadenza della rata non può accedervi. E le persone che non possono accedervi sono migliaia. Esodati, disoccupati, senza lavoro, cassaintegrati, imprenditori in difficoltà hanno
una situazione ben più grave, di arretrato con le banche. E capitolo a parte con Equitalia. Allora è necessario varare misure concrete invece che continuare con i balletti sull’ IMU. Bisogna intervenire ora senza un minuto di ritardo, conclude Finocchiaro.