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giovedì, 17 Gennaio 2019
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Nasa smentisce ritrovamento materiale organico su Marte da parte di Curiosity

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La sonda Curiosity su Marte non avrebbe rilevato alcuna molecola organica. Contrariamente a quanto anticipato dai media nei giorni scorsi oggi arriva la smentita ufficiale della NASA, l’ente spaziale americano.
Il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa ridimensiona la portata dei risultati ottenuti dal robot laboratorio Curiosity su Marte, rilasciando una dichiarazione ufficiale: “Le voci e le ipotesi su un’eventuale grande scoperta non sono corrette”.

Punturine addio: il filler di ultima generazione è ad uso esterno

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L’Italia non è un Paese per vecchi. L’età media della popolazione, in crescita, porta ad una ricerca ossessiva di un aspetto giovanile e consumatori sempre più giovani, soprattutto donne, ricorrono a creme antirughe, filler e prodotti a base di acido ialuronico. Nella cosiddetta”antiage jungle” si fa spazio un nuovo alleato nella lotta alle rughe commercializzato solo nelle farmacie con il nome di Fillerina. Sul web circolano già le prime opinioni sul prodotto e la curiosità degli utenti fa sì che le scorte a disposizione dei reparti dermo-cosmetici delle farmacie finiscano in fretta.</em>’,’A rendere rivoluzionaria Fillerina è la sua formula inedita. Si tratta di un prodotto di nuova generazione, un nuovo filler che garantisce i risultati di un riempitivo sottocutaneo senza dover ricorrere all’iniezione. E’, infatti, un trattamento meno invasivo e più sicuro dei comuni filler proprio perch&
egrave; ad uso esterno e più efficace delle semplici creme perché racchiude, per la prima volta, 6 diverse molecole di acido ialuronico. “Lo studio ex vivo dimostra la capacità di penetrazione attraverso la pelle delle 6 molecole testate di acido ialuronico con diverso peso molecolare. La loro penetrazione comincia già subito dopo l’applicazione sulla pelle e prosegue nell’arco delle 24 ore successive – spiega la dottoressa Daniela Montanari, biologa, riferendosi allo studio svolto sul prodotto da un laboratorio esterno – Tutte le molecole di acido ialuronico testate superano lo strato superficiale dell’epidermide e raggiungono il derma sottostante, dove, grazie alle loro caratteristiche chimico-fisiche, possono svolgere un’azione profonda di filler e riempimento”. Negli ultimi anni, la corsa allo spianamento delle rughe ha generato un mercato che non conosce crisi. Primo tra tutti, il comparto dei prodotti per la cura del viso
della grande distribuzione. La vendita delle creme antietà e antirughe raggiunge un valore superiore ai 465 milioni di euro coprendo oltre il 39% del comparto viso (dati Markup). Ma non sempre le promesse di giovinezza della cosmesi corrispondono ai risultati sperati. Accanto ai prodotti commerciali, il business delle cosiddette”punturine” raccoglie, solo in Italia, 137 tipi di filler per un totale di circa 2 milioni di iniezioni ogni anno. Da un sondaggio condotto da Aicpe (Associazione Italiana di Chirurghi Plastici Estetici) tra 347 specialisti in tutta Italia è emerso che gli interventi di medicina estetica effettuati nel 2011 sono stati oltre 170mila. Tra essi, l’iniezione di acido ialuronico sembra detenere il record, con 46.909 richieste. Dopo l’allarme partito dalla Gran Bretagna, rimbalzato dalle pagine del Times a quelle di Le Monde, e rilanciato in Italia da ISPLAD (Società Internazionale di Dermatologia Plastica e Rigenerativa) e ADOI (Associazione
Dermatologi Ospedalieri Italiani), molte tipologie di iniezioni sono state, però, tacciate di procurare infiammazioni e infezioni. Fillerina, 14 applicazioni esterne a rapida penetrazione, è un filler ad uso esterno che non ha gli effetti collaterali tipici delle iniezioni e la sua penetrazione attraverso la pelle, testata in laboratorio, comincia già subito dopo l’applicazione garantendo una notevole efficacia.

Congresso Europeo Endometriosi: Fibroma uterino, a che punto siamo

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Siena, 29 Novembre 2012 – Il fibroma uterino, tra i più diffusi tumori benigni del tratto genitale femminile per le donne in età fertile, che interessa fino al 40% della popolazione femminile di età compresa tra i 35 e i 55 anni, tra cui 24 milioni di donne nell’Unione Europea, è uno dei temi centrali che i massimi esperti sulla salute della donna si ritrovano ad affrontare durante Il 1° Congresso Europeo sull’Endometriosi che si tiene da oggi a Sabato nella città di Siena. I sintomi principali sono rappresentati da un eccessivo sanguinamento dell’utero, forti emorragie mestruali, anemia, dolore addominale e senso di pressione, aumentata frequenza delle minzioni.’,’In particolare, il sanguinamento mestruale abbondante è uno dei sintomi dei fibromi maggiormente invalidante, con implicazioni sullo stato di salute ma anche di natura sociale ed economica (come ad esempio più bassi tassi di occupazione e maggiore assenza dal lavoro). Non va dimenticato inoltre che i fibromi uterini nelle donne più giovani sono causa anche di infertilità perché possono provocare aborti e complicanze in gravidanza. Il trattamento medico dei fibromi uterini è finalizzato al controllo dei sintomi, come il contenimento del sanguinamento uterino la riduzione del volume del fibroma stesso. La scelta del trattamento dipende dall’età della paziente, dall’eventuale desiderio di poter avere ancora gravidanze e dalla possibilità di evitare un intervento chirurgico, soprattutto l’isterectomia (il trattamento più invasivo) Tra le terapie pre-operatorie, una recente alternativa agli agonisti del GnRH è rappresentata dai modulatori selettivi del recettore del progesterone (SPRMs). “I modulatori selettivi del recettore del progesterone (SPRMs) sono una nuova classe di molecole che hanno dimostrato, in studi recenti, di essere efficaci nella riduzione del volume dell’utero e nel controllo del sanguinamento mestruale, con un miglior profilo di sicurezza e meno effetti collaterali.” Ha spiegato Felice Petraglia, Presidente del Congresso e Professore Ordinario di Ginecologia ed Ostetricia, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Siena.”In particolare, il trattamento con ulipristal acetato 5mg della durata di 3 mesi, controlla i sintomi nel 90% delle donne trattate, con una netta e immediata diminuzione del dolore e del sanguinamento. Senza dimenticare che le dimensioni del fibroma possono arrivare a ridursi al punto tale da non necessitare l’intervento chirurgico o quanto meno evitare l’isterectomia, mantenendo così le possibilità riproduttive.” Ha aggiunto il professor Felice Petraglia.

Screening neonatale: dalla Toscana un progetto per l’Italia

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Milano, 28 Novembre 2012 – Recordati, attraverso la controllata Orphan Europe, annuncia l’avvio di un progetto di ricerca in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze, che consentirà di includere lo screening dell’ADA-SCID, grave malattia rara, nel panel delle oltre 40 malattie che il Meyer, per primo in Italia, ha inserito nell’esame di screening effettuato fra le 48 e le 72 ore di vita ai neonati di Toscana ed Umbria, così come voluto grazie al sostegno di Regione Toscana.
L’obiettivo di tale progetto è di aumentare il numero di neonati sottoposti a screening per l’ADA-SCID dagli attuali 45mila ai 100mila entro il 2013, sia incrementando il numero di regioni collegate al sistema di screening del Meyer, sia supportando altre regioni che implementeranno lo screening ADA-SCID utilizzando il metodo messo a punto dagli specialisti dell’ospedale fiorentino. Questo studio, della durata di 18 mesi circa, sarà finanziato attraverso l’istituzione di due borse di studio per un valore complessivo di 55mila euro destinate a due ricercatori all’interno del Dipartimento di Scienze per la Salute della Donna e del Bambino del Meyer. L’ADA-SCID è una grave malattia rara del gruppo delle immunodeficienze severe combinate che rende il piccolo paziente suscettibile di infezioni estremamente pericolose per la sua vita. Alcuni test condotti nel periodo 2004 – 2009 hanno mostrato un’incidenza di questa patologia 10 volte superiore a quanto ipotizzato in precedenza. Un dato importante che dimostra come riuscire ad individuare tempestivamente l’ADA-SCID e molte altre pericolose malattie nei primi giorni di vita, permette di iniziare immediatamente cure farmacologiche adeguate che consentiranno al bambino di avere una vita migliore. Di screening neonatale come efficace strumento di diagnosi precoce si parla oggi a Firenze nel corso di due incontri. Al mattino l’Ospedale Pediatrico Meyer, organizza presso l’Aula Magna il simposio scientifico”Lo Screening Neonatale per il difetto di ADA-SCID: Stato dell’Arte e Prospettive Future“, appuntamento aperto a tutti i responsabili dei centri screening d’Italia. Nel pomeriggio, alle 18.30 è invece in programma, grazie al contributo di Recordati – Orphan Europe l’incontro pubblico”Screening neonatale, nuove frontiere” presso il Fuligno (Sala Loggia, Via Faenza 48), un momento di informazione, divulgazione e scambio di esperienze moderato dalla giornalista Margherita De Bac.”Con questo progetto di ricerca proseguiamo il nostro impegno nei confronti della lotta alle malattie rare, attraverso lo studio continuo di soluzioni diagnostiche e terapeutiche adeguate” commenta Giovanni Recordati, Presidente di Recordati -“Gli investimenti in ricerca e innovazione sono alla base dello sviluppo di nuove soluzioni di cura ed è per questo che riteniamo importante fornire il nostro contributo concreto in un momento di contrazione delle risorse economiche. Siamo orgogliosi di poter partecipare a questo grande progetto che può migliorare la qualità della vita di tanti bambini”.”Lo screening neonatale rappresenta un preziosissimo strumento a disposizione di medici e pazienti su cui l’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer ha concentrato i propri sforzi fino a diventare una best practice a livello internazionale, tanto che numerose altre realtà guardano a noi come guida da seguire per l’implementazione di protocolli di screening e allargare il numero di patologie prese in considerazione” conclude Tommaso Langiano, Direttore Generale dell’AOU Meyer”Per questo l’istituzione di una nuova borsa di studio per approfondire lo screening dell’ADA-SCID, in un momento di risorse scarse è un segnale positivo, che ci permette di fare un ulteriore passo avanti nella cura di gravi patologie”.

Apixaban approvato in Europa per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica

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Roma, 22 novembre 2012 – Bristol-Myers Squibb e Pfizer Inc. hanno annunciato che la Commissione Europea ha approvato apixaban per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica in pazienti adulti con fibrillazione atriale non valvolare (NVAF) che presentano uno o più fattori di rischio. Apixaban è l’unico anticoagulante orale di cui sia stata dimostrata una superiore riduzione del rischio rispetto a warfarin nei tre importanti endpoint dell’ictus e dell’embolia sistemica, del sanguinamento maggiore e della mortalità per tutte le cause. Inibitore orale diretto del fattore Xa, appartiene a una nuova classe terapeutica. è la prima approvazione di apixaban, da parte di un ente regolatorio, in tutti i Paesi per la prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare.

«I pazienti con la fibrillazione atriale hanno un rischio sino a cinque volte superiore di sviluppare un ictus e da qui nasce un’importante esigenza di sanità pubblica per avere migliori opzioni di trattamento che riducano questo rischio» ha dichiarato Lars Wallentin, Direttore e Professore di Cardiologia all’Uppsala Clinical Research Centre and University Hospital in Svezia. «Questa approvazione rappresenta una nuova e fondamentale opzione di trattamento per i professionisti della salute, i quali adesso dispongono di un anticoagulante orale che ha mostrato risultati superiori rispetto a warfarin nella riduzione dell’ictus, sanguinamento maggiore e morte in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare». L’autorizzazione alla commercializzazione è supportata dagli studi cardine di fase III ARISTOTLE e AVERROES, in cui sono stati valutati circa 24.000 pazienti con NVAF nel più ampio programma di studio clinico completo mai condotto sinora su questa popolazione di pazienti. Il programma clinico di fase III di apixaban è l’unico, tra i nuovi anticoagulanti orali, che ne valuta la sicurezza e l’efficacia anche rispetto all’aspirina in pazienti inadatti per una terapia antagonista della vitamina K (VKA). «L’approvazione ricevuta oggi dall’Unione Europea è il risultato di una forte collaborazione tra Bristol-Myers Squibb e Pfizer per far fronte alle esigenze non soddisfatte dei pazienti per una migliore opzione di trattamento rispetto al warfarin che riduca la percentuale di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare», ha dichiarato Lamberto Andreotti, Chief Executive Officer di Bristol-Myers Squibb. «Con il suo profilo clinico convincente, apixaban rappresenta l’impegno della nostra partnership con Pfizer nell’innovazione scientifica e la nostra visione condivisa di portare farmaci innovativi e significativi per i pazienti». «Abbiamo fiducia in questo farmaco e nel suo profilo caratteristico e crediamo che abbia le potenzialità per trasformare lo standard di cure nella prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare», ha dichiarato Ian Read, Presidente e Chief Executive Officer di Pfizer. «Combinando la nostra leadership e la nostra competenza, siamo convinti di presentare con successo questo importante farmaco ai pazienti e ai medici dell’Unione Europea». Apixaban 5 mg è un farmaco orale da assumere due volte al giorno per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica in pazienti adulti con NVAF che presentano uno o più fattori di rischio, come un precedente ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA); di età pari o superiore ai 75 anni (età ≥ 75 anni); ipertensione; diabete mellito; scompenso cardiaco sintomatico (Classe NYHA ≥ II). Il farmaco non richiede il monitoraggio del Rapporto Internazionale Normalizzato (INR) e non necessita restrizioni alimentari. La prima linea di utilizzo di apixaban e di altri nuovi anticoagulanti orali (NOACs) è raccomandata nelle Linee Guida della Società Europea di Cardiologia per la gestione della Fibrillazione Atriale nei casi in cui è raccomandato un anticoagulante orale, un riconoscimento degli importanti benefici offerti dal farmaco nella prevenzione dell’ictus legato alla NVAF.

Medici specializzandi: Stato condannato a pagare altri 21 milioni di euro

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Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 20478/12 del 16 novembre, ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri competenti a pagare in favore di 650 medici iscritti all’Associazione Consulcesi complessivamente circa 21 milioni di euro, di cui 1 milione solo per interessi e rivalutazione delle somme. Questa decisione in favore dei medici che hanno frequentato le scuole di specializzazione tra il 1982 e il 1991, senza ricevere la borsa di studio loro dovuta secondo le normative europee, arriva alla fine di un anno che ha permesso alla categoria di recuperare quasi 85 milioni di euro, considerando solo gli associati Consulcesi.’,’Il 2012 è stato infatti l’anno della svolta per i professionisti sanitari coinvolti in questo tipo di cause: le sentenze dei tribunali arrivano già al primo grado di giudizio (come nel caso della sentenza di Genova da 2 milioni di euro) e sanciscono rimborsi in tempi brevissimi (2,5 milioni di euro sono stati pagati a soli 5 mesi dal pronunciamento del Tribunale di Venezia dello scorso maggio). Entro la fine dell’anno, inoltre, si attende la fine di ulteriori procedimenti, che coinvolgeranno centinaia di altri medici. Per favorire le prossime azioni legali, Consulcesi, associazione che rappresenta oltre 30 mila medici provenienti da tutta Italia, e che da anni sostiene i diritti e le rivendicazioni di studenti e professionisti dell’area medico-sanitaria, mette a disposizione un contributo per le spese legali di coloro che decideranno di aderire a una causa. Il Presidente Massimo Tortorella spiega: «a fronte del susseguirsi di sentenze favorevoli e di procedimenti sempre più rapidi, lo Stato italiano si trova costretto a esborsi sempre più ingenti. Per questo motivo un’alternativa praticabile potrebbe essere la Transazione proposta dal Senatore Stefano De Lillo (attualmente in discussione alla Commissione Bilancio) che prevede un compromesso tra le legittime richieste dei professionisti e la salvaguardia delle casse pubbliche. Ma anche per poter beneficiare della Transazione sarà necessario avere già aderito a una causa, dimostrando quindi che la via legale è l’unico mezzo vincente per veder riconosciuto il giusto diritto al rimborso. Per questo motivo abbiamo deciso di andare incontro alle richieste dei nostri associati garantendo un contributo per le spese legali di 100 euro ai primi 2 mila medici aderenti, per un totale di 200.000 euro. Un’iniziativa senza precedenti che testimonia la nostra fiducia nel buon esito delle prossime azioni legali». La questione da cui si origina la sentenza di Roma è la seguente: le norme comunitarie prevedono che a partire dal 1983 i medici iscritti a un corso di specializzazione debbano ricevere un’adeguata remunerazione sotto forma di borsa di studio. Lo Stato italiano, invece, in grandissimo ritardo sui termini previsti, ha recepito la direttiva solo dieci anni dopo. La conseguenza è stata l’esclusione dai diritti sanciti di tutti quei medici che hanno frequentato i corsi di specializzazione dal 1982 al 1991, che quindi si sono rivolti ai tribunali di tutta Italia per ottenere quanto loro dovuto, aprendo un contenzioso imponente che dura da anni.
Per informazioni visitare il sito www.consulcesi.it

Napoli, al via le giornate nazionali di Angiologia

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Napoli, 21 novembre 2012 – Al via oggi a Napoli, fino al 24 novembre 2012, le Giornate Nazionali di Angiologia, che ospiteranno a partire da domani, 22 novembre, il 34° Congresso Nazionale della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV). SIAPAV è la principale società medica italiana ad occuparsi di patologia vascolare a tutto tondo.’,’Attualmente conta 715 soci, in 11 sezioni Regionali e comprende”angiologi e chirurghi vascolari, che collaborano con ruoli precipui, paritetici e complementari”, come dichiara la Presidente, Dott.ssa Adriana Visonà, direttore dell’Unità Operativa di Angiologia dell’ospedale di Castelfranco Veneto. le Giornate Nazionali di Angiologia – 34^ Congresso Nazionale SIAPAV, si svolgono all’Hotel Royal Continental, Via Partenope 38/44.”La Società ha intrapreso collaborazioni con altre società mediche – aggiunge la Dott.ssa Visonà – promuove attività con le istituzioni (Regioni, Ministero della salute, AIFA), stimola il miglioramento continuo della qualità attraverso percorsi di accreditamento all’eccellenza, promuove ricerca clinica indipendente, con studi clinici su scala nazionale e collaborazioni con altre società”. Il congresso di Napoli si svolge secondo modalità e tematiche che riflettono la mission di SIAPAV, comprendendo simposi congiunti intersocietari per favorire lo scambio scientifico e per promuovere attività interdisciplinari. Angiologi e chirurghi vascolari affrontano temi inerenti a vasculopatie ed ipertensione arteriosa, ipertensione nefrovascolare, sindrome metabolica, tromboembolismo venoso, sindrome post trombotica, stroke, stenosi carotidee asintomatiche, sindrome stretto toracico superiore, ischemia critica degli arti inferiori, acrosindromi vascolari. Una particolare attenzione è rivolta quest’anno alla ricerca indipendente, argomento che viene affrontato sia in un simposio congiunto intersocietario sia attraverso la presentazione di ricerche condotte da soci SIAPAV, in collaborazione anche con altre società e con istituzioni. Quest’anno viene dedicato ampio spazio ai giovani under 35 che danno un apporto alla ricerca indipendente, che presentano un contributo scientifico affiancati dal loro mentore. Tra le attività delle 4 giornate ci sono corsi per medici, tecnici di neurofisiopatologia ed infermieri vascolari e vedono il confronto su temi di diagnostica cerebrovascolare (CCSVI – Insufficienza venosa cronica cerebrospinale), su modalità gestionali delle lesioni vascolari e sulla misurazione di un semplice, ma fondamentale parametro, l’indice caviglia braccio (ABI). La rilevazione dell’ABI consente non solo di confermare la presenza di arteriopatia degli arti inferiori, ma anche di svelare un aumentato rischio cardiovascolare su ampie fasce di popolazione. Questo corso viene presentato dalla Presidente di ALT (Associazione Lotta per la trombosi) Dott.ssa Lidia Rota Vender.

La Danimarca porta la salute al centro del dibattito europeo

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Roma, 20 novembre 2012 – Piena soddisfazione per i risultati ottenuti e per il contributo dato al raggiungimento di obiettivi fondamentali nel campo del miglioramento della salute e del benessere dei cittadini europei, ma non solo, è stata espressa dall’Ambasciatore di Danimarca in Italia Birger Riis-Jørgensen. L’ambasciatore illustrerà i risultati del semestre di presidenza danese del Consiglio dell’Unione Europea, conclusosi il 30 giugno, nel corso di un incontro organizzato dall’Associazione Parlamentare per la tutela del diritto alla prevenzione e presieduto dal Sen. Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, questa sera a Palazzo Madama.’,’Durante l’incontro sarà consegnata la Medaglia dell’Associazione Parlamentare per la tutela del diritto alla prevenzione a Lorenzo Mastromonaco, Vice President di Novo Nordisk Europe, per l’impegno
continuo nel campo della prevenzione del diabete in Italia.”La Danimarca ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea il 1° gennaio 2012, annunciando un programma fondato sul rafforzamento della coesione dell’Europa, per meglio affrontare le difficili sfide che i nostri Paesi stanno affrontando”, ha detto Birger Riis-Jørgensen. L’ambasciatore danese ha poi spiegato che il suo Governo si era prefissato quattro priorità, riguardanti l’economia, la crescita, l’ambiente e la sicurezza e che all’interno di questo quadro erano state inserite tre tematiche sanitarie: malattie croniche non trasmissibili (diabete, disturbi cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, tumori); antibiotico-resistenza; innovazione tecnologica per la salute e il benessere. Nel corso della Presidenza danese è stato definito dal Consiglio europeo il nuovo programma 2014-2020 per la salute, che prevede la possibilità di finanziare progetti per promuovere l&
rsquo;innovazione e le applicazioni tecnologiche, con il potenziale di migliorare l’empowerment del paziente, la qualità e l’efficienza dell’assistenza sanitaria e la qualità di vita delle persone malate.”Allo stesso tempo, la tecnologia può contribuire a promuovere un migliore utilizzo delle risorse e creare condizioni di lavoro più favorevoli per i lavoratori nella sanità pubblica e privata europea,” ha sottolineato Riis-Jørgensen. Per ciò che concerne la lotta all’antibiotico-resistenza, l’Europa ha raggiunto un accordo sulla necessità di limitare l’impiego degli antibiotici e di sensibilizzare l’opinione pubblica e gli operatori sull’importanza di adottare misure di prevenzione che possano anticipare ed evitare il ricorso massiccio agli antimicrobici. Le infezioni da batteri antibioticoresistenti causano quasi 25.000 morti ogni anno nell’Unione e costano circa 1,5 miliardi di euro ogni anno. Infine, le
malattie croniche non trasmissibili. Il tema, portato all’attenzione da una risoluzione dell’ONU sul diabete, datata 2006, e da un Summit organizzato, sempre dalla Nazioni Unite, a New York nel settembre dello scorso anno, ha spinto la Danimarca a sostenere a Copenhagen, in aprile, lo European Diabetes Leadership Forum promosso dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), in collaborazione con l’Associazione Danese per il Diabete e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.”Il diabete può essere assunto a modello delle malattie croniche non trasmissibili. Oggi sono oltre 35 milioni gli europei che convivono con il diabete e OCSE e International Diabetes Federation stimano che raggiungeranno i 43 milioni nel 2030. Abbiamo contribuito a lanciare la Copenhagen Roadmap per sostenere iniziative volte a migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione del diabete”, ha concluso l’ambasciatore danese.”
Prevenzione, diagnosi precoce e miglioramento delle cure e dell’assistenza sono i tre capisaldi sui quali si basa la strategia della Copenhagen Roadmap messa a punto dai partecipanti – medici, rappresentanti delle associazioni pazienti, politici, Istituzioni europee e dei Paesi membri della UE – allo European Diabetes Leadership Forum per affrontare la sfida che il diabete pone all’Europa”, ha spiegato Francesco Dotta, Docente di Endocrinologia dell’Università di Siena e Segretario Scientifico dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO). Che di vera e propria sfida si tratti, lo dimostrano alcuni numeri. Se, infatti, sono 35 milioni le persone con diabete in Europa (oltre 3 milioni in Italia), pari al 5,8% della popolazione, bisogna considerare che, sempre secondo OCSE/IDF, risiedono nel nostro continente 42 milioni di persone che si trovano in condizione di ridotta tolleranza al glucosio (IGT, impaired glucose tolerance).”La ridotta tolleranza al glucosio è una sorta di stato di pre-diabete, un importante fattore di rischio che presuppone un’evoluzione verso la malattia, ma che fortunatamente è ancora reversibile; è possibile tornare indietro modificando il proprio stile di vita”, ha commentato Dotta. Inoltre, in Europa secondo l’International Association for the Study of Obesity (IASO) 1 bambino su 5 oggi è sovrappeso od obeso, in Europa: vuol dire 15 milioni di bambini in un’ipotetica anticamera del diabete. Che cosa sia possibile e si dovrebbe fare, gli esperti riuniti a Copenhagen lo hanno detto chiaramente: bisogna puntare e investire, in primo luogo, sulla prevenzione.”Il diabete di tipo 2 è ampiamente prevenibile agendo sui fattori di rischio, che soprattutto per le nuove generazioni sono l’alimentazione sbagliata e la pigrizia, la scarsa attività fisica”, ha detto Dotta, che ha aggiunto come”la diagnosi tempestiva e l’intervento rapido con le cure più adeguate evitano l’insorgere di gravi complicazioni collegate al diabete, innanzitutto quelle cardiovascolari; anche verso questo obiettivo spinge la Copenhagen Roadmap.””La promozione di comportamenti responsabili e la creazione di un ambiente che possa favorire lo stile di vita sano sono un obbligo sempre più stringente per un Paese che voglia garantire ai propri cittadini un futuro sano e sostenibile”, ha chiosato il Sen. Antonio Tomassini.”A Copenhagen si è discusso dell’incremento, nelle aree urbane, delle piste ciclabili e delle infrastrutture che permettano ai cittadini di fare esercizio fisico; si è dibattuto molto circa l’importanza di adottare nelle scuole progetti di educazione alimentare, ma anche di specifici programmi dedicati alle comunità straniere, che in molti Paesi come il nostro stanno non solo crescendo, ma modificando le proprie abitudini di vita nel senso deteriore del termine”, ha concluso.

Trapianti, l’allarme dei pazienti: rischi dai farmaci generici nelle terapie salvavita

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Roma, 20 novembre – L’allarme arriva dai pazienti trapiantati italiani e dai medici della rete trapiantologica: il passaggio non controllato dai farmaci originali ai farmaci generici per la terapia immunosoppressiva post-trapianto mette a rischio la salute di pazienti”fragili” come i pazienti trapiantati, che possono andare incontro a rigetto e alla perdita d’organo. E in futuro, l’eventuale scelta di alcune Regioni di rimborsare solo il costo del farmaco generico potrebbe determinare pericolose rincorse al farmaco con il prezzo più basso, come anche inaccettabili differenze territoriali nella tutela della salute, obbligando di fatto i medici di quelle regioni a esporre i propri pazienti a tutti i rischi connessi al cambio di terapia.’,’“Alcuni immunosoppressori, come tacrolimus, rientrano nella categoria dei farmaci a basso indice terapeutico: anche lievi modificazioni della concentrazione plasmatica di questi farmaci possono comportare gravi conseguenze in termini di tossicità o perdita di efficacia”, afferma Pasquale Berloco, Presidente della Società Italiana Trapianti d’Organo.”In questo particolare ambito terapeutico, la sostituzione di un farmaco originale con un generico, o quella di un generico con un altro generico, deve essere prescritta da un medico esperto del trapianto e valutata nel suo rapporto rischio/beneficio poiché ogni sostituzione deve essere seguita da controlli dei livelli plasmatici del farmaco e sostituzioni ripetute e consecutive devono assolutamente essere evitate”.
L’impatto delle possibili ricadute di un uso non controllato dei farmaci generici nella terapia immunosoppressiva dei trapianti è stato valutato nel corso del Forum istituzionale”Trapianti e terapie: i diritti insostituibili dei pazienti” promosso dalla SITO, la Società Italiana Trapianti d’Organo, che ha coinvolto alcuni dei più importanti trapiantologi italiani insieme a rappresentanti dei pazienti, delle Istituzioni e delle Regioni. In Italia sono circa 3.000 ogni anno le persone sottoposte a trapianto d’organo, con risultati paragonabili a quelli dei principali Paesi europei, grazie all’elevata efficienza dei Centri trapianto. “Le percentuali di successo sono ormai elevatissime, con una sopravvivenza d’organo a un anno che è del 91.9% per il rene, dell’83,5% per il cuore e dell’81,6% per il fegato”, afferma Alessandro Nanni Costa, Direttore Centro Nazionale Trapianti.”Sono ottimi anche i dati relativi al reinserimento dei pazienti trapiantati nella vita sociale: i pazienti italiani sottoposti a trapianto che lavorano o sono nelle condizioni di farlo, sono il 90,3% per il trapianto di cuore, 78,2% per il trapianto di fegato e 89,8% per il trapianto di rene”. Per i pazienti trapiantati i farmaci immunosoppressori hanno un ruolo salvavita. Da oltre un anno nei prontuari terapeutici sono stati introdotti i farmaci immunosoppressori equivalenti, la cui efficacia e sicurezza sono in generale garantite da normative che ne disciplinano l’immissione in commercio. Ma in alcune situazioni particolari l’uso dei generici comporta dei rischi. “La sostituzione di alcuni farmaci immunosoppressori con un equivalente presenta rischi oggettivi e specifici nella terapia post-trapianto” afferma, a nome dei pazienti, Anna Maria Bernasconi, presidente Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto (ANED).”Per questi farmaci, le differenze tra dosi efficaci e quelle associate a tossicità sono minime e il passaggio non controllato da un farmaco originatore all’equivalente può fare la differenza per la sopravvivenza dell’organo: rischiare di perdere un trapianto ha ricadute umane, sociali e di spesa sanitaria ben più gravi di un relativamente modesto risparmio nella terapia farmacologica”. Di fronte ai dubbi dei medici e alle preoccupazioni dei pazienti, l’AIFA ha emanato alcuni documenti esplicativi volti a ridurre il rischio di errori terapeutici nel corso del trattamento con formulazioni orali di tacrolimus: in particolare, viene sconsigliata l’intercambiabilità dopo l’inizio della terapia e si raccomanda che qualsiasi passaggio a un farmaco equivalente avvenga sotto indicazione e stretto controllo del medico. Anche la SITO ha messo a punto un position paper, indicando i principi di sicurezza sull’uso degli equivalenti, che coincidono con le raccomandazioni AIFA “I buoni risultati che negli anni i trapiantologi italiani hanno ottenuto derivano anche dal rigore e dall’attenzione poste alla somministrazione della terapia immunosoppressiva, cioè agli sforzi fatti per ottenere la maggiore efficacia terapeutica con il minimo degli effetti collaterali”, afferma Silvio Sandrini, Responsabile Centro Trapianti Rene, Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia.”Il vero problema nasce dalla possibilità che, inavvertitamente, un paziente passi da un farmaco originatore ad un equivalente, e viceversa, o da un equivalente ad un altro equivalente. Questa variazione, sebbene sconsigliata da tutta la comunità scientifica, compresa l’AIFA e l’EMEA, è un rischio che diventerà possibile in futuro, quando più farmaci equivalenti risulteranno disponibili”. La conseguenza più temuta dai trapiantologi è che, quando più farmaci equivalenti risulteranno disponibili, il prezzo del farmaco possa diventare l’unico criterio per la scelta del farmaco stesso e che i pazienti siano esposti al passaggio indiscriminato da un farmaco a un altro ogni volta che si rende disponibile un farmaco con il prezzo più basso. “L’interscambio di formulazioni diverse esporrà il paziente al rischio di tossicità cronica o di rigetto cronico, eventi clinici i cui effetti possono non essere immediati ma evidenti solo nel lungo termine”, afferma Massimo Baraldo, Professore Associato di Farmacologia, Università degli Studi di Udine.
“Il problema più importante è che il paziente potrebbe andare incontro a frequenti cambiamenti del farmaco generico, a quel punto il clinico rischia di non avere un punto di riferimento, quel che accade nel paziente non dipende dalla terapia ma dai continui cambiamenti”. Il tutto alla luce di risparmi assai limitati, specie se paragonati alla spesa complessiva sostenuta dal SSN per ogni singolo trapianto e ai rischi di perdita d’organo associati al cambio di terapia: il trapianto è un intervento complesso che comporta numerosi costi legati all’individuazione del ricevente, la gestione del pre-trapianto, il follow up del post trapianto e al monitoraggio annuale che dura per tutta la vita del paziente. Un grande investimento sostenuto dalla sanità pubblica in vista dei benefici anche economici che comporta: il trapianto di rene funzionante permette, rispetto alla dialisi, un risparmio annuo di circa 25.000 euro per paziente. “Il trapianto d’organo è un evento importante e nell’insieme costoso, tuttavia la spesa per i farmaci incide per non più del 20-30% del totale, una cifra rilevante certo ma che non impatta quanto quella dell’ospedalizzazione” afferma il farmacoeconomista Giorgio L. Colombo, docente della Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Pavia.”Non possiamo, nell’attuale contesto economico, prescindere dall’utilizzare i farmaci equivalenti; questo però deve avvenire attraverso la piena consapevolezza da parte di tutti gli attori del sistema sanitario delle potenzialità del farmaco equivalente e tramite validati strumenti di monitoraggio e controllo da parte dell’autorità pubblica”.

Regione Liguria. Sanità, Burlando: necessario mettere limite a processi di razionalizzazione

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Genova, 20 novembre 2012 -“E’ necessario mettere un limite ai processi di razionalizzazione in Sanità. Non individuarlo significherebbe diminuire l’offerta per i cittadini. Il punto di rottura è vicino e, inoltre, non si può pensare di agire in questo modo ogni anno. Non si può solo ridurre: ricerca e prevenzione sono fondamentali per ottenere riqualificazione, risparmio e crescita del sistema”. Lo ha detto oggi il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, partecipando, insieme con l’assessore alla Salute Claudio Montaldo, alla Giornata della Ricerca dell’Ospedale Galliera.
“Siamo di fronte a un processo di ridimensionamento dei costi della Sanità dovuto a una difficoltà generale del Paese” ha sottolineato Burlando.”Capiremo nei prossimi mesi, attraverso i costi standard, se siamo di fronte a un processo di razionalizzazione, anche accettabile, o davanti a veri e propri tagli ai servizi, per noi non ammissibili.””La mia impressione – ha continuato Burlando – è che la procedura sia dettata da esigenze di finanza pubblica, con scarsa comprensione dell’impatto che tutto ciò ha sulla popolazione. Per un po’ è possibile ammortizzare, oltre un certo limite queste manovre provocano un disagio fortissimo. Spero che il Governo ne sia consapevole e che cerchi di individuare dove si può migliorare la finanza pubblica senza dare un danno ai cittadini”. Sulla diminuzione di risorse il presidente ha specificato che”riguarda tutte le regioni italiane. Ma dove c’è una popolazione molto anziana, si sente in modo più acuto. Spero che nelle valutazioni in vista del 2013 il ministro tenga conto delle esigenze e delle peculiarità di una regione che accoglie anche molti cittadini di Piemonte e Lombardia che passano qui gli anni della loro pensione.”