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Omeopatia e qualità della vita: uno studio ne evidenzia la correlazione

microchirurgia

Uno stato patologico che si protrae nel tempo è il motivo principale che spinge un paziente a recarsi dal medico omeopata; prima di ricorrere all’omeopatia il 77.2% dei pazienti si è avvalso di terapie convenzionali, mentre il 22.8% di trattamenti non convenzionali. Dopo sei mesi dalla prima visita da un medico omeopata, il 58% dei pazienti dichiara che raccomanderebbe certamente l’omeopatia, mentre il 22.9% probabilmente la raccomanderebbe. Sono questi alcuni dati che emergono dallo studio “Homepathy and health related quality of life: a patient survey in six European countries and Brazil”, pubblicato dalla rivista Homeopathy (Ottobre 2014).

La ricerca, che aveva tra gli obiettivi principali la valutazione dei motivi che spingono a recarsi dall’omeopata e la soddisfazione in termini di qualità della vita, è stata promossa da un gruppo di organizzazioni di consumatori di 6 paesi europei (Italia, Francia, Germania, Belgio, Portogallo e Spagna) e uno latino-americano (Brasile). Sono stati coinvolti medici esperti in omeopatia, che hanno raccolto 1.595 questionari sottoposti ai pazienti alla loro prima visita. Tra questi, 919 erano relativi a domande e informazioni sulla salute del paziente in relazione alla qualità della vita misurati dopo la prima visita (baseline), mentre 444 erano questionari di follow-up dopo 6 mesi di trattamento.

Al termine di questo periodo, è stato valutato l’impatto della patologia percepito dal paziente, osservando un miglioramento statisticamente significativo in tutti i gruppi analizzati per patologia, con risultati particolarmente rilevanti in caso di allergie, stress e ansia, e traumi muscolari. Sono stati, inoltre, presi in considerazione elementi quali la competenza dell’omeopata, la durata della prima visita, l’ascolto dei problemi dei pazienti, la completezza delle informazioni ricevute e i miglioramenti percepiti. Ne risulta che, a 6 mesi dall’inizio del trattamento, la soddisfazione del paziente si attesta tra 6.1 e 7.5 (in una scala da 1 a 10).

Lo studio riporta diverse informazioni sulle scelte terapeutiche ed evidenzia, tra l’altro, l’insoddisfazione per il 61.8% del campione nei confronti dei risultati ottenuti con il trattamento convenzionale e il possibile sviluppo di effetti collaterali per il 20.1% con tali trattamenti. A questo si aggiunge che per il 13.9% la terapia convenzionale era troppo aggressiva, mentre per il 13.2% gli effetti collaterali erano troppo marcati: tutte motivazioni che hanno portato il paziente ad interrompere un trattamento convenzionale.

“I risultati di questa ricerca confermano l’esperienza clinica dei circa 250.000 medici che in tutto il mondo prescrivono medicinali omeopatici a fronte di numerose patologie”, dichiara Elio Rossi, Responsabile dell’Ambulatorio di Omeopatia della Asl 2 di Lucca, struttura di riferimento regionale per l’omeopatia. “Da questo studio emerge chiaramente che, una volta cominciata una terapia omeopatica, la soddisfazione del paziente risulta elevata. Direi che è un’ulteriore conferma di quella che è la mia esperienza quotidiana all’ospedale di Lucca, dove sempre più pazienti ci raggiungono non solo dalla Toscana ma anche da diverse altre regioni d’Italia per poter essere curati con i medicinali omeopatici”.

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