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Molinari (Italia dei Valori): “Subito nuova IRI per tutelare le aziende.”

“Abbiamo l’obbligo  di SALVAGUARDARE il motore produttivo del Paese ed evitare che a causa della crisi, la finanza interna ed esterna, continui ad approfittarsi del suo depauperamento.”

E’ quanto si legge in una nota di Francesco Molinari membro dell’Esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori.

“Propongo l’immediata costituzione di una nuova IRI( Istituto per la Ricostruzione Industriale), al fine di sostenere le imprese e di combattere la crisi del dopo #coronavirus!

Bene immaginare la sospensione di pagamenti e adempimenti fiscali più ampia, a partire dagli avvisi bonari, o bonus affitti da estendere agli immobili ad uso non abitativo d altre misure che definirei “tampone “in studio nel «decreto di aprile» e che, certamente, conterrà nuovi perimetri di intervento a sostegno di famiglie, lavoratori, autonomi e imprese., ma occorre pensare anche ad altro, se veramente quello che stiamo vivendo è una “emergenza come in tempi di guerra”.

Occorre aver il coraggio di pensare alla ricostruzione e a ricostruire le “macerie” che ne sono le conseguenze, sia per la vita di tutti i giorni da punto di vista sanitario, (visto che fino che non si avrà un vaccino efficacie e non prima di 12/18 mesi dovremmo conviverci con il virus) che nel settore economico e produttivo.

Queste le idee che come IDV mettiamo a disposizione del dibattito nazionale per ripartire…La crisi epocale – spiega Francesco Molinari – che stiamo vivendo, che è prima di tutto sanitaria e che il “bollettino” di guerra “giornaliero con “caduti e contaminati”, ci ricorda essere ogni giorno tragica, ci dice anche – ormai sta diventando chiaro a tutti – è che l’emergenza COVID-19 avrà durata fino a quando non si troverà un vaccino adeguato, per cui gli scienziati prevedono circa 1 anno di tempo, forse 2.

Il problema che si pone immediatamente è, pertanto, come affrontare i prossimi 12-24 mesi e fino a che il vaccino inizierà a produrre i suoi effetti, sia da un punto di vista sanitario che economico.

Piano sanitario.
In modo sempre più consistente il mondo scientifico sta condividendo la tesi in base alla quale i cd “numeri” dei contagiati e dei decessi, portano a dubitare della strategia messa in campo.

Secondo una di queste tesi, esposta dal Prof. Emerito di Immunologia Clinica e Medicina Interna dell’Università di Firenze, dott. Sergio Romagnini, e partendo dallo studio epidemiologico effettuato su tutti gli abitanti di VO, il centro Veneto dove si è registrata una delle prime vittime per Covid-19, si è dimostrato che una larga percentuale, tra il 50 ed il 70% della popolazione ( dato da estendersi a tutta il territorio) aveva contratto il virus pur risultando completamente asintomatica ma rappresentando una straordinaria fonte di contagio.

Persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, inizialmente restia, finalmente inizia a cambiare strategia dopo l’esperienza della Corea del Sud, ed abbandona la prima strada, seguita anche dall’ Italia che però continua a fare, di effettuare i test solo sui casi che manifestano sintomi conclamati. Scelta, questa, che oggi hanno cominciato a capire come sbagliata, anche perché si interviene sui “contagiati “dal virus forse anche in ritardo per le cure con aumento (forse) degli effetti infausti.
Inoltre, la comunità scientifica è concorde nel ritenere che parte della popolazione, a partire dai più giovani, abbia avuto forme asintomatiche di Covid-19, nei confronti del quale ha sviluppato anticorpi adeguati e che gli stessi anticorpi sono presenti in chi ha contratto forme di Covid più gravi e ne sia guarito.

Esiste la possibilità di effettuare test sierologici per verificare la presenza di questi anticorpi e quindi di rilevare la fascia di popolazione che non è più in grado di contrarre il virus e dunque libera di ritornare ad una ‘nuova’ normalità.

Questo, eviterà inoltre il diffondersi del contagio e, soprattutto, quello ancor più pericoloso del cd “contagio di ritorno” con ricadute anche sul piano economico produttivo perché non sarà possibile gestire a lungo restrizioni come quelle adottate sino ad ora e l’immane danno che si verrebbe a provocare su una rete produttiva, fatta soprattutto di piccole e medie imprese, che difficilmente reggerà oltre un limite tollerabile, sarebbe enorme.

La richiesta è, quindi, di effettuare uno screening ( sierologiche in uno a tamponi) a mezzo squadre sanitarie ad hoc, da calibrare a “cerchi  che permetterà, una volta effettuato lo screening, di procedere alla sanificazione dei luoghi e di allentare così  le misure contenitive del contagio nelle zone sanificate e consentendo – naturalmente senza eliminare le misure contenitive precauzionali – l’apertura di quelle attività, in regime sempre controllato, che diversamente capitoleranno di fronte alle misure adottate. Magari in questo aiutati da tecnologie già testate in paesi come la Corea del Sud, che ha potuto “controllare” attraverso appositi strumenti informatici (app) le interrelazioni fra persone già testate.

L’eventuale approvvigionamento e quindi accesso e uscita delle merci e persone, dalle zone validate e sanificate, potrà essere garantito da un attento controllo effettuato, H/24, 7/7 dal personale preposto e da eventuali volontari della Protezione Civile.   

Piano Economico / Finanziario
L’economia italiana (e non solo) potrà sopportare, come abbiamo scritto, solo per altre poche settimane le misure restrittive che stiamo vivendo e prima che sia troppo tardi, occorre un piano strategico perché non ci si ritrovi in un “deserto produttivo” dopo che si sarà usciti dalla quarantena.

Naturalmente queste che si avanzano sono solo alcune prime idee (neanche tutte originali) che si mettono a dispozione e descritte in modo molto sintetico e su cui, spero, intervenga il contributo integrativo di altri e con il limite di rimandare a successivi interventi e ben più corposi (possibili solo con il sostegno di organismi internazionali; in primi l’EU. 

Il rischio di una recessione profonda e duratura, come ormai tutti gli enti affermano, è reale e il vaccino potrebbe arrivare troppo tardi per evitare quello che l’Istat ha definito «uno shock economico inimmaginabile» e che valutano, come impatto negativo, la perdita per il paese di circa 100 miliardi al giorno.Servirebbe un “coordinamento” a livello internazionale (certo uno strumento comune di debito emesso da una istituzione europea per raccogliere fondi sui mercati, sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri , sarebbe auspicabile per la sopravvivenza stessa dell’UE, ma sempre insufficiente in una crisi che è mondiale ) con una capacità di evoluzione di organismi come l’ONU e/o la Banca Mondiale ed Istituzioni similari; una specie di nuova “Bretton Woods” , ma per la complessità dei temi e tempi lungi per realizzarli non rientra in questo report che si limita solo ad offrire un contributo di idee per una strategia praticabile e fattiva di immediato impatto per l’economa del Paese.

La strategia “sanitaria” descritta al punto 1, anche se in modo sintetico, ha anche il vantaggio di consentire, come scritto, alle forze “sane” testate e validate dai test  e “controllate” nelle loro interrelazioni anche da remoto – si pensa dai vari report sull’argomento che è facile trovare in rete, siano soprattutto giovani fra i 20 ed i 50 anni – di riattivare l’attività produttiva di più o meno vaste aree del paese, magari per un primo momento su base volontaria ed incentivate da consistenti riconoscimenti retributivi che si possono costruire in vari modi.

La scelta di quali settori, imprese e lavoratori debbano riprendere l’attività produttiva e di come “riorganizzare” l’ambiente di lavoro – per diminuire al massimo eventuali contagi- dovrà essere fatta attraverso una interlocuzione stretta fra gli organismi intermedi di rappresentanza ed iniziando dalle imprese collocate al centro di filiere produttive, così da ridurre al minimo i problemi di approvvigionamento di prodotti intermedi e finali.

Nel frattempo che accade al resto del Paese?Chiudere attività è facile, riaprirle un po’ meno e, questo, ancora di più in un Paese come il nostro che è fatto di piccole e micro imprese e bancocentrico e quindi con scarso capitale, nonché vessate da imposte e adempimenti, già provate da anni di crescita zero.

Dagli interventi (confusi e contradittori, come la proroga degli adempimenti fiscali e contributivi prima di una settimana, poi di tre mesi e che, però, riesce a prorogare gli accertamenti di due anni e, nel contempo, chiede che allo scadere si paghi quanto dovuto o, al più, si rateizzi) messi in campo dal governo nei vari  DPCM almeno un cosa si è capito :  nei prossimi mesi, un numero straordinario di persone (comprese piccole e grandi realtà produttive)  beneficerà di un qualche sostegno assistenziale per cui saranno necessarie enormi risorse finanziarie che sono scarse anche per il peso del deficit e che andranno ad impattare sul debito pubblico.

Questo, inoltre, deve scontrarsi anche con un dato tragicamente chiaro della “pandemia” provocata dal Covid19, l’essere il famoso “cigno nero” con impatto negativo dagli effetti economici globali che innescherà un effetto a cascata distruttivo sulle filiere internazionali e che amplifica (ed amplificherà) i problemi alla filiera produttiva nazionale del Paese che riusciva, nell’esport, a trovare ragioni di speranza per non cadere nella depressione economica in questi ultimi anni.

Dopo interventi “autorevoli” anche di personalità illustre come M. Draghi, è chiaro che una profonda recessione è inevitabile.
Paesi come la Germania, negli anni e soprattutto dopo la sua riunificazione,  ha accumulato avanzi di conto corrente a spese degli altri paesi europei dell’Unione monetaria a cui oggi può attingere senza preoccuparsi più di tanto degli sforamenti (anche se a breve, come si legge su diversi giornali tedeschi, peraltro interverranno anche a livello costituzionale per eliminare il divieto di sforare il bilancio che lì hanno in Costituzione e che noi, irresponsabilmente, introducemmo nel 2012 a seguito della sottoscrizione del “patto di stabilità e crescita” nell’art. 81 della nostra Costituzione) e , quindi, non mi aspetto molto dal fronte di “condivisone europeo” dei disavanzi .

Meglio cominciare a pensare di trovare da noi le soluzioni, anche approfittando delle importanti decisioni prese a livello Eu e di BCE, questi si rivoluzionare, se solo si pensa a quello che si decideva fino a nemmeno un paio di mesi fa da quelle parti in teme di QE, aiuti di stato ecc..

La sfida che dobbiamo affrontare è quindi, se siamo in grado di attivarci con sufficiente forza e velocità per attingere a risorse che evitino che la recessione si trasformi in una prolungata depressione.
Credo che la soluzione facilmente ed immediatamente praticabile sia realizzabile attingendo alle istituzioni che già abbiamo nell’organizzazione finanziaria del Paese (in attesa e nella speranza che la UE riesca a fare un salto di qualità, per sé stessa, consentendo la nascita dei titoli di condivisione del debito a livello europeo attraverso i vari organismi che già esistono come BCE e BEI).
Le “istituzioni” a cui si fa riferimento sono Cassa Depositi e Prestiti (CdP) e il Medio Credito Centrale (McC).

Quest’ultima (McC) già opera da statuto per il finanziamento delle piccole e medie Imprese del territorio nazionale per la promozione ed il sostegno degli interventi strutturali con la finanza complementare ed incentivi pubblici per le Imprese.

Mentre la prima, CdP, è una società per azioni, controllata per circa l’83% da parte Ministero dell’Economia e delle Finanze e per circa il 16% da diverse fondazioni bancarie, che ha già nella sua “pancia” anche la partecipazione nel capitale di rischio di medie e grandi imprese nazionali, quotate e non, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese.

La proposta è quella di farli diventare strumenti in mano alla Stato per fornire garanzie finanziarie al settore produttivo e  risorse per le azioni assistenziali e, nel contempo, capaci di tutelare e riorganizzare il settore produttivo ed economico del Pese da eventuali “aggressioni” ostili.Azioni che potrebbero (non entro nei dettagli tecnici) realizzarsi attraverso una modifica dei loro stati trasformando McC e/o CdP una in una sorta di Banca Pubblica Nazionale e l’altra in una” Nuova IRI”.

Alla prima sarà demandato il compito di emettere  titoli obbligazionari a 50/60 anni per ammontare necessario a garantire le coperture finanziare necessarie allo Stato (che di quei titoli potrà farsene garante); mentre all’altra (di cui la prima deterrà in tutto o in parte l’azionariato) sarà demandato, appunto, il compito che l’IRI del secondo dopo guerra svolse per la rinascita del Paese: salvaguardia e supporto a tutto il settore produttivo per evitare che si continui (o si approfitti) nel suo “ depauperamento” da parte della finanza (o da parte di Stati Esteri) pirata interna ed internazionale accentuata dalla crisi.

Se, poi, l’Ue, ci sbalordirà e sarà capace di immaginare dei titoli comunitari di debito, l’operazione potrà facilmente integrarsi.
 Consentitemi un ultimo aspetto non secondario che attiene alla “governance” Istituzionale.

Mettere in piedi operazioni complesse e delicate come queste ( con forzature di non poco conto a vari Testi Unici e Trattati), necessitano come in periodi di emergenza, che siano condivise da tutto, o quasi, il Paese e, per questo, è necessario che Mattarella proceda al più presto a creare un governo di emergenza credibile sul piano internazionale perché non produca effetti sul rating del Paese, ed anche per evitare suoi futuri “interventi” con ulteriori (che rischiano se ripetuti di travalicare il ruolo e mortificare quello del PdC) interventi televisivi per tranquillizzare il Paese.

La proposta non sarebbe di un Governo “tecnico” con un accento denigratorio (anche se da cittadini abbiamo capito ormai tutti che vogliamo medici a curarci, non macellai, o guru, per chiosare) ma Politica ed Istituzionale, visto che avverrebbe la presenza di esponenti – emergenza nazionale – politici o su indicazione politica, di tutti gli schieramenti politici presenti in Parlamento nasce su “indicazione” del Presidente della Repubblica, che è la massima carica Politico Istituzionale prevista dalla  Costituzione.”

Redazione

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