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Malattie cardiovascolari nell’anziano: per 7 clinici su 10 vince la sinergia tra strumenti tradizionali e nuove tecnologie quale soluzione patient-friendly per la longevità

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cardiologia
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Il 66% dei clinici ritiene che l’utilizzo sinergico di nuove tecnologie e strumenti tradizionali rappresenti la soluzione più efficace per affrontare al meglio la gestione del paziente anziano a rischio cardiovascolare e il 69% di essi considera i servizi di telemedicina utili alla socializzazione del paziente. A rivelarlo è una survey su oltre 450 medici e specialisti, realizzata da HPS – AboutPharma and Medical Devices.

Milano, 26 novembre 2019– Oltre 3 clinici su 10 prediligono l’impiego di strumenti tecnologici quali wearable devices, App e servizi di telemedicina, e ben il 66% ritiene che l’utilizzo sinergico delle nuove tecnologie con gli strumenti tradizionali rappresenti la soluzione più efficace per affrontare le criticità riscontrate nella gestione del paziente anziano cardiopatico o a rischio cardiovascolare: percentuale che sale al 70% prendendo in esame la classe medica della fascia d’età 56-75 anni.

Questi, in estrema sintesi, alcuni dei risultati di una survey promossa e realizzata da HPS – AboutPharma and Medical Devices e presentati oggi alla conferenza organizzata da Daiichi Sankyo Italia. L’indagine ha coinvolto oltre 450 clinici, tra cardiologi, Medici di Medicina Generale, internisti e geriatri, allo scopo di far emergere quali possono essere gli strumenti patient-friendly da utilizzare al fine di migliorare la gestione dell’anziano cronico e politrattato in area cardiovascolare, favorendo altresì la promozione di corretti stili di vita presso la popolazione anziana.

Complice anche l’innalzamento dell’aspettativa di vita – siamo, infatti, il secondo Paese al mondo più longevo dopo il Giappone e il primo nella classifica europea per la percentuale di persone over 65 – in Italia si registra un aumento delle malattie croniche. Tra queste, “le patologie cardiovascolari rappresentano nel nostro Paese la prima causa di morte, essendo responsabili del 35% delle morti totali e comportando costi – diretti ed indiretti – considerevoli per il sistema sanitario nazionale”, esordisce Ciro Indolfi, Presidente Società Italiana di Cardiologia. “Lo scompenso cardiaco rappresenta un serio problema di sanità pubblicaDal punto di vista terapeutico, la difficile gestione dell’anziano con tale patologia è legata sia all’estrema fragilità dei pazienti, sia al fatto che le attuali Linee Guida si basano su trial condotti su popolazioni di età media inferiore a 65 anni. Un’altra malattia ad altissima prevalenza nella popolazione geriatrica è la fibrillazione atriale, gravata da una significativa morbilità e mortalità, e associata a un incremento di cinque volte dell’incidenza di ictus e di tre volte dell’incidenza di insufficienza cardiaca. Infine, un’ulteriore problematica è l’iperlipidemia e, in particolare, il colesterolo LDL, anche considerando il fatto che i dati circa l’ipercolesterolemia nei pazienti anziani sono rari e non vi sono, attualmente, studi di intervento né raccomandazioni riguardanti la gestione delle iperlipidemie in questa fascia d’età”.

L’età avanzata, cui si associano incrementi di incidenza e prevalenza di malattie croniche, è un determinante fondamentale di domanda di servizi sanitari. L’evoluzione demografica del nostro Paese prevede un progressivo invecchiamento della popolazione nei prossimi 25 anni”, afferma Lorenzo Mantovani, Direttore Scuola di Igiene e Medicina Preventiva, Direttore Centro Ricerche Salute Pubblica (CESP) e Professore Associato di Igiene Generale e Applicata all’Università Bicocca di Milano. “Un’analisi, condotta dal Centro di Ricerca sulla Sanità Pubblica dell’Università di Milano – Bicocca su oltre 1 milione di soggetti, ha rilevato che gli over 65, che oggi rappresentano il 23%, assorbono oltre il 50% delle risorse sanitarie. In questa fascia d’età vi è una elevatissima prevalenza di persone con due o più malattie croniche (multicronicità), particolarmente di natura cardiometabolica, ed è proprio la gestione di questi soggetti ad essere particolarmente costosa. Si stima che l’effetto congiunto dell’arrivo delle coorti di baby-boomers in questo range d’età e della progressiva denatalità osservata a partire dalla metà degli anni ‘70 porterà questa fascia di popolazione a rappresentare 1/3 della popolazione nel 2045 e ad assorbire oltre i 3/4 delle risorse sanitarie, rendendo problematica la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, a meno che non vengano implementate forme efficaci ed efficienti di prevenzione delle malattie cardiometaboliche e delle loro complicanze”.

La gestione dell’anziano con malattia cardiovascolare è sicuramente complessa, tenendo conto che spesso questo tipo di paziente presenta fragilità, una condizione caratterizzata da una diminuzione delle riserve funzionali e cognitive e da una ridotta resistenza allo stress, determinata sia dall’ambiente circostante che dalla patologia stessa: si stima, infatti, che sia “fragile” 1 persona su 6 con cardiopatia ischemica e 1 su 7 con ipertensione arteriosa.

Ma quali problematiche deve affrontare la classe medica nella gestione di questa tipologia di pazienti?

In base ai risultati della survey, la principale criticità riscontrata è il decadimento cognitivo (51.3%), seguito dalla ridotta o mancata aderenza terapeutica (50.4%) e dalla resistenza o indifferenza nell’adottare uno stile di vita sano e attivo (47.8%); per 4 intervistati su 10 anche la scarsa – se non addirittura nessuna – azione di prevenzione primaria e/o secondaria incide in maniera negativa sul percorso terapeutico dei pazienti.

La migliore soluzione “patient friendly” per la longevità è rappresentata per la maggioranza dei clinici intervistati (6 su 10), dalla sinergia tra gli strumenti tecnologici e quelli tradizionali (visite ambulatoriali, campagne di sensibilizzazione, numero verde, ecc), che restano comunque imprescindibili per una corretta gestione del paziente cronico in area cardiovascolare.

Sul fronte delle nuove tecnologie, dalla survey emerge che la quasi totalità degli strumenti presi in esame sono considerati un valido supporto per migliorare l’aderenza terapeutica: oltre l’80% del campione considera utili le applicazioni di messaggistica (88.5%) e i wearable devices (86%), mentre più di 7 intervistati su 10 propendono per la telemedicina per il monitoraggio remoto (76%) e per le App che offrono specifici servizi (75%). Le App di messaggistica, in particolare, riscuotono un ottimo successo (94%) tra i clinici della fascia d’età più giovane, dai 35 ai 55 anni.

Un risultato inaspettato è quello relativo alla telemedicina, considerata dal 69% degli intervistati la soluzione più efficace per favorire la socializzazione del paziente e ridurre quindi il suo senso di isolamento. “Nella gestione del paziente anziano il processo di cura deve essere individualizzato sulle caratteristiche e sulle necessità della singola persona, che deve essere considerata parte integrante dell’iter terapeutico”, afferma Graziano Onder del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. “In tale contesto, la tecnologia riveste un ruolo importante perché può semplificare alcuni percorsi di cura: si pensi, per esempio, alle televisite o al telemonitoraggio, grazie al quale non è più l’assistito che deve recarsi dal dottore, ma sono i suoi dati a raggiungere direttamente il medico. È fondamentale, però, investire sull’educazione del paziente, non solo all’uso della tecnologia, ma anche alla conoscenza del proprio stato di salute, e definire cosa sia importante per la sua condizione. Inoltre, è importante che la tecnologia sia ‘disegnata’ per le esigenze cliniche dell’anziano, che tenga cioè conto dei suoi deficit visivi, funzionali e cognitivi e che ad essi si adatti, in modo da poter essere utilizzata dalla popolazione over 65”.

Andando ad analizzare nel dettaglio le altre aree di intervento prese in esame, si evince come i wearable devices (dispositivi indossabili) siano gli strumenti più utili per implementare strategie di prevenzione primaria e secondaria (80%), sopperire al mancato o limitato supporto del caregiver o familiare (79%), promuovere uno stile di vita salutare dal punto di vista dell’alimentazione e dell’attività fisica (75%) e contrastare il decadimento cognitivo (58%). “Le nuove tecnologie hanno ormai permeato ogni ambito del quotidiano e abbiamo visto, dai risultati della survey presentata oggi, come possano essere funzionali e di aiuto anche per le persone con problemi di salute, soprattutto se pazienti cronici. E l’approccio della nostra Azienda va proprio in questa direzione, con il nostro impegno nell’innovazione farmacologica unita a programmi di ‘patient support’, per essere a fianco dell’anziano con problemi cardiovascolari. –  conclude Massimo Grandi, Amministratore Delegato Daiichi Sankyo Italia – Sappiamo bene quanto sia importante ridurre gli errori in terapia, specie nei soggetti politrattati, per evitare danni al paziente con conseguenti prolungamenti della degenza o ricoveri ripetuti, e proprio in quest’ottica abbiamo anche sponsorizzato la realizzazione di una App, sviluppata dagli Spedali Civili di Brescia per fornire a medici e farmacisti uno strumento sempre aggiornato, di rapida e facile consultazione,  che consenta di gestire al meglio le interazioni farmacologiche e sia di supporto all’appropriatezza terapeutica”.

Daiichi Sankyo

Daiichi Sankyo è un Gruppo attivamente impegnato nello sviluppo e diffusione di terapie farmaceutiche innovative con la mission di migliorare a livello globale gli standard di cura e colmare i diversi bisogni ancora non soddisfatti dei pazienti, facendo leva su una ricerca scientifica e una tecnologia di prima classe. Con più di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in più di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i suoi 15.000 dipendenti in tutto il mondo, contano su una ricca eredità di innovazione e una robusta linea di farmaci promettenti per aiutare le persone. Oltre a mantenere il suo solido portafoglio di farmaci per il trattamento delle malattie cardiovascolari, e con la Vision del Gruppo al 2025 di diventare una “Global Pharma Innovator con vantaggi competitivi in area oncologica”, Daiichi Sankyo è impegnata nella creazione di nuove terapie per l’oncologia e in altre aree di ricerca incentrate su malattie rare e disordini immunitari. Per maggiori informazioni visita il sito www.daiichi-sankyo.it

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