Il Centro studi di Unimpresa avverte: l’economia tedesca trascina giù l’export italiano e riduce la crescita potenziale del nostro Paese.
Un’Europa industriale divisa
Il nuovo paper del Centro studi di Unimpresa fotografa un’Europa industriale a due velocità: una Germania in affanno, una Francia più solida, e un’Italia esposta ma ancora resiliente.
Il cuore manifatturiero del continente batte più piano, e il contagio rischia di arrivare fino a Roma. Secondo Unimpresa, oltre il 12% delle esportazioni italiane, pari a 78 miliardi di euro l’anno, è destinato al mercato tedesco. Se la produzione industriale tedesca dovesse contrarsi del 2% nei prossimi sei mesi, il PIL italiano potrebbe perdere 0,3 punti percentuali, mentre le esportazioni complessive calerebbero dello 0,7%, per un danno stimato in 5,5 miliardi di euro.
Il quadro europeo: segnali contrastanti tra Berlino e Parigi
A settembre la produzione industriale tedesca è cresciuta solo dell’1,3% su base mensile, dopo un crollo del -3,7% in agosto, segnale che il recupero è fragile. Gli ordini all’industria hanno mostrato un lieve aumento dell’1,1%, ma le commesse extra-UE sono diminuite del 3,4%, sintomo dell’impatto combinato tra protezionismo americano e contrazione del commercio mondiale.
Diverso il quadro francese: la produzione industriale è aumentata dello 0,8%, trainata dal settore aerospaziale e dai mezzi di trasporto, con Airbus in testa. Anche il comparto automotive ha registrato un +2,7%, segno che Parigi regge meglio alla turbolenza globale.
L’area euro nel suo complesso segna un timido +0,5% congiunturale ma resta in calo dell’1,2% su base annua. Un rallentamento, sì, ma ancora lontano dalla recessione tecnica.
Gli scenari per il 2025: crescita fragile e PIL a +0,5%
Secondo le proiezioni di Unimpresa, con i tassi BCE stabilizzati al 2% fino a marzo 2026, si delineano tre scenari per il 2025:
- Scenario base (60%): crescita industriale italiana dello 0,3% mensile, PIL +0,8% annuo.
- Scenario positivo (25%): rilancio tedesco e crescita italiana fino all’1,1%.
- Scenario negativo (15%): nuovi cali degli ordini tedeschi (-2,5% mensile) e PIL italiano ridotto al +0,5%.
In quest’ultimo caso, la stagnazione tedesca avrebbe un impatto diretto sull’Italia, che perderebbe parte della sua spinta export, soprattutto nei comparti meccanico, automotive e chimico-farmaceutico.
Domanda interna e PNRR: l’ultima difesa
La domanda interna resta la variabile chiave. Se i consumi cresceranno dello 0,6% nel quarto trimestre e gli investimenti PNRR procederanno regolarmente, la crescita complessiva potrà mantenersi tra +0,8% e +1%.
Ma in assenza di stimoli, avverte Unimpresa, la spinta interna non basterà: serviranno politiche industriali coordinate a livello europeo per evitare che la stagnazione del Nord diventi contagiosa.
La ricetta di Unimpresa: fiducia, investimenti e credito
Il vicepresidente Giuseppe Spadafora sottolinea che l’Italia deve «rafforzare la domanda interna, sostenendo redditi e produttività, rilanciare gli investimenti privati semplificando gli incentivi alle PMI e potenziare il credito alle imprese, oggi frenato da vincoli prudenziali e incertezza fiscale».
Nonostante tutto, il margine di competitività italiana resta alto nei comparti ad alto valore aggiunto, permettendo al Paese di restare ponte economico tra Germania e Francia.
Un’Italia resiliente, ma non invincibile
L’Italia entra nel 2025 con una crescita potenziale vicina all’1% e una posizione di resilienza produttiva, ma il contesto europeo non consente ottimismo. La sfida sarà difendere la crescita interna senza farsi trascinare dal declino tedesco, mantenendo equilibrio tra prudenza fiscale e visione industriale.
