Germania – La deindustrializzazione minaccia la potenza economica dell’Europa

Katharine Neiss, chief European economist di PGIM Fixed Income
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A cura di Katharine Neiss, chief European economist di PGIM Fixed Income

La Germania ha beneficiato in modo significativo della globalizzazione. La sua base produttiva è cresciuta per sostenere la domanda di esportazioni da tutto il mondo, con acquirenti in altri Paesi che desideravano automobili, elettronica e prodotti farmaceutici tedeschi.

L’economia più grande dell’UE ha avuto difficoltà negli ultimi tempi, dovendo affrontare sfide su tre fronti principali: la guerra in Ucraina, i sussidi esteri e il rimescolamento delle rotte commerciali globali. A ciò si aggiunge la concorrenza che le case automobilistiche tedesche devono affrontare da parte di nuovi operatori nel mercato delle auto elettriche, creando un ambiente operativo più difficile per un’industria fondamentale per la forza del settore industriale del Paese. Le sfide a lungo termine della Germania sono aggravate dalle tensioni tra gli Stati Uniti, un alleato strategico, e la Cina, il principale partner commerciale della Germania. Nel 2022 il commercio tra Germania e Cina è cresciuto del 21% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un livello record. Per il settimo anno consecutivo, la Cina è stata il principale partner commerciale della Germania.

Tuttavia, in risposta alle crescenti tensioni a livello globale, il governo tedesco ha adottato la sua prima strategia nazionale nei confronti della Cina, definita “partner, concorrente e rivale sistemico”. Nell’ambito di questa politica, i funzionari tedeschi mirano a rendere l’economia del Paese meno dipendente dalle importazioni cinesi, aumentando al contempo i controlli sulle esportazioni, seguendo un percorso simile alla visione europea del “de-risking”.

Sono emersi altri cambiamenti politici nella regione. L’Europa ha contrastato i nuovi sussidi per l’energia pulita negli Stati Uniti con un proprio pacchetto di incentivi. A marzo, l’UE ha alleggerito le regole sugli aiuti di Stato, consentendo ai governi nazionali di eguagliare i sussidi che le aziende avrebbero ricevuto negli Stati Uniti. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno una maggiore potenza finanziaria e alcuni produttori, persino i pilastri della base industriale tedesca, vi hanno indirizzato nuovi investimenti. Ciò ha sollevato il rischio di una fuga di produzione dall’Europa, anche se i funzionari dell’UE hanno espresso fiducia nel loro piano per rimanere competitivi.

La Germania ha promesso un finanziamento di 11 miliardi di dollari per sostenere la costruzione di un complesso produttivo di semiconduttori per Intel. Inoltre, contribuirà a finanziare un impianto della Thyssenkrupp con sussidi approvati durante l’estate. Tuttavia, le piccole imprese hanno meno probabilità di beneficiare dei piani dell’UE rispetto alle grandi aziende, e le sovvenzioni locali sono principalmente dirette alla costruzione di capacità produttiva piuttosto che alla condivisione dei costi di produzione nel tempo come negli Stati Uniti. Le carenze di questa politica industriale sottolineano le sfide che deve affrontare l’economia tedesca, che si basa sulle esportazioni. Con le crescenti tensioni tra la Cina e l’Occidente, la Germania potrebbe guardare ai suoi vicini europei per la crescita delle esportazioni – riducendo la sua dipendenza dalla domanda cinese – e continuare a elaborare le proprie misure politiche volte a stimolare gli investimenti interni.


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