GAM: Non solo sfide ma anche opportunità nel mercato del reddito fisso

David Dowsett, Global Head of Investments di GAM Investments
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A cura di David Dowsett, Global Head of Investments di GAM Investments

Il mese di settembre è stato particolarmente difficile per gli investitori: solo i futures sull’argento hanno registrato una performance positiva. Anche il terzo trimestre ha registrato performance negative su tutti i fronti, ad eccezione del mercato azionario brasiliano.

Guardando al breve termine, riteniamo che le prossime due settimane potrebbero essere molto impegnative. Stiamo assistendo a una contrazione molto rapida della liquidità globale. Nonostante le circostanze politiche che hanno determinato l’attività sul mercato dei Gilts del Regno Unito la scorsa settimana, si è trattato di un esempio di contrazione della liquidità. In sostanza, un cambiamento politico ha determinato un movimento eccessivo in uno strumento del mercato finanziario.

Questo periodo presenta delle sfide, ma, una volta superato, potrebbe anche offrire delle opportunità – infatti, riteniamo che potremmo registrare il punto di minimo dell’anno entro le prossime due settimane. Sebbene sia difficile stabilire con esattezza quando si raggiungerà questo punto di minimo, il valore si sta rafforzando, in particolare nel mercato del reddito fisso, e, a nostro avviso, sta diventando sempre più difficile sottopesare il reddito fisso core. I rendimenti a due anni negli Stati Uniti si attestano ora al 4,25%. La penalizzazione per una sotto ponderazione nel reddito fisso è notevole con tali rendimenti, indipendentemente dal fatto che i rendimenti salgano o meno.

Inoltre, ci concentriamo sull’aumento dei rendimenti reali dai tassi negativi che abbiamo visto in passato; tuttavia, nel medio termine si è già assistito a un ampio aggiustamento strutturale. I rendimenti reali negativi a 10 anni negli Stati Uniti, pari a -1% in un’ottica di lungo periodo, hanno registrato un aggiustamento quest’anno, con l’attuale rendimento reale di un’obbligazione a 10 anni pari a circa l’1,75%. Riteniamo realistico pensare che un livello del 2-2,5% sia tutto ciò che occorre per adeguarsi a un periodo di normalizzazione dei tassi d’interesse e di aumento dell’inflazione, piuttosto che al contesto di tassi d’emergenza in cui ci trovavamo.

Riteniamo che il primo settore in cui gli investitori saranno esposti al rischio sia quello dell’high yield e del credito. Con l’attuale compensazione dei rendimenti e la significativa attrattiva di break-even dell’asset class, riteniamo che vi sia un’opportunità per coloro che cercano di ristabilire l’esposizione a seguito di un trimestre difficile e che hanno a disposizione un budget di rischio da utilizzare.

Le valute hanno registrato di recente forti movimenti, in gran parte attribuibili alla forza del dollaro piuttosto che alla sua debolezza. La liquidità globale si sta assottigliando, mentre l’economia statunitense appare più resistente. Ciò potrebbe potenzialmente creare alcune vulnerabilità sistemiche, dato che gran parte del resto del mondo ha debiti in dollari. A nostro avviso, l’attuale periodo ventennale di forza del dollaro non può continuare all’infinito – gli Stati Uniti hanno un problema di deficit gemello che non dovrebbe essere ignorato – per cui ciò potrebbe creare un rischio di valutazione per gli asset non statunitensi nel medio termine. Nel breve termine, tuttavia, questo potrebbe essere uno dei fattori che potrebbero provocare un fenomeno sistemico.


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