GAM: Banche centrali, l’ondata dei rialzi dei tassi non terminerà a breve

Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR
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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR

La prima ad agire è stata la Riksbank. Martedì 20 settembre la banca centrale più antica del mondo ha aumentato il tasso ufficiale di un intero punto percentuale, il giorno dopo è stato il turno della Federal Reserve che ha consegnato il terzo aumento consecutivo di 75 punti base, la forchetta dei tassi americani è ora a 3%-3,25%.

Il 22 settembre sono arrivati i 75 punti base della Banca Nazionale Svizzera, che mette così fine ai tassi negativi, e i 50 punti base della Banca d’Inghilterra. Un’ondata di rialzi che, con i radicali cambiamenti nelle strutture economiche globali, prefigura un ambiente del tutto diverso, una “nuova onda” di trasformazioni come quelle che la “Nouvelle Vague” portò nel linguaggio del cinema negli anni Sessanta.

Ora però la “Nuova Onda” cambia le prospettive, è in atto un cambiamento potente verso qualcosa di diverso e ancora indefinibile, la pandemia ha mostrato la fragilità delle catene delle forniture industriali globali e la vulnerabilità al rischio geopolitico. Janet Yellen parla di “friend-shoring”, il riavvicinamento delle produzioni in paesi amici, che se da una parte favorisce il controllo e la sicurezza, dall’altra comporta l’aumento dei costi.

Il riavvolgimento del nastro delle politiche monetarie non è indolore, il rendimento della scadenza a due anni americana è passato in un anno da livelli prossimi ai 20 punti base al superamento della soglia del 4%, non accadeva dal 2008. È un movimento che genera onde sismiche che si propagano a tutte le classi di attivo, un riprezzamento del tasso di sconto da applicare ai flussi di cassa futuri. Siamo ancora nel mezzo della tempesta perfetta, l’ondata dei rialzi non è terminata.

Le nuove proiezioni mostrano che negli Stati Uniti i tassi saliranno ancora, verso 4,5%-4,75% alla fine del 2023; le stesse proiezioni indicano un aumento della disoccupazione di almeno 0,7% nel corso del prossimo anno.

Le prospettive della recessione e il super-dollaro mettono pressione non solo alle economie emergenti: la banca centrale coreana ha attinto generosamente alle riserve per attutire la caduta del won ma anche la Bank of Japan è intervenuta per sostenere lo yen, prima volta dalla fine degli anni Novanta. In Gran Bretagna l’onda dell’aumento dei tassi si aggiunge alle dinamiche interne, il nuovo governo ha annunciato un forte taglio delle tasse e programmi di spesa a sostegno delle famiglie: la sterlina è crollata a minimi storici contro il dollaro, i rendimenti dei Gilts sono balzati verso l’alto.

Tassi di sconto più elevati costituiscono la maggiore preoccupazione per l’immediato futuro, ne stanno facendo le spese gli asset rischiosi, in modo particolare il settore tecnologico e i mercati emergenti.

Per quanto riguarda il comparto obbligazionario, riteniamo che il rialzo dei rendimenti nella parte lunga della struttura dei tassi sia un segnale positivo influenzato dall’aumento dei rendimenti reali e non da quello delle aspettative di inflazione che, nel medio periodo, sono in diminuzione. La determinazione di Powell è “l’ultimo metrò” per gli investitori, i mercati sembrano prendere le parole del capo della Fed al valore facciale, credono alla sua durezza, all’efficacia degli interventi.

Quest’ultima frazione dell’anno resterà complessa e sfidante, per la prima volta dalla Grande Crisi Finanziaria si verificano contemporaneamente una stretta monetaria e una maggiore volatilità, una condizione che esige mente fredda e nervi saldi. “Il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire e in questo chiaroscuro nascono i mostri” scriveva Antonio Gramsci.


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