Home Esteri Fosco Giannini (PCI): Trump, tamburi di Guerra

Fosco Giannini (PCI): Trump, tamburi di Guerra

Siano i comunisti a muoversi, ad essere i primi costruttori del movimento per la pace, ad unire le forze democratiche e di sinistra contro la guerra.

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La tensione, sul piano internazionale, è altissima. Una guerra, di estensione mondiale, è una più che mai concreta possibilità. L’imperialismo USA soffia violentemente sul fuoco, accumulando, giorno dopo giorno, “gli incidenti” affinché l’incendio mondiale divampi. A “sentire” il pericolo, naturalmente, è soprattutto colui che la guerra la sta preparando: Donald Trump. Il presidente USA ha infatti eccezionalmente convocato, in queste ore, l’intero Senato nordamericano alla Casa Bianca. Una scelta inconsueta, che la dice davvero lunga sulla profondità della crisi internazionale che gli USA hanno scientemente voluto e, passo dopo passo, bomba dopo bomba, minaccia dopo minaccia, provocato. Il “briefing” alla Casa Bianca del Senato in seduta esterna e plenaria è stato convocato proprio in relazione alla “crisi coreana” e l’eccezionalità dell’evento – che vede uniti tutti i cento senatori USA, democratici e repubblicani – la dice lunga sulla verosimiglianza di un attacco militare USA contro la Corea del Nord, a due passi dalla Cina. Peraltro, mentre i cento senatori USA saranno al cospetto di Trump, alla Casa Bianca, il sottomarino  nucleare “Michigan” sarà già arrivato nel porto sudcoreano di Busan, ad aumentare e rendere sempre più concreta la minaccia dell’attacco militare USA contro la Corea del Nord.

E la presenza del “Michigan” (154 missili Tomahawk a bordo) a Busan non è certo l’unica minaccia di guerra che in queste ore Trump fa scintillare sull’intero fronte euroasiatico: sempre nei mari della Corea del Sud si sta svolgendo da settimane un’esercitazione navale militare congiunta USA – Corea del Sud – Giappone, che vede muoversi i cacciatorpedinieri dei tre Paesi; un’altra esercitazione militare, in queste ore e inaspettatamente, si svolge nei cieli dell’Estonia, dove una nutrita squadriglia di F-35 USA mima, preparandosi, i bombardamenti sulla Corea del Nord e sulla Russia; nel Poligono di Orysz, in Polonia e sempre in queste ore e a soli cinquanta chilometri dal confine bielorusso, il battaglione NATO schierato in Polonia (più di mille soldati, tra americani, britannici e romeni) avvia le esercitazioni alla guerra; contemporaneamente, un altro battaglione NATO (1.200 soldati, tra inglesi, francesi, canadesi e italiani – frutto dell’incontro di Gentiloni con Trump di questi giorni?) si esercita in Estonia; a Tallin (ancora in Estonia) è in corso la più grande esercitazione di cyber-guerra mai organizzata dalla NATO, nome in codice “ Locked Shields”, 25 nazioni unite nella simulazione della guerra cibernetica.

Tutto ciò dopo l’attacco militare USA di tre settimane fa nello Yemen;  dopo il  bombardamento del 7 aprile scorso dei cacciatorpedinieri americani “Ross” e “Port” dai quali  sono stati lanciati i  59 missili Tomahawk sulla base dell’aeronautica siriana Shayrat, nella provincia di Homs, in Siria; dopo lo sganciamento, sempre da parte di Trump, della “ madre di tutte le bombe” sull’Afghanistan, lo scorso 13 aprile; dopo il rafforzamento della presenza navale militare USA ( già ordinata da Obama) nei Mari del Sud della Cina, dopo il consolidamento delle truppe nazifasciste filo USA e filo UE a Kiev, in funzione antirussa, anti Donbass e anti Crimea; dopo le provocazioni anticinesi di Trump spintesi sino a “riconoscere” l’indipendenza di Taiwan dalla Cina e, dunque, a disconoscere la concezione di “una sola Cina”; dopo il vertiginoso e significativo aumento delle spese militari USA.

E’ già stato notato come l’improvvisa e cruenta “svolta bellica” dell’Amministrazione Trump abbia preso corpo dopo le sconfitte, una dietro l’altra, dello stesso Trump al Congresso: l’impossibilità di cancellare la “Obamacare” e il respingimento dei veti all’immigrazione dai paesi musulmani, sconfitte che hanno fatto crollare il consenso attorno al neo presidente USA dal 46 al 38%. E, naturalmente – scuola dell’imperialismo USA – che cosa c’è di meglio della guerra per risollevare il consenso attorno a sé ? Anche se tale analisi corre il rischio di basarsi solamente sulla contingenza, poggiando su ben altro la profonda pulsione alla guerra degli USA: sulla consapevolezza del proprio declino e su di un’altrettanto grande e speculare consapevolezza: l’emergere incontrastabile, sul piano economico, di una nuova, immensa e inarrestabile, nella fase storica data, di una nuova potenza, non assimilabile al campo imperialista, non subordinabile: la Cina, o meglio la Repubblica Popolare Cinese.

La spinta alla guerra di Trump è – comunque – così  oggettivamente “necessaria” al fronte più retrivo dell’imperialismo USA che nessun metodo viene escluso affinché la miccia mondiale prenda fuoco. Diciamo ciò alla luce dell’ennesima menzogna utilizzata dagli USA per attaccare militarmente, questa volta la Siria. Trump aveva subito sostenuto che era stata l’aviazione di Assad a bombardare consapevolmente e cinicamente Khan Sheikhoun con armi chimiche, e per questo Assad era stato definito da Trump “un animale” e la Siria bombardata dai caccia USA, in questo aprile. Bene: sono bastati pochi giorni perché dagli stessi USA venisse la notizia che l’accusa ad Assad era una plateale bugia. Che l’aviazione di Assad avesse colpito – come affermava Putin –  un deposito di armi dei “ribelli” (cioè soldati dell’Esercito Libero Siriano costruito sul campo dagli USA, dal Qatar e dall’Arabia Saudita in funzione anti Assad ) senza sapere che esso conteneva agenti chimici, ad affermarlo sono stati l’ex capo degli ispettori Onu Scott Ritter, l’ex capo di gabinetto del segretario di Stato Colin Powell, Lawrence Wilkerson, decine di ex agenti della Cia, della Nsa e dell’intelligence militare e perfino l’ex ambasciatore britannico in Siria, Peter Ford. Cose non nuove negli USA, che richiamano alla memoria la denuncia, fatta teatralmente anche all’ONU,  della “pistola fumante” (poi mai trovata) di Saddam Hussein, per attaccare l’Iraq. Ma al di là questa “tradizione” USA, ciò che oggi è importante sottolineare, dopo l’uscita di tanta parte del potere USA volta a sbugiardare Trump sui fatti di Siria, è come lo stesso potere americano sia diviso, di come vi sia una lotta dura in corso, questione che può inferocire ancor più la parte che vuole la guerra subito, aggravando così il quadro generale.
La tragica spinta alla guerra proveniente dagli USA segna completamente di sé il nostro Paese, l’Italia. Il capo del governo, il “renziano” Gentiloni, ha preso in questi giorni, alla Casa Bianca, gli ordini da Trump: aumentare considerevolmente il contributo economico italiano per la NATO e far si che siano pronte, per ogni eventuale attacco militare, le basi USA e NATO in Italia, sia contro il Medio Oriente (basi in Sicilia, in Sardegna, in Campania), che contro la Corea del Nord e la Russia (la grande base USA di Vicenza). Intanto far si che dal porto di Livorno partano le navi USA, cariche di armi, per un altro eventuale attacco alla Siria (e le navi da Livorno partono già…).

Se assieme alla genuflessione mortificante e codina del governo “renziano” agli USA aggiungiamo l’assoluto protagonismo del PD nel voler costruire l’esercito europeo ( altro giro di vite sui lavoratori) non possiamo che giungere ad una conclusione: oggi è proprio il PD il partito che più di ogni altro “garantisce” sia la guerra di Trump , sia la militarizzazione del neo imperialismo dell’UE che il riarmo in Italia. Un partito, il PD, dal quale i comunisti debbono stare lontani, col quale evitare accuratamente ogni alleanza elettorale (magari fatta per  “coazione a ripetere” ) e verso il quale stare solo all’opposizione, sociale e politica.
Davvero, la guerra, una guerra di vaste proporzioni, è oggi una possibilità che sorge dallo stato reale delle cose. A partire da ciò la constatazione della debolezza estrema, in Italia, del movimento contro la guerra, è una drammatica constatazione. Di fronte ai pericoli che vanno crescendo lungo l’asse Corea del Nord – Mari del Sud della Cina – Russia – Ucraina – Siria, la sottovalutazione della sinistra italiana di questi pericoli si fa segno stesso della debolezza strategica di questa sinistra.

I comunisti sono invece consapevoli; che venga da essi, dunque, che venga dal PCI l’impegno strenuo ad unire, in ogni città, in ogni paese, l’intera sinistra, le forze operaie, sindacali, democratiche e pacifiste  nella lotta contro la guerra e per ricostruire un movimento di massa per la pace e il disarmo. E’ il compito storico dei comunisti, oggi più che mai necessario rispetto ai pericoli e alle carenze della sinistra italiana.

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