FLASH – Considerazioni post FED in ottica estate/fine anno

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte

Alcune brevi considerazioni post Fed di ieri:

  • Powell ieri è apparso alquanto morbido sottolineando due aspetti:
    • ad un certo punto occorrerà rallentare il ritmo di rialzo dei tassi
    • Il livello raggiunto (2,25/2,5%) è stato definito da Powell di neutralità. Pertanto, i rialzi dei tassi da ora in poi riporteranno il tasso sopra la neutralità
  • In sintesi, un Powell più morbido nei toni rispetto a giugno che ha anche aggiunto la rassicurazione che la normalizzazione del bilancio richiederà 2/2,5 anni, ossia graduale nel tempo (al ritmo di 95Mld$ mensili che equivarrebbe a circa 2200/2800 mld$, ossia il ritorno ai livelli di bilancio di metà 2020)  

Sul fronte trimestrali per ora i dati sono risultati mediamente sopra le attese e mediamente buone le guidance, sebbene in alcuni casi (vedi Tesla) non siano state esplicitate in dettaglio, visto il clima di incertezza. 

Nel frattempo, da giugno in poi si è registrato un drastico calo dei tassi governativi: bund 10y da 1,65% a 0,90%, Treasury 10y da 3,5% a 2,70%.

Stiamo pertanto testando un secondo “what if”:

  • il primo what if nel 2020, ossia cosa accadrebbe ai mercati azionari in condizioni di economia chiusa ma inondata di liquidità?  Risultato: borse US al massimo storico, evidenza del ruolo determinante della liquidità e a latere del livello dei tassi  In altri termini, si può pensare alla scelta del vino ma solo se siamo certi che c’è acqua in abbondanza, cosa ahimè non più così scontata
  • il secondo what if ora nel 2022, ossia cosa accadrebbe ai tassi se venisse meno il QE? Risultato (parziale per ora): i tassi stanno iniziando a calare da giugno, ossia da quando il QE su scala globale (a parte la BoJ) non c’è più ed anzi, in diversi casi, è in atto il QT e soprattutto siamo in un contesto di inflazione intorno al 9%. 
    • Se il trend calante dei tassi durerà fino a fine anno con tassi personalmente attesi intorno allo 0/0,50% sul bund e 2/2,50% sul T-note 10y, sarà l’ennesima evidenza che i QE amplificano ma non determinano il trend. Le cause (come segnalato da un numero crescente di paper sul tema) sono da ricercarsi nel trend di invecchiamento unito a disuguaglianze crescenti. 
      • In altri termini, la ricchezza si concentra nella fascia di popolazione più anziana, tipicamente più avversa al rischio e quindi più amante dei bond che quindi ricevono un flusso crescente di domanda semplicemente perché la popolazione invecchia. In questi giorni, non a caso, nell’offerta commerciale delle banche stanno risputando le polizze ramo1, molto gradite da una popolazione avversa al rischio.

Quale scenario attenderci?

  • Sul fronte macro:
    • è probabile una recessione in Europa verso fine anno, causata principalmente dall’elevata inflazione cui si sta aggiungendo la strozzatura russa sul gas, che frena la Germania e, di conseguenza, anche altri paesi collegati alla Germania
    • Negli Usa la recessione è probabile nel corso del 2023, come anticipato dalla curva dei tassi, invertitasi ad inizio aprile e poi di nuovo e più marcatamente a luglio (2/10 anni). Il momento della recessione più vicino sarà segnalato probabilmente dall’inversione del 3 mesi/10 anni. Il 2/10 anni vede bene da lontano, il 3 mesi /10 anni vede bene da vicino.
      • Escludo la recessione USA nel 2022 se non tecnica (oggi vedremo il dato sul PIl del secondo trimestre). MI spiego: la vera recessione comporta da manuale caduta del reddito e dell’occupazione, fenomeni che dovremmo vedere più realisticamente nel 2023. La recessione tecnica che potremmo vedere nel 2022 potrebbe invece essere una recessione solo simbolica, ossia rallentamento della crescita ma mercato del lavoro ancora forte.
    • L’arrivo delle recessioni citate, poco alla volta ammorbidirà le banche centrali fino a comportare un’inversione di politica monetaria e quindi il sole potrebbe tornare a splendere tra fine anno e più realisticamente in ottica 2023, grazie al ritorno di un regime di tassi bassi e potenzialmente l’arresto del QT.
  • Per il trimestre in corso quindi:
    • mediamente tassi e commodity in calo
    • Per le borse molta attenzione all’andamento della liquidità visto che siamo in regime di QT e in tal caso tengo in stretta osservazione la dinamica dei depositi delle banche USA presso le Fed regionali, dati disponibili su base settimanale (vedi grafico sottostante):
      • Il momento più delicato per gli earnings potrebbe essere settembre, quando si inizierà a ragionare di più in ottica 2023
      • Per l’estate sovrappesare la componente growth in tutte le sue accezioni, dal digitale, al cloud, ai chip ecc, trattandosi della componente più sensibile alla ripresa del trend calante dei tassi
  • In sintesi: 
    • aumentare l’esposizione sui govies e in ambito credito preferire quelli euro
    • sul mercato azionario preferire il growth con un occhio alla Cina che poco alla volta sta dando segnali di interessamento alla crescita (ultima news quella relativa a prestiti PBOC verso le banche per supportare il mercato immobiliare) 
    • Infine, il cambio: le tensioni sul tema fornitura del gas russo tengono il cambio EurUSd vicino alla parità. In ottica fine anno, l’emersione di un rallentamento più marcato US con conseguente fine del rialzo dei tassi Fed, potrebbe poco alla volta riportare in auge il deprezzamento del dollaro 
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Categorie: Economia

Di Redazione

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