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CORONAVIRUS: INSUFFICIENTI LE MISURE PER PROTEGGERE I FARMACISTI

Dopo i primi casi di contagio tra i farmacisti, il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e la Confederazione Unitaria delle Libere Parafarmacie Italiane, tornano a chiedere maggiore protezione per i farmacisti che lavorano in parafarmacia e farmacia.

“Le misure sin qui adottate – si legge in una nota – e quelle indicate da vari organismi sono insufficienti a tutelare i colleghi esposti al contatto diretto con il pubblico nelle zone a rischio. La distanza di un metro, l’uso di guanti e disinfettanti sono misure utili, ma non sono all’altezza della sfida che abbiamo davanti, ove a tutt’oggi non vi è piena evidenza scientifica per trarre conclusioni affidabili sull’epidemiologia, livello di contagiosità, né tanto meno sulla valutazione del rischio di diffusione e patogenesi da parte dell’agente virale.

Il farmacista ha lo stesso rischio di essere contagiato degli altri operatori sanitari e per questo motivo chiediamo che sia incluso dalla Protezione Civile e dall’ autorità sanitaria tra coloro che debbono essere riforniti dei dispositivi DPI2 e DPI3.

E’ del tutto palese che se un farmacista viene contagiato, quella parafarmacia o farmacia non potrà più svolgere quel servizio perché tutti i collegi dovranno essere posti in quarantena.

E’ per tale motivo che siamo a rinnovare la richiesta di includere questi operatori sanitari tra coloro che debbono essere protetti con urgenza.

Se, per motivi comprensibili, questo non sarà possibile, le parafarmacie e le farmacie ubicate nelle zone rosse devono poter svolgere il servizio a battenti chiusi (modalità turno), a protezione dei lavoratori, ma anche del servizio farmaceutico stesso.

Questo, per continuare a svolgere in sicurezza quel ruolo, spesso di primaria interfaccia con il cittadino” conclude la nota.

Redazione

Di Redazione

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