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Coppola (PCI Salerno) – La desertificazione sociale in Provincia di Salerno

Da tutta una serie di autorevoli fonti di stampa e di studio emerge chiaramente uno spaccato del nostro Paese relativo all’anno 2016, ma in trend anche per i primi mesi di quest’anno, caratterizzato da gravi criticità per il Mezzogiorno e per la Campania.
Segnatamente per la provincia di Salerno, il “Sole 24Ore” ha evidenziato difficoltà nella produzione di PIL pro capite a causa di un modello di sviluppo ancora in bilico tra terziarizzazione avanzata e desertificazione industriale dovuta alla lunga crisi recessiva non ancora alle spalle: la media provincia è infatti pari ad € 15.235 a fronte di quella nazionale pari ad € 22.282.

Analizzando le 110 provincie italiane relativamente a sei importanti parametri sociali indicatori della qualità della vita (Reddito, risparmi e consumi; Affari, lavoro e innovazione; Ambiente, servizi e welfare; Demografia, famiglia e integrazione; Giustizia, sicurezza e reati; Cultura, tempo libero e partecipazione) il prestigioso quotidiano della Confindustria colloca la provincia di Salerno al 103° posto nella classifica nazionale, con una perdita di ben undici posizioni rispetto all’anno 2015; in Campania seguono la provincia di Salerno quella di Napoli (107° posto, perdendo sei posizioni) e quella di Caserta (108° posto, come nel 2015); sono messe meglio, invece, la provincia di Avellino (93° posto, perdendo dodici posizioni) e quella di Benevento (86° posto, guadagnando tredici posizioni).

Più precisamente, il posizionamento della provincia di Salerno nelle graduatorie relative ai vari campi di analisi conferma il quadro critico:
Reddito/risparmi/consumi 105° posto
Affari/lavoro e innovazione 82° posto
Servizi/ambiente/welfare 92° posto
Demografia/famiglia/integrazione 89° posto
Giustizia/sicurezza/reati al 104° posto
Cultura/ tempo libero/partecipazione al 76° posto

Il divario si commenta da solo e si allarga ancora se si confronta il dato provinciale con quello delle prime province in graduatoria nazionale: quella di Milano si è attestata ad € 45.101, quella di Bolzano ad € 36.329 e quella di Bologna ad € 34.165.
Differente anche la consistenza, marcata, dell’assegno pensionistico mensile: in provincia di Salerno è mediamente pari ad € 645 (93° posto) laddove, a livello nazionale il dato (medio)  ammonta ad € 806.
Di conseguenza compressi sono anche i consumi: in relazione ai beni durevoli, la spesa media registrata nell’anno 2015 è stata di € 1.408 (101° posto) e quindi ben al di sotto di quella nazionale pari ad € 2.066; dati questi che allontanano la provincia di Salerno dalla capacità di spesa delle famiglie sia del Nord che anche del Centro (la provincia di Biella € 2.872, 1° posto; la provincia di Prato € 2.866, 2° posto; la provincia di Bolzano e quella di Modena € 2.707, 3° posto entrambe).
A completare il triste spaccato sociale del “Sole 24Ore” anche altri due indicatori: il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15/24 anni che in provincia di Salerno evidenzia un drammatico valore del 50,8% (85° posto) a fronte di una media-Italia del 40,1% ed il tasso di occupazione che riporta un valore del 45,1% (88° posto) laddove la media-Italia è del 56,5%.

E’ in queste due ultime distanze che si spiega il divario che pesa come un macigno sulla vita delle popolazioni della provincia di Salerno.
Scontata ed ovvia, quindi, la ripercussione sui risparmi in banca: i depositi pro capite si configurano in provincia di Salerno in € 15.529 (79° posto) ed al di sotto della media nazionale che è pari ad € 19.395.
Mediamente un deposito bancario del cittadino di Milano ammonta ad € 49.734 (1° posto); quello di un cittadino di Roma ad € 42.124 (2° posto); quello di un cittadino di Treviso ad € 37.564 (3° posto); quello di un cittadino di Bolzano ad € 33.713 (4° posto).
Un report presentato a fine aprile c.a. dall’Osservatorio Statistico dei consulenti del lavoro inchioda anch’esso la provincia di Salerno nei bassifondi della citata classifica nazionale per tasso di occupazione, collocandola all’ 81° posto in graduatoria.
Un lavoratore dipendente in provincia di Salerno, di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, guadagna infatti circa € 1.222 al mese (escluse altre mensilità come tredicesima e quattordicesima) laddove in Campania gli stipendi più alti si registrano nelle provincie di Caserta e di Napoli rispettivamente con € 1.246 ed € 1.227 mentre quelli più bassi in provincia di Avellino con € 1.166 ed in provincia di Benevento con € 1.136; in vetta alla classifica nazionale è posizionata, ovviamente, la provincia di Bolzano dove un dipendente guadagna in media € 1.476,00 al mese.

Un dato è più di ogni altro allarmante: il 42,7% dei cittadini della provincia salernitana dichiara di non avere voglia o necessità di lavorare, percentuale questa di gran lunga superiore alla media nazionale dove gli inattivi, sempre nella fascia compresa tra i 15 ed i 64 anni, raggiunge la soglia del 35,1%; nella nostra regione meglio della provincia di Salerno fa solo quella di Avellino (40,6%) mentre tra le ultime posizioni ci sono le provincie di Napoli (49,8%) e di Benevento (50%) e di Caserta con il 51,7%; in Italia il tasso più basso di cittadini inattivi si registra nella provincia di Bologna (23,9%).
La provincia di Salerno evidenzia anche un aumento del tasso di disoccupazione tra gli ultraquindicenni (17,5%) attestandosi così alla 24esima posizione nella classifica negativa di chi vorrebbe lavorare ma non trova alcun impiego, ladove due dati risaltano per la loro drammaticità: il 42,5% dei ragazzi con età compresa tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro (e questa percentuale fa piombare Salerno al 75° posto della graduatoria italiana) ed il 31,1% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni non è iscritto né a scuola né all’università e neanche segue corsi di aggiornamento professionale.

In questo ultimo target in Campania, peggio della provincia di Salerno, sono collocate quelle di Napoli (37,4%) e di Benevento (34,4%)
Parimenti il tasso di occupazione – che incrementa due punti anno su anno – raggiunge la quota di 47,1% e quella degli occupati con contratto non standard raggiunge il 44,1%.

Sempre nella provincia di Salerno lavorano più uomini che donne, la differenza tra il tasso di occupazione maschile e quella femminile è del 24,7%; lo studio in questione attribuisce la disparità nel dato tra uomini e donne all’aspettativa retributiva di queste ultime che – se è bassa – non rende conveniente lavorare in presenza di figli a carico perché il costo dei servizi sostitutivi per la cura dei bambini e per il lavoro domestico può superare lo stipendio o ridurlo drasticamente.

Dal MEF – Dipartimento delle Finanze – abbiamo poi la mappatura dei redditi dei territori che compongono la provincia di Salerno; questo consente di valutare con attenzione le reali condizioni strutturali, dal punto di vista socio/economico e produttivo, con le quali occorre confrontarsi al fine di tentare di delineare modelli di crescita innovativi, in un’ottica di superamento della logica municipalistica a vantaggio di un’impostazione in sintonia con le esigenze del “salto di scala” che caratterizza le Aree Vaste destinate in un futuro prossimo a subentrare alle attuali Provincie ed a riordinarne gli ambiti amministrativi.
Per prima cosa occorre fare due considerazioni:

da un lato, gli anni della crisi hanno accentuato la polarizzazione dei redditi e, quindi, delle condizioni di benessere e di qualità della vita della popolazione residente laddove il 59,8% dei contribuenti della provincia oggigiorno esprime un reddito fino ad € 15.000 che equivale al 26,4% del reddito totale dell’intera area salernitana e conseguentemente il restante 73,6% del reddito complessivo è in appannaggio del 40,2%; questa dinamica fortemente duale – due realtà socio/economiche ben distinte che convivono sullo stesso territorio – è diffusa in maniera abbastanza omogenea nel vari comprensori sub-provinciali
dall’altro, la descrizione dei flussi numerici segnala che la linea di demarcazione del dualismo reddituale è individuabile nella prima soglia di € 18.000 pro capite che viene superata dai comuni che rientrano nelle prime cinque posizioni di questa particolare mappatura (Salerno, Positano, Conca dei Marini, Pellezzano, Vallo della Lucania) e nella seconda soglia di € 10.000 che non è raggiunta in quei comuni, ultimi cinque mappati in provincia (Laviano, Morigerati, Castelnuovo di Conza, Rofrano, Santomenna).

A conferma dell’appiattimento complessivo verso il basso del reddito pro capite della provincia di Salerno in rapporto alle statistiche nazionali si delineano i dati relativi alla provenienza dei redditi dichiarati: a livello provinciale il 50,4% del reddito è generato dal lavoro dipendente; il 33,1% dalle pensioni percepite e solo il 4,2% dal lavoro autonomo ed il 4,8% da reddito da lavoro imprenditoriale.
Come sottolineato preliminarmente, l’analisi dei dati restituisce i confini di una geografia socio/economica “bi-polare” che incide profondamente sulla qualità della vita delle persone e delle famiglie all’interno di uno stesso comprensorio sub-provinciale.

Le dinamiche “bi-polari” che si rintracciano in Costiera Amalfitana evidenziano che circa il 78% del reddito complessivo è espresso dal 46% dei contribuenti; nel capoluogo Salerno (ed area metropolitana) il 77% del reddito è percepito dal 44% dei dichiaranti; nell’Agro Nocerino Sarnese circa il 40% dei residenti è titolare del 74% del reddito; infine, nel Cilento e nelle zone interne il 32% introita il 65% del reddito totale.

Da ultimo, ma non per ultimo, uno studio di Unioncamere evidenzia che in provincia di Salerno nel primo trimestre dell’anno in corso la dinamica relativa alla nati/mortalità delle imprese segnala un calo pari a -0,35%: a fronte di 2.029 iscrizioni si sono registrate 2.450 cessazioni, con un saldo negativo di 421 aziende. La percentuale è più alta di quella regionale (-0,07%) – che, però, può giovarsi della perfomance positiva della provincia di Napoli (+0,15%) – ed anche di quella nazionale (-0,26%) mentre si colloca dietro il territorio salernitano solo la provincia di Avellino (-0,44%) laddove le provincie di Caserta (-0,19%) e di Benevento (-0,21%) si posizionano meglio.

Se si restringe il campo alle imprese artigiane, non cambia il quadro di riferimento: dinamica negativa anche in questo caso con 260 iscrizioni e 462 cessazioni (-202) pari al -1,06% (-0,84% in Campania e -0,82% in Italia) con le provincie di Napoli (-0,52%), di Avellino (-0,77) e di Benevento (-0,93%) che registrano un’evoluzione meno negativa rispetto a quella di Salerno che è seguita solo dalla provincia di Caserta (-1,32%).

Nello scenario regionale il tasso complessivo di nati/mortalità registra saldo negativo per per 415 imprese (-0,07% a fronte di -0,26% in Italia) con un tasso negativo in aumento  se si fa riferimento solo alle aziende artigiane (-0,84%, a fronte di -0,82 in Italia).

Questo il drammatico scenario sociale ed economico nel quale si dibattono donne ed uomini, famiglie, lavoratori, giovani, imprese industriali ed artigiane, del commercio e dei servizi.

Questo è lo scenario che non esito a definire lacerante con il quale noi comunisti dobbiamo confrontarci in provincia di Salerno.

Le istituzioni politiche regionali da parte loro, e per loro tornaconti polici ed affaristici, proclamano a gran voce il cambiamento ma sono vittime e complici, nello stesso tempo, della politica rapace di austerità verso i bisogni sociali portata avanti da sempre dai governi nazionali ed accentuatasi negli ultimi venti anni; quelle provinciali sono ibernate in attesa di conoscere il loro destino politico e senza la disponibilità di un euro in cassa.

Il cambiamento, l’inversione di tendenza, non sono all’ordine del giorno delle agende politiche delle classi e delle lobbies dominanti; solo un’incredibile e decisa azione dal basso può minare le fondamenta del potere economico e finanziario capitalista che sta spingendo alla soglia della povertà assoluta migliaia di famiglie nel Mezzogiorno ed in provincia di Salerno.

Un’azione potente ed organizzata può e deve essere guidata dai comunisti, partito della classe lavoratrice da sempre in prima linea a difesa delle classi più deboli; il compito è immane, serve unità di tutte le forze di alternativa sociale affinché venga data coscienza ai nostri cncittadini, alle famiglie meridionali tutte che cambiare lo stato di cose presenti è possibile.

Abbiamo il nostro Programma, abbiamo il necessario convincimento ed il giusto entusiasmo, abbiamo le linee guida dell’azione politica che dobbiamo intraprendere; dobbiamo organizzarci per iniziare e concludere vittoriosamente una battaglia decisiva per le sorti della nostra provincia e del Mezzogiorno d’Italia. Se non ora, quando?

Raffaele Coppola

Di Raffaele Coppola

Nato a Salerno il 13 maggio 1957, laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico politico presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Universita degli Studi di Salerno. Allievo ufficiale di complemento, poi ufficiale presso il Parco Veicoli Corazzati di Caserta. Funzionario, presso una Compagnia di Assicurazioni. In pensione da gennaio 2020. In politica dal 1974 militante in organizzazioni politiche della sinistra extraparlamentare e nel Movimento Studentesco del 1977. Segretario cittadino della sezione “Antonio Gramsci” del PCI dal 30 dicembre 2016 al 22 aprile 2018. Attualmente Dirigente sindacale della FISAC CGIL con incarico di RSA presso una Compagnia di Assicurazioni fino al 31 dicembre 2019

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