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5G, Cura Italia e rischio di violazione dell’art.42 Costituzione

Riportiamo di seguito una nota del comitato Stop 5G di Reggio Calabria.

AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO E ANTENNE 5G

Gli amministratori di condominio e i proprietari di case saranno tenuti a dare immediato accesso alle aree pertinenti per consentire l’ installazione delle antenne 5G?

E’ in atto un vero capovolgimento delle regole del nostro ordinamento.

La costituzione rischia di essere definitivamente oltraggiata.

A rischio di violazione è anche il nostro diritto di proprietà tutelato dall’ art. 42 della Costituzione . In nome dell’ emergenza Covid-19 all’ art 82 il decreto Cura Italia nasconde una vera manovra per il lancio del 5G: altro che moratoria e principio di precauzione, altro che tutela della salute pubblica, in nome della quale si è derogato agli art. 16 ( libertà di movimento), art. 32 ( libertà di cura), art. 34 (diritto allo studio), art.4 ( diritto al lavoro) e ora si vuole derogare all’ art. 42 ( diritto di proprietà), e si vuole imporre a noi cittadini di “ospitare”, forzosamente e coercitivamente, sui tetti delle nostre abitazioni, le pericolose antenne 5G sulla cui innocuità non è stata nemmeno avviata la tanto richiesta sperimentazione che attesti le possibili ricadute delle radiofrequenze 5G sull’ ambiente e sugli esseri umani.

Il “Decreto Cura Italia” approda in aula e, dopo aver lasciato spazio alla discussione degli emendamenti, entro questo fine settimana sarà votata la fiducia a Montecitorio. Fra le bozze degli emendamenti presentati dai parlamentari per il Gruppo Misto a firma Cunial-Giannone si chiedono sensate misure di cautela, studi per gli effetti biologici sugli standard 4G e 5G in difesa della salute pubblica, promuovendo monitoraggi ambientali e tecnologie più sicure rispetto al pericoloso wireless. Mentre in un altro emendamento le parlamentari sostengono l’abolizione dell’art. 82, con il quale il Governo Conte da il via libera al 5G, a tutti i cantieri delle telecomunicazioni, e alle “misure destinate agli operatori che forniscono reti e servizi di comunicazioni elettroniche”.

La Lega invece presenta un emendamento a firma Capitanio, Maccanti, Cecchetti, Donina, Giacometti, Rixi, Tombolato, Zardon, con cui si tende a velocizzare il Piano banda Ultra Larga, attraverso 4G e 5G.

Mancini del PD aggiunge al decreto un emendamento in cui si autorizza l’aumento di infrastruttura tecnologica per fronteggiare il Covid19, cioé la velocizzazione della costruzione di nuove antenne, spiegando come gli amministratori di condominio e i proprietari delle case saranno tenuti a dare immediato accesso alle aree pertinenti (spesso i tetti dei palazzi) per consentire l’installazione di nuove antenne, pena il ricorso alla forza pubblica (Esercito, Carabinieri, Polizia etc..)

Non c’ è dubbio che ci troviamo di fronte al rischio di una palese violazione del diritto di proprietà costituzionalmente garantito dall’ art 42 “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

La proprietà può essere limitata solo in base a disposizioni di legge allo scopo di garantirne la funzione sociale. Ci chiediamo quale possa essere la funzione sociale di un’imposizione forzosa, sulle nostre proprietà, di antenne che emettono onde elettromagnetiche, la cui innocuità per la nostra salute non è stata ancora provata scientificamente e, anzi, molti studi riportano proprio il contrario:

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibili cancerogeni” inserendoli nel gruppo 2B. Il 17 aprile 2019 The Lancet, la rivista scientifica inglese di ambito medico considerata tra le prime cinque al mondo, ha pubblicato “Advisory Group recommendations on priorities for the IARC Monographs” in cui lo IARC ufficializza la rivalutazione della classificazione dell’elettrosmog. Nelle raccomandazioni per il periodo 2020-2024, tra gli agenti con precedenza di valutazione per una rivalutazione della classificazione sulla cancerogenesi, ci sono infatti le “radiazioni non ionizzanti- radiofrequenze”, cioè l’elettrosmog attualmente in classe 2B (possibili agenti cancerogeni). Queste, sulla scorta dei più aggiornati studi, delle evidenze emerse negli ultimi test condotti dall’americano National Toxicology Program e dall’Istituto Ramazzini, andrebbero in classe 2A (probabili agenti cancerogeni) se non addirittura in classe 1 (cancerogeni certi), mettendo definitivamente il punto sulla controversa pericolosità delle radiofrequenze.

Il dott. Olle Johansson, neuro scienziato del Karolinska Institute (che assegna il premio Nobel per la fisiologia e la medicina) ha affermato che la prova del danno causato dai campi elettromagnetici a radiofrequenza “è schiacciante”. Il dott. Ronald Powell, un fisico laureato ad Harvard che ha lavorato presso la National Science Foundation e l’Istituto nazionale degli standard e della tecnologia, condivide preoccupazioni simili riguardo al potenziale danno diffuso dalle radiazioni a radiofrequenza.

Il 1° novembre 2018 il National Toxicology Program americano ha diffuso il rapporto finale di uno studio su cavie animali dal quale è emersa una «chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore». Il rapporto aggiunge anche che esistono anche «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». E qui si sta parlando ancora di 2G e 3G, ma ora si vuol introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G.

Nel marzo 2018, inoltre, sono stati diffusi i primi risultati dello studio condotto in Italia dall’Istituto Ramazzini (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), che ha considerato esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio statunitense sui telefoni cellulari, riscontrando gli stessi tipi di tumore. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio americano: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata.

Sono quasi 200 gli scienziati indipendenti che, guidati dal Prof. Lennart Hardell, hanno sottoscritto l’appello internazionale per una moratoria del 5G. Inoltre, un altro appello ha già raccolto le adesioni di ricercatori, cittadini e organizzazioni di 96 paesi al mondo, mettendo a disposizione una bibliografia ricchissima, che attesta numerosi rischi biologici da elettrosmog. In Italia, non da ultimo, nel 2018 i medici di ISDE Italia hanno chiesto al Governo Conte “un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari e una moratoria per l’esecuzione delle sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario”.

Nel 2019 il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea ha affermato che il 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. La polemica è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G.” E ancora. “Gli effetti della radiazione elettromagnetica sono stati generalmente ben studiati, tuttavia la radiazione elettromagnetica di bassa frequenza è meno studiata.” E infine:

“L’esposizione ai campi elettromagnetici potrebbe influenzare l’uomo rimane un’area controversa e gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”».

Riscontrati gli “effetti nocivi sulla salute umana” il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha così condannato i ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativaavente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso causale telefonino=cancro anche oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come SwissRee Llyoid’s non ne coprono più il danno.

Anche il Parlamento Europeo, recentemente, si è posto delle domande sugli effetti delle comunicazione wireless 5G sulla salute umana e in un recente documento del Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo rinvenibile a questo url https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2020/646172/EPRS_BRI(2020)646172_EN.pdf riporta:

“Questo ( l’aumento significativo delle stazioni base e dei devices) solleva la domanda se vi sia un impatto negativo sulla salute umana e sull’ambiente dovuto a frequenze più alte e miliardi di connessioni aggiuntive, che, secondo la ricerca, significherà una costante esposizione per l’intera popolazione, compresi i bambini. Mentre ricercatori generalmente ritengono che tali onde radio non costituiscano una minaccia per la popolazione, la ricerca fino ad oggi condotta non ha affrontato la costante esposizione che introdurrebbe il 5G. Di conseguenza, una sezione della comunità scientifica ritiene che sono necessarie ulteriori ricerche sui potenziali effetti biologici negativi dei campi elettromagnetici (EMF) e 5G, in particolare sull’incidenza di alcuni gravi malattie per gli esseri umani. Un’ulteriore considerazione è la necessità di riunire ricercatori di diverse discipline, in particolare medicina e fisica o ingegneria, per condurre ulteriori ricerche sugli effetti del 5G.”

Il pericolo sanitario del 5G è stato poi debitamente documentato dalla trasmissione televisiva d’inchiesta Report, andata in onda su RaiTre la sera del 26/11/18, così come un appello con una richiesta di moratoria per il 5G è stato pubblicato sull’edizione nazionale del giornale Il Fatto Quotidiano del 27/11/18 ed è in uno spot radiofonico trasmesso su Radio Popolare oltre che nelle maxi-affissioni installate su alcune città sperimentali 5G. Ampia documentazione medico scientifica sull’imminente pericolo è infine nel libro d’inchiesta del giornalista Maurizio Martucci Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di Smartphone, Wi-Fi e antenne di telefonia mobile, mentre arrivano il 5G e il Wi-Fi dallo spazio (Terra Nuova Edizioni). Se poi circa 10.000 cittadini da ogni parte d’Italia hanno già firmato una petizione in cui chiedono al Governo italiano di fermare la pericolosa avanzata del 5G, molti altri hanno indirizzato proprio ai Sindaci e ai ministeri competenti una diffida legale in cui si chiede di non adottare il 5G. Non da ultimo, il 7 Febbraio 2019 la Regione Piemonte in una seduta congiunta delle Commissioni Sanità e Ambiente ha esaminato una mozione per il monitoraggio ambientale e sanitario della nuova tecnologia, mentre si contano già sindaci che si sono già dichiarati perplessi se non apertamente contrariati dall’invasione elettromagnetica di quinta generazione.

Rivendicando l’applicazione del Principio di Precauzione, dal 2018 l’alleanza italiana Stop5g ha così lanciato una campagna nazionale chiedendo ad istituzioni e Governo italiano di fermare la sperimentazione 5G; di non innalzare i valori limite nella soglia di legge d’irradiazione elettromagnetica e di minimizzare il rischio sanitario promuovendo uno studio epidemiologico sui campi elettromagnetici. Altresì è stata esplicitamente richiesta alle Commissioni parlamentari permanenti competenti in materia di sanità e telecomunicazioni un’urgente audizione per interessare deputati e senatori del grave e incombente rischio sanitario per l’intera popolazione italiana esposta alle radiofrequenze.

Di recente, anche il medico biologo francese insignito del premio Nobel Luc Montagnier ha sottolineato un possibile nesso causale fra epidemia di Covid19 e diffusione del 5G.

E quindi, proprio per combattere il Covid19 ci viene imposto con la forza di far spazio alle antenne del 5 G sulle nostre abitazioni rinunciando a disporre liberamente del nostro diritto di proprietà.

Da che parte vorrà stare il Governo italiano?”: speriamo dalla parte di chi vuole tutelare la salute dei cittadini nel rispetto della Costituzione.

Zaira Lenzi per Gruppo Stop 5G di Reggio Calabria

Redazione

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