La prima uscita pubblica del viceministro al Welfare, Martone, non sarà dimenticata facilmente. Michel Martone, intervenuto oggi alla presentazione del nuovo contratto di apprendistato della regione Lazio, nella sede dell'ex opificio, ha detto che bisogna lanciare un messaggio chiaro e forte ai giovani affermando che "Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato". L'argomento è dei più scottanti e mai come oggi attuale, tanti gli studenti fuori corso iscritti alle università e che faticosamente, vuoi per poca voglia o per altri svariati motivi, giungono alla laurea in là con gli anni oltre ai tanti che si fermano strada facendo, abbandonando del tutto l'obiettivo.Il viceministro Martone ha aggiunto che "se invece scegli di fare un istituto tecnico a 16 anni sei bravo, essere secchioni, in fondo non è male, almeno hai fatto qualcosa". Parole che in un attimo hanno scatenato l'ira del web, tantissimi i post su twitter tra i quali c'è chi scrive "Steve Jobs è uno sfigato?", facendo ricordare quanto nella sua vita ha fatto per la Apple, eppure non era laureato; mentre qualcun altro scrive scherzosamente "tutto torna, Fassino si è laureato a 49 anni". C'è anche chi consiglia a Martone di informarsi meglio sulla realtà dei giovani, spesso lo sfigato lavora per studiare! Tante le reazioni anche da esponenti politici. Nichi Vendola scrive su Facebook: "conosco tanti ragazzi e tante ragazze della mia regione che si sono laureate a 23 anni. E che a 28 sono all'ennesimo lavoro precario. Non li considero sfigati. Sfigati sono coloro che per censo o per raccomandazione passano davanti a questi ragazzi. Da coloro che rappresentano il governo del Paese ci si aspetterebbe un maggior senso di responsabilità. Il folclore e le battute sprezzanti non sono obbligatorie". Certo la terminologia utilizzata dal viceministro è un po' forte ma bisogna ammettere che affronta un problema reale. Secondo Antonio di Pietro, leader di Italia dei Valori, è fuori luogo che un ministro della Repubblica si erga a giudice di chi tarda a conseguire la laurea, perché magari ha un posto di lavoro da conservare gelosamente, vista la situazione nera nel nostro Paese.
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