(IAMM) Il 3 settembre del 1982, a Palermo, veniva ucciso per mano di Cosa Nostra, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e, con lui, anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta, Domenico Russo. In occasione del ventottesimo anniversario della loro uccisione, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha voluto rinnovare ai familiari delle vittime i sentimenti di vicinanza e gratitudine a nome di tutti gli italiani, nonché la sua personale partecipazione, inviando un messaggio a Giuseppe Caruso, prefetto di Palermo. Napolitano ricorda il generale dalla Chiesa come un "Servitore dello Stato di grande rigore civile e morale" che "da alto ufficiale e da prefetto della Repubblica pose costante impegno nell'azione di contrasto al terrorismo e alla mafia" proprio negli anni in cui il nostro Paese era tragicamente segnato dalla crescita dei fenomeni criminali. "Le sue capacità, il suo coraggio e la sua determinazione lo resero punto di riferimento della comunità nazionale, ma anche obbiettivo della delinquenza mafiosa che ne eseguì l'omicidio con modalità spietate nell'intento di provocare un diffuso stato di intimidazione. La sua morte contribuì invece a far crescere un ancora più ampio e diffuso moto di indignata e consapevole difesa di quei valori di giustizia, democrazia e libertà per i quali egli si era battuto anche a costo della vita". I suoi ideali devono sopravvivere nel ricordo del suo sacrificio, rafforzare "la cultura della legalità e il senso della democrazia" e sostenere con forza la lotta alle organizzazioni criminali.
