(IAMM) E' un sentimento condiviso in più parti del mondo la preoccupazione del governatore della Florida, dopo l'annuncio del pastore evangelico Terry Jones di voler bruciare pubblicamente copie del Corano, in occasione dell'anniversario degli attacchi terroristici dell'11 settembre. Terry Jones, 58 anni, è alla guida della Chiesa World Dove Outreach di Gainesville, in Florida e, nonostante abbia ricevuto molteplici minacce di morte, ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di fare marcia indietro riguardo al gesto che ha programmato. Intanto si fanno numerosi gli appelli contro questa iniziativa che andrebbe a aumentare la tensione tra musulmani e Occidente, ma soprattutto a mettere a rischio i militari americani in missione. David Petraeus, comandante delle forze Usa in Afghanistan, ha espresso così la sua preoccupazione: "le immagini del rogo del Corano sarebbero indubbiamente utilizzate dagli estremisti in Afghanistan - e in tutto il mondo - per infiammare l'opinione pubblica e incitare alla violenza". Secondo un portavoce militare, il colonnello Erik Gunhus, un gesto simile metterebbe a repentaglio il nostro sforzo in Afghanistan, metterebbe in pericolo la sicurezza dei soldati nelle zone di guerra". Il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton ha definito scandalosi i piani del pastore ed insieme al segretario alla Difesa Robert Gates ha esortato Jones ad annullare l'evento: "E' deplorevole che un pastore a Gainesville, Florida, con una chiesa di non più di 50 persone possa concepire questo piano oltraggioso e vergognoso ed ottenere l'attenzione del mondo". Anche il Vaticano ha accolto con preoccupazione la notizia della proposta di un "Koran Burning Day", come si legge in un comunicato. "Ogni religione, con i rispettivi libri sacri, luoghi di culto e simboli ha diritto al rispetto ed alla protezione"."Il ricorso alla violenza in nome di una credenza religiosa è una perversione degli insegnamenti stessi delle maggiori religioni" aveva detto Papa Giovanni Paolo II, supportato dalla dichiarazione di Papa Benedetto XVI secondo cui "l’intolleranza e la violenza non possono mai essere giustificate come risposte alle offese".
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