(IAMM) Washington 3 settembre 2010 - erano passati quasi due anni senza che Israeliani e Palestinesi si incontrassero per parlare di pace. Ieri a Washington i leader dei due Paesi, l'israeliano Benyamin Netanyahu, e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas) sono tornati a parlarsi e soprattutto, con la mediazione dei padroni di casa Barack Obama e Hilary Clinton, hanno iniziato ad ipotizzare la pace. Il colloquio più intenso c'è stato alla presenza dell'inviato speciale per il Medio Oriente, George Mitchell che si dice soddisfatto per le quattro ore di dialogo tra Netanyahu e Mazen che pur riconoscendo posizioni diverse sopratutto sulle colonie in Cisgiordania che Israele vuole riprendere, sono convenuti alla possibilità di costruire un processo di pace con incontri ogni due settimane per la definitiva soluzione di tutte le contrapposizioni entro al massimo un anno. E la soluzione può arrivare solo dai due leader, lo sa bene Obama e il suo segretario di Stato Hilary Clinton che all'apertura dei negoziati ha dichiarato Da parte nostra non possiamo imporre una soluzione e non lo faremo. A coloro che criticano questi colloqui, io chiedo di unirsi a questo sforzo.
Un processo tuttavia che deve anche risolvere un altro problema: i rapporti con Hamas che la pace non la vuole tanto che ha rivendicato l'attentato di due giorni fa a quattro coloni ebrei ad Herat e il cui portavoce Sami Abu Zuhri ha dichiarato illegittimi e nulli i colloqui in corso perchè "il popolo palestinese non ha dato nessun mandato ad Abu Mazen di condurre trattative in nome del nostro popolo". Prossimo appuntamento per continuare a parlare di pace tra Netanyahu e Mazen il prossimi 14 e 15 settembre.

