Home Salute Acromegalia. Al Congresso Nazionale della SIE riflettori sulle malattie ipofisarie

Acromegalia. Al Congresso Nazionale della SIE riflettori sulle malattie ipofisarie

Le nuove terapie accelerano il ritorno a una vita normale per i pazienti con acromegalia Al 39° Congresso Nazionale della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) in corso a Roma, due Simposi dedicati alle patologie ipofisarie fanno il punto sullo stato dell’arte di alcune patologie rare e complesse. Rivoluzione in atto per malattie come l’acromegalia, che in Italia colpisce alcune migliaia di persone, la cui gestione è cambiata grazie ai nuovi farmaci innovativi, efficaci e ben tollerati.

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Roma, 23 giugno 2017 – L’endocrinologia si occupa di malattie dai numeri imponenti come il diabete ma anche di forme dai numeri esigui come le malattie rare o rarissime, talvolta complicate come quelle ipofisarie. Ai lavori del 39 ° Congresso Nazionale della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) in corso a Roma, oggi un ampio spazio viene dedicato proprio a questo importante e delicato capitolo con due Simposi, di cui uno promosso da SIE insieme alla Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica che vede riuniti esperti di patologie endocrine rare, l’altro che passa in rassegna tutti gli aspetti legati alla prescrizione dei nuovi farmaci utilizzati in anni recenti per il trattamento delle patologie ipofisarie, come l’acromegalia.

Malattia rara a lenta evoluzione e poco nota, l’acromegalia è dovuta ad un tumore benigno della ghiandola ipofisaria responsabile dell’eccessiva e prolungata secrezione di ormone della crescita GH. La sintomatologia, spesso trascurata in fase iniziale tanto che la diagnosi può essere molto tardiva, è caratterizzata da un ingrossamento, in lunghezza e larghezza, delle ossa delle mani, dei piedi e del volto e dall’aumento di volume di alcuni organi interni, a cui si associano importanti complicanze.

L’acromegalia è considerata una malattia rara sebbene in Italia, con un’incidenza di 5-6 nuovi casi all’anno e una prevalenza di 60-70 casi per milione di abitanti, colpisca alcune migliaia di persone, riducendo loro l’aspettativa e la qualità di vita.

Meno della metà (45%) dei pazienti acromegalici non raggiunge il controllo della malattia con le terapie tradizionali: di recente tuttavia si è registrata una vera e propria rivoluzione sia nel modo di valutare il paziente, consentendo una più tempestiva identificazione della patologia e un precoce intervento sui sintomi prima che si aggravino, sia per l’arrivo sulla scena di terapie molto avanzate con farmaci innovativi di nuovissima generazione, efficaci e assai ben tollerati, che permettono di tenere sotto controllo i sintomi e consentono ai pazienti di ritornare alla normale quotidianità.

«Lo scenario delle opzioni terapeutiche per il trattamento delle patologie rare si sta ampliando e nuove importanti opportunità si aprono per i pazienti affetti da acromegalia, tutto questo grazie soprattutto all’enorme impulso dato dai nuovi farmaci che hanno fornito la possibilità di offrire ai pazienti affetti da acromegalia decisivi momenti di cura – commenta Andrea Lenzi, Presidente SIE – attualmente per questa patologia abbiamo 2-3 linee di farmaci che sono applicabili in successione o nei casi in cui vi sia resistenza ad uno di essi. Sono disponibili farmaci di prima linea, ormai ben conosciuti all’endocrinologo, e farmaci di seconda linea, che possono essere impiegati nei casi in cui il paziente diventa resistente a quelli di prima linea, o se il farmaco di prima linea non è adeguato o non sufficientemente flessibile. I farmaci di ultima generazione, in particolare, sono assai maneggevoli ed efficaci».

Ufficio stampa: Pro Format Comunicazione

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