
"Dal momento in cui oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale ([...]); viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo", così scriveva Franco Basaglia nel 1964.
Questa sera va in onda la seconda puntata della mini serie "C'era una volta la città dei matti..." alle ore 21:10, una produzione Rai Fiction prodotta da Claudia Mori per la regia di Maurco Turco. Per chi non avesse seguito la prima puntata andata in onda ieri sera, ecco la trama completa. Si racconta della storia di una giovane ragazza, Margherita (Vittoria Puccini), ospite in un collegio di suore che la fanno rinchiudere in un ospedale psichiatrico lamentando il carattere troppo vivace della ragazza. In questo ambiente violento Margherita di trasforma, da ragazza allegra e piena di vita diventa ribelle e ingovernabile, al punto che la tengono in una gabbia come una bestia feroce.
Anche Boris (Branko Djuric) è costretto a vivere la vita del manicomio; non parla, si è chiuso in un mutismo serrato dopo essere tornato dalla guerra. Nel manicomio Boris viene legato e sottoposto ad elettroshock perchè unico modo di neutralizzare il suo essere aggressivo. Sorte diversa per Furlan (Maurizio Fanin) è un ex partigiano che si fa chiudere nel manicomio di sua volontà incosciente di entrare in un mondo fatto di terapie crudeli e devastanti.
E poi ancora c'è Cicca-cicca (Federico Bonaconza) e Nives (Michela Cescon), che non è una matta ma un'infermiera che lavora nel manicomio. Questi sono gli uomini e le donne che si troverà di fronte Franco Basaglia (Fabrizio Gifuni) quando diventerà direttore del manicomio di Gorizia. E di fronte a tanta crudeltà e sofferenza, lo psichiatra Basaglia, insieme alla moglie, da vita ad un vero e proprio cambiamento: via le terapie con elettrosshock, libertà ai malati di uscire e passeggiare nel parco, uomini e donne possono frequentare gli stessi ambienti.
Avete seguito la prima puntata? Vi è piaciuta? Come giudicate il comportamento di Basaglia e dei suoi seguaci?
Fonte foto: rai.it